Come concordato nel nostro primo incontro, inserisco qui le domande a cui rispondere. Ricordo che questa attività è destinata a chi non ha esperienze di insegnamento.
Qual è stato il docente che segnato la sua formazione?
Che metodologie adoperava?
Che significato attribuisce all’insegnamento e all’insegnamento ai disabili?
La scadenza per l'inserimento dei commenti è fissata per le 24 del 15 aprile.
Non siete ovviamente tenuti a rispettare l'ordine delle domande nell'elaborazione della risposta.
Buon lavoro!
non mi prendete in giro.!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
RispondiEliminaBrava!!!
RispondiEliminaSalve, sto provando il mio account
RispondiEliminaFra le molteplici figure di insegnanti che si sono susseguiti durante i miei anni di studio, il docente che credo abbia maggiormente influito sul mio percorso formativo è stato il professore di Storia e Filosofia al Liceo Scientifico.
RispondiEliminaIl suo particolare metodo di insegnamento è senza dubbio la cosa che maggiormente mi ha colpito e che non avevo e non avrei più ritrovato in altri docenti. Il libro di testo era solo un punto dal quale partire, tant’è che permetteva anche l’utilizzo di testi differenti. L’argomento da trattare veniva assegnato preventivamente per casa o anche molto spesso letto direttamente in classe, non aveva molta importanza. Il più delle volte in classe si arrivava a leggere poche pagine, o addirittura poche righe, che introducevano un concetto, un argomento, un avvenimento che il professore riteneva particolarmente interessante. Da lì in poi si apriva una discussione interattiva che vedeva partecipe l’intera classe. Il professore, a parte il ruolo di mero moderatore, contribuiva a alimentare il dibattito con continui rimandi alla politica e all’attualità ma soprattutto con numerosi collegamenti interdisciplinari dimostrando notevoli conoscenze in diverse materie sia scientifiche che umanistiche. Credo che il suo obiettivo fosse quello di mettere in risalto i punti di vista soggettivi ed indipendenti (e spesso palesemente divergenti) partendo da un argomento descritto nel modo più oggettivo possibile. Il momento della verifica consisteva in alcuni test con domande a risposta aperta durante il corso dell’anno e in interrogazioni orali. Questa particolare metodologia era molto apprezzata dai suoi studenti e riusciva efficacemente a coinvolgere anche i più svogliati.
A mio parere l’insegnamento è un’attività che investe una pluralità di aspetti e si articola fondamentalmente su due dimensioni, una trasversale per tutte le materie e l’altra più marcatamente disciplinare. Indipendentemente da ciò che si insegna, in primo luogo l’insegnante dovrebbe essere una figura che stimoli l’approccio al sapere più genericamente inteso favorendo nell’alunno un’autonomia nella valutazione critica delle varie situazioni che di volta gli si presentano innanzi. In ambito disciplinare invece l’azione didattica si snoda attraverso varie direttive. In riferimento all’insegnamento di Educazione Musicale ad esempio i contenuti disciplinari riguardano la storia della musica, l’attività di ascolto e la prassi esecutiva, ognuna delle quali presenta peculiari modalità didattiche. Da cornice a tutto ciò, è impossibile per l’insegnante prescindere dalle specificità di ogni singolo alunno in merito alle caratteristiche psicologiche e comportamentali.
Quest’ultimo punto assume assoluta importanza nel caso di alunni disabili. Premettendo la mia pressoché totale inesperienza con tale tipologia di alunni, ritengo che anche gli obiettivi formativi debbano essere assolutamente individualizzati e ben calibrati su ognuno di questi studenti. In sinergia con l’istituzione familiare, il docente capace di riconoscere le potenzialità del disabile rappresenta senza dubbio una risorsa imprescindibile per garantirgli lo sviluppo delle proprie capacità, la realizzazione del sé e l’integrazione. In quest’ottica il docente porrà la sua competenza professionale al servizio non di una limitata prospettiva tecnica ma dell’idea che quel disabile diventerà adulto e, laddove possibile, dovrà trovare un’occupazione lavorativa compatibile con la presenza del deficit e un posto nel contesto sociale.
ALBERTO ALBINO