Come concordato nel nostro ultimo incontro, provo a definire le attività:
Prima attività
Tenendo conto delle architetture e dei formati dell'istruzione, vi invito a presentate una idea progettuale (per chi non ha insegnato) o una pratica (per chi ha insegnato) relativamente ad attività didattiche.
Seconda attività
Dopo aver letto un numero congruo di presentazioni, sceglietene una e commentatela in modo più possibile argomentato eventualmente individuandone i punti di forza e di debolezza.
Sempre riprendendo quanto detto, vi ricordo la richiesta di due cortesie: la prima: vi prego di svolgere al più presto la prima attività per permettere l'inserimento dei commenti. La seconda: predisponete sin da ora una copia cartacea dei vostri interventi da portare in sede di esame.
Ricordo che la scadenza è fissata per le ore 24 del 18 maggio.
Buon lavoro!
Ricollegandomi all’attività precedente e avendo parlato della mia esperienza con alunni BES (Bisogni educativi specifici) presso la Scuola Secondaria di Primo grado, vorrei presentare un progetto svolto presso un Istituto nel quale ho insegnato, rivolto al recupero sociale. Come detto precedentemente, vivendo in una città molto difficile con seri problemi sociali, quindi una massiccia percentuale di disagio sociale ho deciso di lavorare sui più bisognosi. Il titolo del progetto, SOCIO-MUSIC, consiste principalmente ad un laboratorio di costruzione di strumenti musicali recuperando materiali ormai non più utilizzati. Entriamo nel dettaglio.
RispondiEliminaProgetto: SOCIO-MUSIC
PREMESSA
Musica per aiutare tutti i ragazzi che hanno perso l’interesse per lo studio.
In questi ultimi tempi, come emerso dall’ottavo rapporto EURISPES (Istituto di Studi Politici, Economici e Sociali fondato e presieduto da Gian Maria Fara, è un ente privato e opera nel campo della ricerca politica, economica e sociale, dal 1982) sui giovani italiani, questi ultimi rivelano una “sofferenza nel vivere” che era sconosciuta agli adolescenti di 30 o 40 anni fa, che non possedevano quasi nulla, vivevano in un ambiente familiare e sociale povero, autoritario e fortemente impositivo e non avevano certo di fronte a loro grandi prospettive di lavoro e di successo. Viene allora il sospetto che i giovani siano, in realtà, più poveri oggi di allora, senza voglia di fare, senza un’idea del futuro, senza nessun rapporto con il passato, incapaci di comprendere e di accettare il mondo degli adulti. Il periodo dell’adolescenza è infatti caratterizzato da cambiamenti fisici ma in particolare psicologici, cambia anche il modo di vedere la figura dei genitori con i quali spesso si iniziano a creare conflitti causati dalla voglia di indipendenza. La nuova generazione è quella del tutto e subito, che porta con sé due aspetti, uno positivo e l’altro negativo. Se da un lato, infatti, è un bene che la conoscenza, contrariamente al passato, passi da figlio a padre, vista l'abilità dei ragazzi a utilizzare le nuove tecnologie, dall'altro, merita attenzione il fenomeno della sempre più crescente intolleranza dei figli nei confronti dei pari, dei professori e dei genitori stessi. L’idea di rispetto verso una persona adulta va ormai via via perdendosi ed è quindi un dilagare di mancata educazione quasi ovunque. Tuttavia anche l’uso della tecnologia,che può essere visto come un punto positivo, può diventare negativo nel caso in cui non se ne faccia un buon uso, basta ricordare avvenimenti poco piacevoli che sono apparsi anche nei notiziari nazionali. Queste “distrazioni” possono portare i ragazzi ad affrontare strade che sembrano essere la soluzione più facile da percorrere portandoli all’uso di droghe, di alcool, alla delinquenza, al non rispetto verso i “diversi” (extracomunitari, ragazzi disagiati economicamente, disabili ecc.) e verso la società. L’unico modo per affrontare il problema è restituire importanza ai valori che da sempre erano alla base di una buona educazione,valori trasmessi da padre in figlio oppure cercare di creare delle attività che possano tenerli il più lontano da certe situazioni devastanti. Ecco l’obiettivo principale di questo progetto, quello di creare delle attività di tipo musicale che possano distogliere ed allontanare i ragazzi dalla strada e condurli attraverso dei giochi musicali ad una vita migliore e sociale di gruppo. Aiutare i ragazzi disagiati e in difficoltà, facendoli sentire il più possibile membri di una famiglia vera, è l'intento primario di questo progetto. E' un aiuto concreto per i ragazzi in difficoltà ma anche un supporto per le famiglie stesse e si rivolge ai ragazzi delle Scuole Secondarie di I grado.
Daniele delle Fave 1di2 5 maggio 2015
PROGETTO: LA SOCIO-MUSIC
RispondiEliminaQuesto progetto ha come scopo la realizzazione di una PERCUSSION BAND con protagonisti ragazzi disagiati economicamente e non, utilizzando materiali del quotidiano come strumentario.
• La prima fase del progetto è la socializzazione del gruppo, creare un’armonia che permette il dialogo costruttivo fra i vari componenti cercando di creare una vera e propria realtà collaborativa all’interno della classe,sezione o Istituto. Il confronto, il conoscersi, il relazionarsi diventano elementi necessari, anzi forse fondamentali per coordinare le varie fasi del progetto. In questa parte, il docente ricopre un ruolo importantissimo. Infatti, è necessario individuare le varie tipologie caratteriali. Cercare di creare dei gruppi, misti dove ci sia un leader che sia all’altezza di spronare e di dare energia positiva al gruppo che dovrà coordinare sotto il controllo del docente.
• La seconda fase tratterà la costruzione di strumenti a percussione con materiali di uso quotidiano, utilizzati e non utilizzati, che i ragazzi non penserebbero mai di utilizzare in musica (Pentole, bidoni, coperchi, bastoni, vecchi rottami, materiale riciclato ecc.). Questa parte ha come obiettivo la ricerca e la manualità in quanto i ragazzi dovranno trovare tutti i materiali indispensabili per la costruzione di strumenti percussivi. Il passo successivo è quello della costruzione degli strumenti musicali.
• La terza ed ultima fase è la realizzazione di musiche con l’utilizzo degli strumenti creati dai ragazzi. Con questo genere di laboratorio è possibile realizzare qualsiasi brano musicale ritmico con la produzione di vari timbri sonori che si incastrano fra loro creando una vera e propria orchestra ritmica che ha come scopo principale la partecipazione attiva al gruppo ed il rispetto verso se stessi e le persone della comunità medesima. La poliritmia avrà come scopo una serie di regole da rispettare che porterà i ragazzi nel giro di pochi incontri a rispettare in modo rigoroso le regole.
Daniele delle Fave 2di2 5 maggio 2015
Federica Talia (TFA)
EliminaTrovo davvero molto interessante il tuo progetto, Daniele!
Il fatto di voler “salvare” i “nostri” ragazzi dalla strada, dalla cattiva strada, con la musica ti fa onore, soprattutto considerando la realtà del posto in cui vivi.
Penso che l’aspetto più positivo della tua proposta sia proprio la premessa: la forte motivazione, i principi e gli ideali ma anche la grande solidarietà che porta all’unione, al fare gruppo, all’essere una squadra che collabora e si coordina esattamente come una famiglia, il crederci!
Credere che si possa fare, che ce la si possa fare!
Credere di potere, credere nei ragazzi e in tutte le risorse che possono offrirci!
Mi permetterei allora di consigliarti forse di ampliare il campo degli strumenti: non solo quelli a percussioni ma tutti quelli che i ragazzi hanno voglia di realizzare per poter fare musica insieme!
L’importante, d’altronde, è avere un buon leader, che li sappia guidare e spronare ogni giorno come il primo!
In bocca al lupo!!!
Tra i vari progetti che ad oggi ho avuto modo di visionare, ha catturato il mio interesse il progetto di Daniele Delle Fave. Questo progetto mi è sembrato particolarmente importante in quanto il suo obiettivo è quello di utilizzare la musica per aiutare i ragazzi in difficoltà di particolari contesti sociali, quindi di recuperarli da situazioni difficili o prevenire che possano intraprendere dei percorsi di vita sbagliati.
EliminaCome mette in luce il progetto, oggi sempre più numerose sono le situazioni familiari disagiate e in difficoltà, soprattutto nei grandi quartieri periferici dei grandi centri urbani, dove i ragazzi possono più facilmente incorrere in problematiche sociali, educative, fino alle varie forme di delinquenza. In tali contesti vengono meno i valori educativi, i valori di vita, i valori familiari, si perde l’importanza dell’istituzione scolastica, il senso della legalità, quindi si può creare una vera frattura del tessuto sociale. Quindi la musica può collocarsi in questo contesto come ancora di salvezza, come sostiene Ambra Radaelli, giornalista professionista, nel libro “La Musica Salva La Vita” nel quale, elogia e descrive il lavoro straordinario di José Antonio Abreu fondatore del “El Sistema” in Venezuela il quale sosteneva che “ la povertà più grande non sta nel non avere un pezzo di pane o un tetto, ma nell’essere un individuo isolato, che non fa parte di alcuna comunità e che non ha obiettivi”. Abreu ha fondato “El Sistema proprio con questo obiettivo: dare uno scopo ad ogni individuo, fornire ad ogni giovane la possibilità di far parte di una collettività, attraverso il fare musica d’insieme.
Il progetto oltre ad avere un risvolto sociale, assume un’importanza anche dal punto di vista “ecologico”, in quanto il progetto prevede di costruire strumenti adattando vecchi arnesi di vita quotidiana a strumenti musicali.
Altro aspetto interessante è l’obiettivo finale di creare una “band”, quindi creare un gruppo, in cui ogni ragazzo potrà esprimersi, relazionarsi, e riacquistare parte dei valori persi o rafforzarli, come il senso della collaborazione, dell’amicizia e del confronto. Una band, così come un’orchestra, può essere metafora della società, cioè fare musica d’insieme, di gruppo, può di fatto essere la più efficace educazione alla vita comunitaria, al rispetto, alla disciplina, e soprattutto all’ascolto reciproco.
Ho letto la maggior parte dei progetti dei miei colleghi e la mia attenzione si è soffermata su quello del mio collega Daniele Delle Fave. Sono stato molto colpito da due principali aspetti del progetto. Primo, l’ utilizzo del materiale impiegato nel progetto. Essendo io un percussionista, e facente parte di un ensamble di percussioni dove vengono usati materiali di ogni tipo atti a produrre “rumori organizzati”, sono certo che sarà di grande interesse per i ragazzi parteciparvi, poiché non è solito utilizzare quotidianamente strumenti non convenzionali per produrre musica e in quanto stimolerà loro stupore, curiosità, fantasia, immaginazione, creatività, socializzazione. L’ altro aspetto molto interessante ed importante è il fine ultimo del progetto. Agevolare tutti i ragazzi disagiati con problemi economici familiari che non hanno la possibilità di intraprendere lo studio della musica e di aiutare quei ragazzi con problematiche di non poco conto quali criminalità, malavita e quant’ altro allontanandoli dal quel mondo e introducendoli in una nuova vita facendo scoprire loro tutti gli aspetti positivi di una vita sociale di gruppo, attraverso il fantastico mondo della musica. Ottimo lavoro Daniele.
Eliminahttps://www.scribd.com/doc/264512323/programmazione-pedagogia-sperimentale
RispondiEliminaHo pubblicato la mia proposta progettuale e le modalità di valutazione su scribd,basta copiare e incollare il link.
RispondiEliminaBuon lavoro a tutti.
Seconda attività
RispondiEliminaIo e l’insegnante di sostegno abbiamo ascoltato una canzone che ha presentato l’insegnante di francese in classe chiamata les coccodrile e abbiamo pensato di farla ascoltare in un’altra aula ad una ragazza e ad un ragazzo disabili. Era un brano in 4/4 e gli alunni dovevano battere il tempo uno, due e quattro con le mani o i piedi. I movimenti della battuta sono stati rappresentati con i numeri 1,2,3 e 4 inseriti all’interno di cerchi e sono stati marcati rispettivamente il numero 1, il numero 1 e 3 e i numeri 1,2,3 e 4. Nella lezione successiva hanno imparato il pentagramma con il nome delle note che formano l’ottava musicale, le note negli spazi e sui righi, utilizzando cinque corde sul pavimento e cerchi di plastica per indicare le note. Abbiamo poi utilizzato gli strumentini Orff ovvero il triangolo, i legnetti un tamburello per realizzare l’esercizio dell’altra volta ovvero battendo il 4/4 una due e quattro volte. Successivamente abbiamo utilizzato altre due canzoni dei loro autori preferiti uno sempre in 4/4 e l’altro in 2/2. Abbiamo alternato e mischiato i ritmi insegnati. L’ultima volta abbiamo dato ai disabili la possibilità di inventare loro stessi i ritmi da mettere sotto le canzoni ottenendo ottimi risultati. Ho individuato tutte le architetture ovvero trasmissiva comportamentale, a scoperta guidata, simulativa, esploratoria, collaborativa. Per i formati la lezioni euristca, l’approccio tutoriale, la simulazione, apprendimento di gruppo.
Marianna SACCO – 7 maggio 2015
Terza attività
RispondiEliminaHo commentato il progetto di Daniele Delle Fave: la socio-music.
In una città come Campobasso ci sono molti ragazzi bisognosi nelle scuole e fuori. Condivido il concetto di “sofferenza nel vivere” ovvero di povertà materiale che colpiva le generazioni di 30/40 anni fa e lo paragona alla povertà di spirito, psicologica di oggi. Anche per me la generazione di oggi è una generazione del tutto e subito, di intolleranza dei figli nei confronti dei genitori e di scarsa educazione. E’ vero che molti ragazzi oggi si calano nel mondo della droga, alcool e quant’altro e l’unica soluzione per evitare questo sta proprio nel restituire importanza ai valori. Quindi il progetto di Daniele vuole portare i ragazzi verso una vita migliore.
Parlo ora del progetto di recupero sociale che ha presentato all’interno di un istituto.
A me piacciono molto le percussioni e quindi la loro costruzione. Trovo positivo il fatto di lavorare in gruppo e di utilizzare e costruire non per forza percussioni, come vibrafono e batteria, ma oggettini di uso quotidiano come pentole, bidoni bastoni e materiale riciclato. Naturalmente questi strumenti creati devono essere anche suonati.
Marianna SACCO – 7 maggio 2015
Ho pubblicato la mia proposta progettuale e le modalità di valutazione su scribd,basta copiare e incollare il link.
RispondiEliminaGianni Di Iorio
https://www.scribd.com/doc/264822907/Idea-Progettuale-Didattica-e-Pedagogia-Speciale
RispondiEliminaBella l’idea di prendere una fiaba anche non necessariamente famosa per conoscere nuovi racconti e non sempre gli stessi. Il progetto mi piace molto perché utilizza vari stili e interessa tutta l’orchestra della Scuola. Mi è venuta subito in mente un’idea di ampliamento che potrebbe aumentare ancora di più la valenza del progetto: aggiungere alla narrazione e alla musica anche la dimensione del teatro. Molte volte capita di insegnare in un Istituto Comprensivo e per esempio quest’anno per far conoscere il clarinetto ai ragazzi della classe V della Scuola Primaria ho organizzato un mini evento in cui spiegavo che cos’è e come si suona il clarinetto, suonando brevi brani tratti da cartoni animati, film e giochi. Una cosa mi ha sorpreso: mentre spiegavo ai ragazzi gli strumenti che potevano scegliere nella Scuola secondaria di I grado, molti di loro non sapevano nemmeno di cosa stavo parlando!! Non sapevano che cosa era un violino e tanto meno un clarinetto!
EliminaL’idea che ti propongo è di estendere il progetto coinvolgendo i ragazzi delle Scuole Primarie dell’IC facendoli partecipare al tuo progetto (anche solo con movimenti senza dialoghi tra i personaggi) in modo che conoscano almeno gli strumenti presenti nella loro Scuola secondaria entrando in una realtà musicale che forse non avrebbero conosciuto. Poi se il progetto venisse realizzato nel periodo Natalizio sarebbe il massimo in modo da consentire ai ragazzi delle classi V della Scuola primaria di iscriversi alla classe di strumento musicale.
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RispondiEliminaEcco il mio progetto:
RispondiEliminahttps://www.scribd.com/doc/265050638/progetto-didattico-orecchio-musicale
Il progetto lo trovo davvero interessante, quasi quasi te lo rubo.
EliminaScherzi apparte, ho trovato una tua affermazione davvero sorprendente: “L’esercizio della pratica corale non deve essere considerato tempo rubato all’esercizio strumentale ma, al contrario, tempo prezioso per migliorare la performance strumentale e per acquisire una consapevolezza maggiore della realtà musicale”. Che dire di questa affermazione, meravigliosa, io addirittura spenderei ancora qualche altra parola sulle valenze educative del canto.
Le attività di canto corale hanno una grande validità in ambito educativo, non solo musicale. Il canto sviluppa capacità specifiche dell’ambito musicale, che investono e sviluppano:
• la sfera cognitiva: attenzione, concentrazione, memoria, capacità di analisi e sintesi, sviluppo della creatività e della fantasia, coscienza di sé.
• la sfera psicomotoria; autocontrollo, prontezza di riflessi.
• la fiducia di fondo, che permette senza dubbio di avere più equilibrio nella vita quotidiana.
A mio avviso il progetto è ben realizzato e soprattutto può funzionare, avrei solo qualche perplessità sulla questione intonazione. Tu dici che un primo approccio per intonarsi è direttamente con l’accordatore, io reputo questa azione sbagliata. I ragazzi fin da subito, così facendo, si intonano in modo meccanico, senza capire il concetto di “essere stonati” e soprattuto senza “sentire” cosa significa essere stonati. Per loro essere intonati significherà avere la linea dell’accordatore perfettamente al punto “0”, non essere intonati significherà essere al di sotto o al di sopra di quest’ultimo. I ragazzi svilupperanno la vista non l’orecchio. Dato che la tesi si basa proprio sulla formazione dell’orecchio insisterei su questo concetto adottando diverse strategie. Io sin da subito faccio intonare i discenti “ad orecchio”, basandosi sul suono di un loro compagno, faccio scoprire loro sin dalla prima volta cosa si sente quando un suono è calante rispetto ad un altro e cosa succede quando un suono è crescente rispetto ad un altro. Apparte questa piccola critica costruttiva, ti faccio i miei complimenti per la stesura del tuo progetto.
ma infatti ho scritto che prende la prima nota dall'accordatore perchè così facendo può farlo anche a casa da solo altrimenti può anche ascoltare il suono dell'insegnante o di un altro allievo. Poi deve intonare mentalmente l'intervallo e suonarlo, capendo se c'è qualche differenza e se vuole può aiutarsi anche con l'accordatore (anche a casa). Ruba tranquillamente il blog serve per scambiarsi idee :) !!
EliminaEnrico Forcucci 1-Come già accennato nell' attività riguardante la presentazione di una risorsa digitale da utilizzarsi a scopo didattico, ho intenzione di programmare per il prossimo anno scolastico un'attività basata sul l'improvvisazione musicale.Tale progetto potrebbe sembrare ambizioso.É opinione comune che uno strumento come il violino possa risultare di difficile approccio a chi non abbia verso di esso una particolare predisposizione e,se può risultare difficile ottenere dei risultati apprezzabili con soggetti che presentano gap di base rispetto ai più predisposti pur seguendo metodologie giá testate e comunemente ritenute valide,potrebbe sembrare ancor più ardua la pretesa che un allievo di scuola secondaria di primo grado lo possa usare per improvvisare.Il progetto che vorrei sviluppare credo potrebbe al contrario favorire nei ragazzi sia l'apprendimento delle tecniche di emissione sonora,sia lo sviluppo di quella che è comunemente definita "musicalitá".Le idee base si ispirano ad alcuni elementi del noto metodo Orff e nella fattispecie all'uso che in esso si fa,tra le altre numerose risorse,degli strumenti metallofoni impostati sulle scale pentafoniche.Nel metodo Orff,tra gli altri strumenti,i metallofoni intonati pentafonicamente rendono elementare sia la produzione di suoni,col semplice esercizio della percussione, che la percezione legata alla loro relazione all'interno di una struttura che è si fissa,
RispondiEliminama allo stesso tempo organizzata in intervalli tali da
favorire,semplificandola, la creazione spontanea di cellule ritmico- melodiche che offrono peraltro una immediata gratificazione all'esecutore.
Enrico Forcucci 2-Un'attivitá che limiti il campo d'azione a successioni di 5 suoni invece che quelli propri delle scale maggiori o minori comunemente usate potrebbe ,come accennato, semplificare l'apprendimento del violino (riducendo sia il carico cognitivo che lo sforzo fisico e mentale insito nell'uso che delle dita e delle altre componenti del corpo si fa suonando nelle succitate tonalità)ed inoltre favorire l'emissione di suoni più gratificanti,sia perché legata ad un gesto esecutivo fisiologicamente più agevole sia perché tali suoni sono più facilmente inseribili in strutture sonore succinte ma allo stesso tempo significative.La riduzione del campo di azione,non solo sonoro ma anche spaziale visto che si puó iniziare ad improvvisare usando solo 2 corde contigue, permetterebbe di approfondire numerosi ed importanti elementi dell'attività musicale:quelli per es. riguardanti le dinamiche,la poliritmia,lo stile,l'espressione e,nell'ambito improvvisativo, la creatività e l'immaginazione..Le capacità sviluppabili nell'ambito di tali procedure migliorerebbero inoltre le attività musicali tradizionali,(l'esecuzione di melodie già precostituite)in un processo di scambio integrativo ed evolutivo.In parte non si tratterebbe di inventare nulla,ma semplicemente riadattare in ambito violinistico spunti ed idee derivanti dal metodo Orff.Inoltre le specifiche attività di improvvisazione che in questo caso sarebbe "guidata" dall'insegnante, potrebbero aprire sia agli allievi che al docente spiragli ed orizzonti propri di un lavoro esplorativo-sperimentale.Interessanissimo sarebbe poi,una volta che gli allievi di violino abbiano acquisito una certa dimestichezza in questo ambito,farli suonare sia insieme ai più piccoli,cui il metodo Orff è specificamente destinato,sia con i ragazzi che presentino particolari difficoltà nell'apprendimento, per i quali l 'utilizzo dei metallofoni puó senz'altro favorire non solo l'apprendimento musicale,ma soprattutto l'integrazione attiva in contesti di attività(musicali) di gruppo.In questo caso sarebbe però opportuno operare con 2 alunni per volta,"in duo",stabilendo di volta in volta i ruoli, altrimenti il percorso da affrontare potrebbe risultare dispersivo .Dalle pratiche di improvvisazione si potrebbero ricavare melodie strutturate da proporre poi nei saggi di fine anno. Le architetture:Comportamentale,esplorativa,simulativa,esploratoria,collaborativa.I formati: :Lezione espositivo-narrativa,metodologica; pratica guidata,reciprocità di sostegno,collaborazione/cooperazione.
RispondiEliminaCiao Enrico, leggendo la tua idea programmatica ho trovato molto interessante ed utile proporre esercizi di improvvisazione sonora. Vedo però appropriato l’utilizzo dello strumentario Orff, piuttosto per le attività di propedeutica musicale. Escludendo del tutto il violino, o inserirlo anche solo in parte nell’attività di improvvisazione altrimenti realizzata con metallofoni, xilofoni ecc., potrebbe addirittura scoraggiarli ulteriormente, trovando questi ultimi di più facile emissione sonora. Dunque molto interessante l’idea di improvvisazione anche graduale, dove secondo me lo strumento di studio deve sempre rimanere protagonista anche nelle prime fasi, ed interagire piuttosto con gli altri strumenti di corso (chitarre, clarinetti, pianoforte). Il tutto merita di essere sperimentato.
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EliminaCaro Gioacchino,quello che dici è sicuramente vero.L'inserimento del violino nei contesti improvvisativi andrebbe ben ponderato nei tempi e nelle modalità. Il mio progetto di base riguarda comunque più che altro l'utilizzo di scale semplificate per favorire e rinforzare lo sviluppo di alcune abilità,come ho cercato di spiegare nella parte relativa alla valutazione.Sicuramente,prima di inserire un allievo di violino nei contesti collettivi,sarà necessaria l'acquisizione da parte sua di una certa competenza.Sarebbe però interessante creare una situazione di interazione e collaborazione in cui un ragazzo normodotato usa uno strumento "difficile" mentre un altro con problemi psicomotori o disturbi nell'apprendimento si serve di uno strumento semplificato.
EliminaSalve a tutti. Di seguito il link per il mio progetto didattico:
RispondiEliminahttps://www.scribd.com/doc/265195818/progetto-didattico-Il-linguaggio-della-musica
Maestro Albino, ho letto con piacere il suo progetto, complimenti! mi piacerebbe ascoltarlo, poi magari un giorno con calma me lo farà ascoltare! ;)
Eliminapasso subito a fare il cattivo...
quando dici che sarà possibile proporre di inserire musiche diverse da quelle proposte credo che la cosa vada presa con le pinze: è difficile che un ragazzo delle medie abbia una cultura musicale che gli consenta di trovare una sostituzione alle musiche di Bregovic che hai proposto tu che sia coerente. Credo sia il caso magari di dargli un ventaglio di opzioni da cui attingere, altrimenti si rischia che propongono di inserire brani di Gigi D' Alessio o degli One Direction che, oltre a non essere funzionali al racconto, cozzerebbero in quanto a coerenza stilistica con tutto il resto delle musiche. Forse sarebbe meglio includere la possibilità di modificare le musiche DOPO la seconda unità, cioè dopo la ricerca delle musiche balcaniche.
Potresti anche prevedere la collaborazione con docenti di A077 (essendo tu di A032), in modo da portare in scena il tutto. Così i ragazzi forse potrebbero essere più coinvolti? doversi esibire in pubblico è sempre un evento che li porta ad un maggior impegno.
Per la valutazione: devi ancora inserirla? Ho visto che è presente solo la voce “verifica”.
Un caro saluto! :)
Alessandro Miele
Esimio....ti ringrazio per la critica, molto umano!!
EliminaA ben vedere concordo con te che la proposta di alternative nella scelta dei brani contestualizzati in questa fiaba possa essere azzardata per ragazzi di quell'età e dare loro un ventaglio di opzioni sarebbe sicuramente la soluzione migliore. Ad ogni modo pensavo a scelte alternative solamente a titolo di esempio sulle singole tracce, e non per sostituirle con le mie scelte ma per utilizzarle come strumento di verifica sulla capacità di far aderire il linguaggio musicale con quello narrativo. Magari però potrebbe essere percorribile l’ipotesi in cui loro propongano musiche sulla base di indicazioni precise su generiche caratteristiche evocativo - espressive facendo un po’ il percorso inverso rispetto a quello del progetto. Questa potrebbe costituire un’attività integrativa al progetto.
Per quanto riguarda la collaborazione con i colleghi di strumento, non la escluderei a priori ma valuterei bene la possibilità di trascrivere quelle musiche per un organico scolastico. Sicuramente il momento performativo è molto importante anche per stimolare la motivazione dei ragazzi, ma sono musiche che richiedono un livello tecnico strumentale ch mal si concilia con il livello medio della scuola media.
Confermo infine che ho inserito solo gli strumenti della verifica e che la valutazione l’ho inserita invece nella quarta attività sul blog.
Care cose!!
Alberto Albino
Granata Gioacchino (pas)
RispondiEliminaQuando si insegna in una SMIM, si è a conoscenza che uno degli obiettivi da raggiungere, indicati dal D.M., è la pratica della musica d’insieme. Prima ancora di fare l’insegnante, è stato grazie alla mia esperienza diretta in qualità di musicista, che ho potuto apprezzare e riconoscere nell’attività d’orchestra, quello strumento didattico dal forte contenuto educativo ed emotivo: uno stile di vita. E’ per questo motivo che, sempre più rivolgo la mia didattica a questo “momento”, programmando e realizzando delle attività mirate. L’istituto comprensivo in cui sto lavorando da circa tre anni, comprende una molteplicità di plessi situati in un’area geografica di alta montagna. L’idea da cui sono partito, è stata quella di creare l’orchestra dell’istituto comprensivo (attualmente 120 alunni circa) quale simbolo identificativo di appartenenza ad un luogo oltre che ad una scuola, e quale momento di aggregazione e socializzazione altrimenti difficoltose o rare. Il progetto, denominato “Note alte” prevede come risultato una tourneè nella medesima area geografica, grazie alla quale poter vivere ancor più quei luoghi già di per sé unici al mondo, rafforzati dal calore della musica. Per non perdere mai di vista i contenuti, trovo sia fondamentale partire proprio dall’obiettivo ultimo concreto cui si vuole arrivare: la performance finale. Ho dopodiché diviso tutta l’attività in fasi (moduli):
1- L’apprendimento di un brano da parte di ogni alunno, richiede tempi differenti e che bisogna rispettare. Dopo il primo trimestre dell’anno scolastico, volto al recupero, approfondimento e potenziamento delle capacità pregresse per le classi superiori (2^ e 3^); approccio allo strumento e prime nozioni teoriche per i principianti, procedo con l’assegnazione delle parti (ancor prima con la scelta del repertorio).
2- Dopo la consegna delle parti, dedico una o più lezioni alla lettura e comprensione della stessa, dal punto di vista tecnico (note, tempo, velocità) e dal punto di vista musicale (dinamica, agogica, fraseggio). In queste stesse occasioni, provvedo all’ascolto dei medesimi attraverso file audio, e attraverso me (li eseguo io).
3- Lì dove il brano prevede, per la stessa sezione (es. i clarinetti) una suddivisione a più voci, procedo all’assegnazione di queste valutando il livello di ognuno di loro, ma organizzandoli possibilmente per classe di appartenenza.
4- Se alla classe 1^ ho assegnato la terza voce (3° clarinetto), inizio ad inserirli gradualmente ad esempio solo con la classe 2^ ( 2° clarinetto). Per non perdere di vista il tema principale (1° clarinetto), sarò io, insegnante, ad interagire a riguardo. A questo punto, tutta la sezione dei clarinetti (1°, 2°, 3°) è pronta: se anche le altre sezioni (violini, chitarre e pianoforte) avranno fatto altrettanto, l’orchestra potrà iniziare a concertare.
5- Quella della concertazione è la fase ultima della preparazione nella quale il maestro direttore (il sottoscritto) attraverso gesti mirati, guida tutti gli alunni nelle intenzioni della musica.
6- Performance finale
Tutta questa attività, mi consente le seguenti finalità:
a) di mettere in gioco la soggettività, ponendo le basi per lo sviluppo di capacità di valutazione critico-estetiche-emotive;
b) dà all’alunno la possibilità di accedere direttamente all’universo di simboli, significati e categorie fondanti il linguaggio musicale che i repertori strumentali portano con sé;
c) porta alla consapevolezza della dimensione intersoggetiva e pubblica dell’evento musicale stesso, fornendo un efficace contributo al senso di appartenenza sociale.
Ciao Gioacchino ti segnalo alcuni punti che mi hanno colpito
Elimina-simbolo identificativo di appartenenza ad un luogo oltre che ad una scuola.
Credo che questo sia un obiettivo formativo importante per una scuola che mira a costruire un cittadino integrato nella società.
-Per non perdere mai di vista i contenuti, trovo sia fondamentale partire proprio dall’obiettivo ultimo concreto cui si vuole arrivare: la performance finale.
Anche il mio progetto di tirocinio ha come obiettivo la performance musicale ma non ho considerato molto importante i contenuti ovvero i pezzi da suonare ma l'attività mentale legata ad una esibizione musicale di successo. Ad esempio ho considerato il rapporto che c'è tra respirazione/concentrazione e studio/motivazione.Questo mio ragionamento parte dal presupposto che studiare musica voglia dire prendersi cura delle proprie risorse e non solo svolgere il compito assegnato. Inoltre l'esibizione musicale ci mette a nudo e rappresenta uno strumento di crescita importante per il preadolescente. Quindi in sostanza io lavorerei oltre che sui pezzi anche sulla consapevolezza corporea ad esempio aiutando i ragazzi a sentire come respirano e usano il proprio corpo mentre suonano.
La tua organizzazione delle attività mi risulta coerente e lineare.
Granata Gioacchino (pas) 2° pagina
RispondiEliminaEd i seguenti obiettivi: sviluppare la capacità di controllare le proprie emozioni; socializzare; conoscere le proprie potenzialità ed attitudini musicali; sviluppare e/o potenziare la capacità di portare a termine le consegne; acquisire una corretta impostazione strumentale e adeguate abilità di lettura e di esecuzione; integrarsi in un gruppo adeguatamente scegliendo comportamenti idonei a partecipare ad attività di musica d’insieme; avvicinarsi all’esperienza musicale in modo più completo; comprendere il legame tra musica e società, nonché l’evoluzione del linguaggio musicale; saper collocare un brano nella sua epoca storica e sociale; conoscere terminologia e definizioni musicali appropriate; saper memorizzare razionalmente il rapporto suono/segno;
La strategia (metodologia) che adotto, soprattutto nelle prime quattro fasi, è di tipo comportamentale, non a caso suddivido gli apprendimenti per lezione, in cui le interazioni con l’allievo sono non solo necessarie, ma anche frequenti: consegno delle direttive e ne riscontro un risultato anche solo attraverso la partecipazione.
Data la disciplina che insegno, la lezione non può non essere anche se in minima parte, di tipo espositiva: racconto cioè loro cosa stiamo andando a realizzare e perché; cosa questa nuova abilità ci permetterà di realizzare. Considerando sempre l’aspetto pratico della mia materia, lo sviluppo delle capacità metacognitive (insegnare come si apprende) è quasi doveroso: come riconoscere le note di un brano, come realizzarle con il clarinetto, che ruolo avrà quella parte nell’orchestra. E’ inoltre scontato che in questo tipo di attività, è indispensabile l’esempio dimostrativo da parte mia, che dovrò far ascoltare il “passaggio”, chiederne l’imitazione suggerendone le modalità e correggendone le eventuali imperfezioni per miglioralo sempre più. In questo modo ottengo che il senso critico dell’alunno e la ricerca di soluzioni sempre nuove e alternative, siano costantemente deste.
L’ultima fase di questa attività, quella della performance, se per me rappresenta la verifica di tutta l’attività svolta, per gli alunni rappresenterà l’evento in cui fare musica per partecipare al fenomeno collettivo dell’esperienza artistica scambiandosi esperienze, stati d’animo, arricchirsi l’un l’altro, insomma crescere più rapidamente ed in compagnia, poiché l’unico modo per imparare la musica, è farla!
-La strategia (metodologia) che adotto, soprattutto nelle prime quattro fasi, è di tipo comportamentale
EliminaIo condivido la stessa architettura impostata su un approccio tutoriale anche perchè così si riesce a costruire un rapporto con i propri allievi basato sulla reciproca fiducia. Credo che anche tu come me utilizzi il rinforza esterno gratificando gli allievi davanti ad un loro successo.
Sulla valutazione ti pongo una domanda: come valuti il processo ?
Secondo me valutare solo la performance come atto compiuto può essere molto discriminante nei confronti di allievi che magari mostrano difficoltà ma che si impegnano comunque.
Ciao Antonio, personalmente credo che la scelta del brano da suonare, possa condizionare tanto proprio quello studio e quella motivazione di cui tu giustamente parli. In questo tipo di attività (l’orchestra in tourneé nel proprio habitat) il repertorio deve essere quanto più possibile adeguato al contesto socio/culturale nonché all’evento in sé: valorizzare e vivere quei luoghi. E’ chiaro che gli aspetti legati alla propria percezione corporea possono essere affrontati a prescindere dal tipo di brano (li affronto infatti già dalle prime fasi ed in tutte le lez. giornaliere); il coinvolgimento emotivo invece è direttamente proporzionato all’oggetto, e cioè alla musica che si decide di far suonare. Quella di suonare il clarinetto è una scelta che l’alunno ha fatto. Io dovrò guidarli tanto dal punto di vista tecnico, quanto da quello del coinvolgimento emotivo. Dietro quella “semplice” consegna del brano da suonare c’è tutto un mondo di contenuti. Rispetto alla domanda che mi poni sulla valutazione del processo (forse intendevi dire progresso?), quello di cui sono convinto, è che ogni lezione (quella di strumento è individuale) ci porti a valutare il progresso o meno. Se invece ti riferisci al processo, è ovvio che non esistono regole e non esiste la perfezione: ogni alunno è un individuo a sé. La performance finale è un modo per valutare il comportamento musicale all’interno di un gruppo in cui ogni singolo è importante, ed in cui non deve assolutamente prevalere il più bravo rispetto al meno bravo: unendo le forze si va tutti nella medesima direzione. Questo è quello che valuto nella performance collettiva finale.
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Eliminahttps://www.scribd.com/upload-document
RispondiEliminaquesta è il mio progetto di tirocinio mi farebbe piacere un vostro feedback
RispondiEliminahttps://www.scribd.com/upload-document
RispondiEliminaAttività 3
EliminaCiao Antonio, progetto molto interessante che mette in risalto la sfera relazionale e quella prettamente pratica strumentale e dell’insieme. La scelta delle musiche di Rota che si ricollegano ai film di Fellini è vincente, permette di lavorare con gli alunni non solo sull’aspetto musicale ma anche su altre arti (cinematografia, recitazione, arte visiva, ecc…). Un punto a sfavore potrebbe essere l’interdisciplinarietà del progetto, che richiede la collaborazione di più insegnanti e la predisposizione del dirigente ad attivare i laboratori utili per il corretto svolgimento delle attività. Su questo punto bisogna essere fortunati.
Essendo trombettista anche io, trovo gli obbiettivi molto pertinenti alle attività che verranno svolte e le metodologie appropriate al lavoro da svolgere con gli alunni. Complimenti ottimo lavoro!!!
--IMPORTANTE--
RispondiEliminaVi comunico che il link precedente è errato.
Questo di seguito è quello giusto:
https://www.scribd.com/doc/265221892/Seconda-e-Terza-Attivita-prima-attivita
Ho dato il titolo al progetto ed inserito un altro progetto rivolto alla Scuola dell'Infanzia.
Addolorato Valentino
Di seguito riporto il link del mio progetto didattico:
RispondiEliminahttps://www.scribd.com/doc/265236622/Proposta-Di-Progetto-Didattico
Buon lavoro a tutti!
Ileana De Santis
RispondiEliminaHo pubblicato la mia proposta progettuale su Scribd
link:
https://www.scribd.com/doc/265248453/Programmazione-pedagogia-sperimentale
Attività 2/PARTE 1
RispondiEliminaIdea progettuale
Non avendo mai insegnato nelle scuole pubbliche, ma svolgendo attività di tirocinio in esse e conoscendo il livello musicale che gli allievi possono raggiungere nei tre anni del percorso della scuola secondaria di primo grado, provo a strutturare un idea di progetto didattico.
OGGETTO
L’idea prevede di musicare, con musiche tratte dal repertorio classico (sinfonico e lirico), una fiaba di Italo Calvino (Occhio in fronte) e far realizzare agli alunni uno spettacolo musicale e teatrale. Questa attività prevede un orchestra, una o più voci recitanti e ove possibile attori/mimo.
INTERDISCIPLINARIETA’
Per realizzare tutto questo c’è bisogno della collaborazione di più insegnanti, l’attività interdisciplinare può essere svolta in questo modo:
Insegnanti di strumento: trascrizione e arrangiamento delle parti e farle studiare agli alunni.
Insegnante di educazione musicale: cura dell’aspetto storico - biografico dei vari compositori scelti per le musiche del progetto
Insegnante di italiano: lettura, comprensione e interpretazione del testo della fiaba, ai fini della recitazione
DESTINATARI
Per quanto riguarda le prime classi della scuola secondaria di primo grado, quindi ai nuovi iscritti, possono usufruire di questo progetto in modo indiretto, come auditori, con musiche prese direttamente da registrazioni originali o farli partecipare ad una rappresentazione dello spettacolo proposto dalle classi terze, alle quali è destinata la realizzazione del progetto vero e proprio.
Attività 2/Parte 2
RispondiEliminaPRESENTAZIONE E DURATA
La parte preparatoria del progetto prevede di adattare, sul testo di una fiaba di Italo Calvino (Occhio in fronte), delle musiche prese dal repertorio classico, che descrivano la scena, le azioni e gli stati d’animo dei personaggi, musica al servizio del testo. I frammenti musicali sono tratti dalle seguenti composizioni:
Promenade, da Quadri di una esposizione, M. Mussorgski
Overture, dall’Egmont, L. V. Beethoven
Primo tempo, dalla Quinta sinfonia in DO minore, L. V. Beethoven
Lacrimosa, dalla Messa da Requiem in Re minore K 626, W. A. Mozart
San Michele Arcangelo, da Vetrate di chiesa, Ottorino Respighi
Danza infernale, da L’uccello di fuoco, Igor Stravinskij
Terzo movimento, dalla Quinta sinfonia in DO# minore, Gustav Mahler
Quarto movimento, da I pini di Roma, Ottorino Respighi
Ovviamente, come detto già in precedenza, queste parti vanno semplificate e arrangiate per gli allievi di una classe terza della scuola secondaria di primo grado, poiché molto difficili anche per un musicista esperto. Tuttavia, sono state scelte per la loro complessità appunto per far ascoltare ai nuovi iscritti delle prime classi ad indirizzo musicale e non, musica di alta fattura ed abituare da subito l’orecchio a questi generi e stili, allargando gli orizzonti non restringendoli come fanno attualmente alcune istituzioni scolastiche.
Per le prime classi ad indirizzo musicale, il progetto di ascolto riguarderà alcune lezioni (8/10) che farà l’insegnante di educazione musicale affiancato da quelli di strumento, nelle quali si analizzeranno le varie composizioni sotto vari aspetti (storico, musicale, strumentale, nazionalità, ecc…), e toccheranno con mano quello che gli aspetta poi una volta che arriveranno nella terza classe.
Per le terze classi il discorso cambia e sarà pratico al 100%. Il progetto occuperà tutta la durata dell’anno scolastico, vista la difficoltà del compito da svolgere. Gli insegnanti di strumento, in base all’organico strumentale che prevede l’istituzione, faranno lavorare gli alunni sulle parti arrangiate delle varie composizioni in modo da farli arrivare preparati per lo spettacolo che svolgeranno a fine anno. L’insegnante di educazione musicale continuerà ad approfondire l’aspetto storico e stilistico dei vari generi e compositori scelti per il progetto, in modo che gli alunni si immedesimino in quello che suoneranno. L’insegnante di italiano curerà, con uno o più alunni, l’aspetto interpretativo e recitativo della fiaba (Occhio in fronte) che verrà accompagnata dalla musica suonata dagli alunni della classe ad indirizzo musicale.
Gli alunni, una volta svolto il lavoro individuale, faranno prove di insieme guidati dai rispettivi insegnanti per montare lo spettacolo che eseguiranno a fine anno scolastico.
Ciao Alessio credo che l'impianto generale del progetto sia abbastanza interessante. Mi permetto di segnalarti dei punti di criticità:
Elimina- Per le prime classi ad indirizzo musicale, il progetto di ascolto riguarderà alcune lezioni (8/10) che farà l’insegnante di educazione musicale affiancato da quelli di strumento, nelle quali si analizzeranno le varie composizioni sotto vari aspetti (storico, musicale, strumentale, nazionalità, ecc…), e toccheranno con mano quello che gli aspetta poi una volta che arriveranno nella terza classe.
Come costruisci queste conoscenze nella mente dei ragazzi? Lezione frontale trasmissiva? Se usassi questa modalità dovresti preoccuparti di verificare le loro preconoscenze a riguardo, in quanto rischieresti di usare un linguaggio per loro astratto e poco attinente all'esperienza reale.
Potresti fare una bellissima lezione di analisi e non innescare un processo di apprendimento. Nelle classi terze invece il procedimento mi sembra più idoneo in quanto parti dalla pratica musicale.
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RispondiEliminaAttività 2/Parte 3
RispondiEliminaOBBIETTIVI
Generali:
allargare il proprio panorama musicale mediante l’ascolto e l’esecuzione di brani di alta fattura
migliorare i rapporti interpersonali, facendo gruppo nelle ore di musica di insieme
sviluppare l’orecchio e la musicalità
raggiungere una buona indipendenza nello studio e nell’esecuzione del materiale musicale che gli si presenta
acquisizione di abilità di lettura musicale e buona conoscenza della teoria
sviluppare un linguaggio musicale adeguato
Specifici e dello strumento musicale (tromba):
acquisizione di una discreta padronanza fisica dello strumento
acquisire una buona postura
acquisire una buona impostazione dello strumento e delle labbra
sviluppare una buona tecnica di respirazione
sviluppare un suono gradevole ed accettabile
sviluppare una discreta elasticità e controllo degli armonici
acquisire un buon controllo dell’intonazione individuale e sapersi intonare rispetto gli altri strumenti
sviluppare della muscolatura labiale
acquisire la conoscenza dei segni dinamici, di espressione e di agogica, e saperli realizzare nell’attività pratica
conoscenza delle scale maggiori e minori in tutte le tonalità
sviluppare una discreta tecnica di articolazione delle dita nei passaggi sulla V, VI e VII posizione e del trillo
sviluppare un estensione di almeno due ottave, dal MI grave al FA acuto
METODOLOGIE
lezione frontale
problem solving
laboratori di musica di insieme e orchestra, per le prove del progetto da realizzare
lezione tutoriale, l’insegnante affianca lo studente durante le prove d’orchestra
Con questo progetto si possono analizzare tanti punti dell’aspetto musicale del repertorio scelto. Differenza tra i vari generi e stili ed attività di ascolto di composizioni simili, dello stesso compositore o altro, affrontare il discorso della musica descrittiva (importantissimo per quanto riguarda questo progetto), nelle epoche dei vari compositori quanti e quali stili e generi erano presenti e quali più in voga. Praticamente questo lavoro abbraccia la musica nella sua più totalità. L’attività che verrà svolta con maggiore frequenza sarà, lo studio delle parti con i docenti di strumento e le prove d’orchestra nelle quali verrà inserita in seguito la voce narrante (curata dall’insegnante di italiano) e gli eventuali attori, quest’ultimi dovranno essere preparati tramite laboratori di recitazione e arte scenica, tenuti da insegnanti interni qualificati, ove non fossero presenti verranno selezionati degli insegnanti esterni che terranno i suddetti laboratori.
Gli obiettivi formativi generali
Elimina allargare il proprio panorama musicale mediante l’ascolto e l’esecuzione di brani di alta fattura
Sei tu che "allarghi il panorami musicale", ma l'allievo cosa deve saper far rispetto a ciò? Quindi dovresti formulare l'obiettivo dal punto di vista dell'apprendimento dell'allievo. Rispetto al repertorio musicale presentato che operazione cognitiva i tuoi allievi dovrebbero essere in grado di svolgere: analisi, memorizzazione, riflessione?
acquisizione di abilità di lettura musicale e buona conoscenza della teoria
Io toglierei la seconda parte e lascerei solo la prima in quanto l'idea di abilità si avvicina di più al concetto di competenza, la conoscenza da sola non basta per raggiungere una competenza.
Spero di esserti stato di aiuto.
Antonio mastrapasqua
Federica Talia (TFA)
RispondiEliminaUn’attività di insegnamento che ho avuto modo e fortuna di provare e realizzare è stata quella che ha visto coinvolti i miei alunni nella realizzazione di veri e propri testi su brani prettamente strumentali per far sì che ad ogni nota, associando una sillaba di una parola, corrispondesse un ritmo testuale che li aiutasse a capire non solo il solfeggio e quindi la suddivisione delle diverse figure musicali ma anche l’interpretazione di quel pezzo.
A volte non ci rendiamo conto di eseguire brani e note a non finire come macchine, senza motivazione, senza interpretazione, senza cuore.
Il che invece è fondamentale per poter trasmettere quello che davvero abbiamo dentro e molto spesso, come ho avuto modo di vedere nelle Scuole Secondarie di II° grado per esempio, si perde questo concetto e si suona nella superficialità mista ad una mediocrità che non ci appartiene!
Si pensa ed eseguire gli esercizi correttamente, a suonare le note precisamente, a rispettare il ritmo scrupolosamente senza capire che importante è il “nostro”, è quello che mettiamo noi.
La mia proposta progettuale si basa su un’architettura trasmissiva- ricettiva a scoperta guidata e consta di due fasi principali: quella ritmica e quella espressiva.
LA FASE RITMICA concerne il formato della lezione frontale in cui attraverso un laboratorio linguistico (magari in cooperazione col docente di italiano per permettere un’interdisciplinarietà con le altre materie) l’alunno dovrà inserire sotto ogni nota una parola o sillaba a seconda che si tratti di una nota di lunga o breve durata.
Così facendo -attraverso un procedimento metacognitivo intuitivo e del tutto spontaneo e indiretto- l’alunno imparerà il solfeggio attraverso le parole che ha dato al brano e riuscirà, scandendo ogni nota, a dargli un ritmo ancora più ferrato e deciso.
Chiaramente conseguenziale a questa prima FASE è quella ESPRESSIVA in cui il ragazzo, dopo aver trovato un testo adeguato e attinente al brano musicale, dovrà essere in grado di cantarlo e quindi di esprimersi attraverso la voce, utilizzando come primo strumento il proprio corpo prima del proprio strumento musicale.
Cantando sarà in grado di memorizzare meglio il brano e farlo proprio.
In questo modo il ragazzo lo interpreterà senza rendersene conto e sarà in quel momento che -attraverso un procedimento metodologico induttivo- gli verrà spiegata la teoria ritmica ed espressivo- musicale di quello che ha realizzato.
Terza Attività.
EliminaUn saluto a tutti. Tra i vari progetti e/o idee progettuali che ho letto vorrei soffermarmi in modo particolare sul progetto svolto dalla collega Federica Talia. E’ molto interessante la parte della premessa, nella quale è possibile riscontrare un problema che spesso si sorvola facendo finta che non esista, mi riferisco del mancato utilizzo della vocalità da parte di molti insegnanti di strumento musicale. Prima ancora di suonare, credo che sia necessario esercitare lo strumento più antico della storia dell’uomo, la voce. Spesso esistono musicisti ed insegnanti che non sono abituati ad utilizzare e a proporre attività di canto. Cosa più interessante e l’utilizzo e la realizzazione di un testo inventato su un brano prettamente strumentale. L’alunno in questo modo riesce a sviluppare molta creatività, valorizzando la propria autostima, in quanto, spesso capita che tanti ragazzi sono realmente dei grandi creativi, ma spesso non sanno di avere questo mezzo a propria disposizione. Inoltre, è positiva l’esercitazione d’introdurre un testo ad una melodia già esistente. Tutto ciò necessita di un processo cognitivo di particolare importanza, in quanto bisogna elaborare una molteplicità di dati. Altra parte molto interessante e l’interdisciplinarietà con altre materie. In questo modo è possibile creare una rete che permette la collaborazione fra vari docenti. L’interpretazione è una fase determinante nella quale l’alunno/a è in grado di rendere quel brano proprio e quindi in un certo senso lo metabolizza e lo assimila in forma intrinseca in modo tale che l’apprendimento diventa molto più interessante e personale. Credo che questo progetto sia possibile proporlo anche ai ragazzi della Scuola Secondaria di I grado. Ringrazio tanto la collega Federica Talia e ne approfitto per informarla che l’anno prossimo impiegherò il suo progetto.
Daniele delle Fave 14 Maggio 2015
ho pubblicato il mio progetto su scribd, di seguito il link:
RispondiEliminahttps://www.scribd.com/doc/265352476/Idea-progettuale-Il-principe-che-sposo-una-rana
Alessandro Miele
Alessandro carissimo….
EliminaTi segnalo ciò che mi ha maggiormente colpito del tuo progetto.
Innanzitutto hai messo in luce aspetti importantissimi dello studio di uno strumento musicale e della pratica di musica d’insieme sottolineando la consapevolezza fisico – motoria e la comprensione e l’utilizzo del linguaggio musicale anche in rapporto a quello verbale. Ne hai evidenziato il valore educativo come strumento di aggregazione sociale e di integrazione per disabili e, particolarmente interessante, hai ipotizzato di avviare un progetto per la multiculturalità partendo dall’introduzione alla raccolta di fiabe di Calvino.
Ho avuto modo di ascoltare le musiche che hai scelto e composto per la fiaba e trovo che siano oltre che molto funzionali allo scopo, in quanto non eccessivamente virtuosistiche e eseguibili tranquillamente anche da ragazzi di scuola media, anche particolarmente adatte stilisticamente ad un contesto come la fiaba in questione. La possibilità di modificare gli arrangiamenti in base all’organico delle varie scuole penso sia tanto efficace quanto indispensabile.
Rimanendo su questo punto però ho da puntualizzare che, sebbene nel progetto tu dica che le musiche hanno “il fine di accompagnare gli eventi, sottolineare alcuni passaggi decisivi, caratterizzare i personaggi, descrivere le situazioni” (e avendole ascoltate posso confermare l’efficacia di questo tuo intento), non c’è tra le attività previste, e neanche tra i correlati obiettivi formativi e strumenti di verifica/valutazione, un’indagine sugli specifici elementi musicali che veicolano significati espressivi e sulle funzioni pragmatiche affidate alla musica rispetto al testo. Anche se il tuo progetto è finalizzato principalmente alla realizzazione strumentale delle musiche in questione, ciò non toglie che sia di fondamentale importanza, ai fini di una maggiore comprensione del linguaggio musicale e di una fruizione più consapevole di questo materiale, destinare una parte delle attività ad un’analisi di questo tipo proprio su quelle musiche che i ragazzi dovranno poi suonare.
In accordo con quanto detto ti suggerirei quindi di sostituire la definizione di “passiva” riferita all’attività di ascolto (tra le prime righe dell’introduzione al progetto) con un’altra del tipo “non pratica”. Questo perché se vista in questi termini l’attività di ascolto, pur non prevedendo realizzazioni pratiche, presuppone lavoro mentale di stampo assolutamente creativo.
Un saluto.
ALBERTO ALBINO
Ecco il mio progetto su scribd, di seguito il link:
RispondiEliminahttps://www.scribd.com/doc/265368760/Idea-Progettuale-Didattica-e-Pedagogia-Speciale
Terza attività
EliminaCiao Graziano, il tuo progetto didattico è a mio avviso molto interessante; infatti un punto debole dell’insegnamento dello strumento nel nostro sistema scolastico è proprio l’avvicinamento a tale studio solo a partire dai 10/11 anni.
La possibilità di avvicinare gli alunni alla musica già dalla scuola primaria è fondamentale, in quanto permette di sviluppare attitudini musicali e capacità ritmiche e di ascolto importanti per l’alunno. Per me, i punti di forza di questo progetto sono:
-l’utilizzo dello strumentario Orff per avviare gli alunni alla pratica strumentale; in particolare è interessante aver introdotto prima la pratica strumentale e poi la conoscenza della notazione musicale. In questo modo, gli alunni sono maggiormente motivati ad acquisire gli aspetti teorici della disciplina musicale.
L’utilizzo dello strumentario Orff è interessante anche perché permette di svolgere attività collaborative; infatti piccoli gruppi di strumenti possono suonare insieme favorendo quindi l’interazione tra pari e il rispetto di regole comuni.
-le attività di gruppo che comprendono sia giochi di improvvisazione ritmica e sia attività di drammatizzazione di situazioni quotidiane. Difatti queste attività sono particolarmente importanti sul piano relazionale.
-gli esercizi di movimento e coordinazione del corpo, particolarmente utili allo sviluppo del senso ritmico.
Al tuo posto, però, avrei dato più spazio alla pratica corale; la voce è lo strumento naturale che tutti abbiamo fin dalla nascita e con essa è possibile intonare delle note prima ancora che suonare uno strumento musicale. A parte questo piccolo consiglio, credo che il tuo progetto di continuità sia un ottimo lavoro!
Michela Russo
Gentile Graziano,
EliminaTrovo il suo progetto molto interessante dato che prevede come dinamica sostanziale lo scambio e la collaborazione tra due gradi di scuola congiunti, aspetto decisamente importante e spesso trascurato nei nostri istituti, che favorisce di certo una maggiore organicità e pertinenza delle attività didattiche oltre che una migliore presa di coscienza dell’alunno rispetto al proprio percorso di formazione, spesso visto come qualcosa di astratto e privo di un contesto di attuazione. A mio avviso è un ottimo spunto per iniziare ad agire in maniera più concreta sull’aspetto della continuità, sperando che questa diventi parte integrante della programmazione didattica non solo in materia musicale.
Il potenziale didattico del progetto è notevole dato che gli alunni della scuola primaria possono fruire delle conoscenze e delle competenze maturate dai loro compagni più grandi anche attraverso un approccio peer tutoring. L’orchestra permetterebbe agli alunni della primaria di partecipare attivamente all’esecuzione di brani che senza l’ausilio dei compagni più grandi non avrebbe potuto sussistere. I ragazzi delle medie, d’altro canto, dovranno automoderarsi nella relazione con i loro colleghi più giovani al fine di permettere una migliore sintesi esecutiva. Avranno inoltre l’occasione di condividere la loro esperienza e di fare da tutor ai loro compagni con tutte le ricadute positive che ciò comporta sulla formazione.
A mio parere, in relazione al numero di lezioni dedicate e alle attività svolte, andrebbe potenziato l’aspetto della formazione tecnico-musicale dei ragazzi delle elementari, prima di un’effettiva collaborazione con l’orchestra della scuola media, al fine di garantire maggiore competenza e sicurezza in sede di esecuzione. Forse il progetto “Musichi-amo la classe”, da me presentato in questa sede, anch’esso rivolto al secondo ciclo della scuola primaria, può essere complementare a quello da lei proposto sulla continuità dato che è prevalentemente centrato sulla formazione musicale. Certamente entrambi i progetti andrebbero riformulati per una migliore sinergia.
Sperando in una prossima e sicuramente proficua collaborazione le auguro i miei più sinceri saluti
Danilo Simeone
RispondiEliminaPrima Attività
Come ho avuto modo di accennare negli interventi precedenti, le lezioni di strumento, nel mio caso specifico, di chitarra sono per lo più individuali. Sin dai primi incarichi di insegnamento, reduce da esperienze di insegnamento privato, ho dato molta importanza alla musica per ensamble di chitarre. Sono fermamente convinta che far suonare insieme i ragazzi porti solo enormi vantaggi sia in termini di conoscenze sia di competenze.La lezione di strumento effettuata con il singolo alunno si potrebbe presentare come un esposizione di contenuti dove c'è un docente che profonde tutto il proprio sapere, dato sicuramente da studio ed esperienza, ed un discente che gioco-forza è costretto in qualche modo a seguire inevitabilmente ed insidacabilmente, tutte le indicazioni date dal suo maestro. Una lezione di questo genere, dal taglio oltresì tutoriale, a volte pur ottenendo i giusti risultati, col passar del tempo potrebbe risultare arida ed allontanare l'allievo, soprattutto chi decide a priori di interrompere gli studi musicali una volta terminate le scuole medie. Il formare invece "il gruppo" potrebbe portare nuovi stimoli: i ragazzi scoprono il piacere di suonare insieme, crescono musicalmente, tecnicamente, qualitativamente, hanno modo di vivere il proprio strumento da solista ad orchestrale, ampliano il proprio repertorio, sviluppano una sana competitività, ciascuno si responsabilizza nello studio delle parti perchè ciascuno concorre ad un unico prodotto finale, socializzano, ripropongono l'ambiente " classe" ma in una maniera più libera e serena, insomma sono davvero innumerevoli le argomentazioni a favore della musica d'insieme
Ovviamente anche un lavoro del genere va programmato ed organizzato alla luce delle abilità e delle capacità dei propri allievi e soprattutto in base allo scopo che si vuole raggiungere con tale lavoro, ad esempio presentare un determinato repertorio ancora sconosciuto, affrontare particolari tecniche, affinare la musicalità e via discorrendo. In un lavoro di gruppo da un lato c'è necessità di programmare con cura( vedi ad esempio la scelta del repertorio, la difficoltà tecnica...) dall'altro la capacità di saper mettere tutti i" piani" in discussione! I tempi da noi ipotizzati non sono quelli degli alunni e questo non si può programmare a tavolino! Nelle varie esperienze ho sempre registrato un risultato discreto e più che soddisfacente. Ovviamente si procede a piccoli passi: si insegna la parte a ciascun componente dell' ensamble, si inizia a provare per sezioni partendo da un tempo che non sarà da subito quello finale, si curano gli incastri sonori, si limano e si semplifica se necessario lo spartito. A tal proposito più volte è capitato che gli alunni stessi trovano le soluzioni a loro più congeniali, diventando così fruitori consapevoli. Alla fine di queste sessioni di studio, di prove e dopo la performance finale sono sicura che gli allievi avranno apportato un valore aggiunto all'intero lavoro.
RispondiEliminaQuesto commento è stato eliminato dall'autore.
EliminaCara Assunta,non posso non sottolineare che gli approcci e le procedure descritte ed ampiamente sperimentate da te nell'insegnamento della chitarra,sono a mio parere utilissime per l'apprendimento non solo musicale in relazione a tutti gli aspetti riguardanti la pratica della musica d'insieme,ma anche per quello più propriamente strumentale.La chitarra è uno strumento,come il pianoforte,che può essere utilizzato sia in ambito solistico,sia come strumento accompagnatore,consentendo inoltre all'esecutoredi esprimersi sia in senso armonico che melodico. Creare un ensamble di chitarre favorisce senz'altro negli allievi lo sviluppo di facoltà e attitudini diverse, specifiche dei due diversi approcci,con l'ulteriore vantaggio di fonderle insieme incrementando inoltre negli allievi la consapevolezza riguardo alle possibili diverse modalità d' uso e di espressione del loro strumentoLl'attribuire poi ruoli adeguati alle possibilità,al carattere,al preferenze nel gusto di ciascun allievo,puó valorizzarne il lavoro,favorendo l’ integrazione sociale ed affettiva,quindi lo sviluppo non solo della musicalità ma anche della personalità. I punti deboli li conosciamo:imparare a conoscere ogni singolo allievo,essere consapevoli delle sue possibilità, delle componenti su accennate e legate non solo alle capacità o abilità, ma anche alle problematiche relative all'affettività,la socializzazione,la famiglia,il suo percorso in una determinata classe,e di conseguenza saperlo ben collocare e favorire nel processo di integrazione nel gruppo,è un compito arduo e ci sono fattori extramusicali che non sono facilmente gestibili.Comunque sia,consapevole della tua pluriennale esperienza nell'insegnamento,non posso che incoraggiarti,consapevole di quanto la pratica della musica d'insieme,gestita da docenti con esperienza e competenza,sia sempre altamente formativa.
Eliminahttps://www.scribd.com/doc/265219163/progetto-tirocinio-docx
RispondiEliminaecco il link completo per il mio progetto
Ileana De Santis
EliminaCiao Antonio, trovo che i contenuti e la struttura del tuo progetto siano molto interessanti. In particolare vorrei soffermarmi sull’importanza che dai al ‘qui ed ora’ sia per quanto riguarda l’aspetto ritmico che per l’autoconsapevolezza e la direzione dell’attenzione durante lo studio e la performance. L’essere concentrati , cioè ‘ con il centro’ di sé, infatti è proprio ciò che permette la percezione globale di ciò che si sta facendo , degli obiettivi che si vogliono ottenere, di cosa bisogna fare per ottenere determinati obiettivi. Tutto ciò è ovviamente legato alla propriocezione del corpo e della sfera emotiva, e consente di evitare gli stati d’ansia, una ‘concentrazione artificiosa’, e io aggiungerei la preoccupazione del dover dimostrare a se stesso e al docente le proprie capacità.
È molto utile e pratico poi lo schema che riporti per una risoluzione rapida e efficace delle problematiche che può riscontrare l’alunno. A questo schema si potrebbe inserire l’aspetto della risolutezza a riprovare, qualora la strategia applicata per risolvere un problema non avesse successo, (necessaria soprattutto nella fase di studio in cui il docente non è presente) e la generalizzazione di una strategia individuata per uno specifico problema ad altri contesti e problematiche.
È fondamentale l’importanza che dai alla respirazione, intesa sia come ‘carburante’ per poter suonare che come collegamento tra il corpo e l’emotività e lo spirito. Completerei questo aspetto prestando attenzione a dei feedback guida utili agli alunni in particolare, come ho accennato in precedenza, nelle numerose ore di pratica attuate fuori dal contesto della lezione. Uno di questi può essere proprio la sensazione di benessere legata alla corretta respirazione. In assenza di questa apparentemente banale sensazione infatti l’allievo deve essere consapevole che sta sbagliando qualcosa, a livello di postura o respirazione. Capita spesso infatti che egli in fase di studio non si accorga addirittura del dolore fisico che prova in seguito a errori relativi questi aspetti. Un altro elemento può essere quello di trovare sensazioni fisiche specifiche legate alla corretta respirazione. Il sentire il fresco dell’aria che passa nella trachea per esempio indica che non ci sono ostruzioni muscolari del collo che impediscono all’aria di fluire liberamente; posare le mani sui fianchi permette di percepire come le costole si dilatano e quindi come i polmoni stanno incamerando aria. Ci sono molti altri esempi di cui sei sicuramente a conoscenza e che permettono la percezione di qualcosa che in realtà è impalpabile, come l’aria che compie un percorso all’interno del nostro corpo. Fare in modo che sia l’allievo stesso a esplicitare queste sensazioni sarà sicuramente più efficace.
Trovo sia ottimo l’aspetto legato alla simulazione di una performance e dei processi di mutuo insegnamento previsti all’interno di questa attività.
Ileana De Santis
EliminaCiao Antonio, trovo che i contenuti e la struttura del tuo progetto siano molto interessanti. In particolare vorrei soffermarmi sull’importanza che dai al ‘qui ed ora’ sia per quanto riguarda l’aspetto ritmico che per l’autoconsapevolezza e la direzione dell’attenzione durante lo studio e la performance. L’essere concentrati , cioè ‘ con il centro’ di sé, infatti è proprio ciò che permette la percezione globale di ciò che si sta facendo , degli obiettivi che si vogliono ottenere, di cosa bisogna fare per ottenere determinati obiettivi. Tutto ciò è ovviamente legato alla propriocezione del corpo e della sfera emotiva, e consente di evitare gli stati d’ansia, una ‘concentrazione artificiosa’, e io aggiungerei la preoccupazione del dover dimostrare a se stesso e al docente le proprie capacità.
È molto utile e pratico poi lo schema che riporti per una risoluzione rapida e efficace delle problematiche che può riscontrare l’alunno. A questo schema si potrebbe inserire l’aspetto della risolutezza a riprovare, qualora la strategia applicata per risolvere un problema non avesse successo, (necessaria soprattutto nella fase di studio in cui il docente non è presente) e la generalizzazione di una strategia individuata per uno specifico problema ad altri contesti e problematiche.
È fondamentale l’importanza che dai alla respirazione, intesa sia come ‘carburante’ per poter suonare che come collegamento tra il corpo e l’emotività e lo spirito. Completerei questo aspetto prestando attenzione a dei feedback guida utili agli alunni in particolare, come ho accennato in precedenza, nelle numerose ore di pratica attuate fuori dal contesto della lezione. Uno di questi può essere proprio la sensazione di benessere legata alla corretta respirazione. In assenza di questa apparentemente banale sensazione infatti l’allievo deve essere consapevole che sta sbagliando qualcosa, a livello di postura o respirazione. Capita spesso infatti che egli in fase di studio non si accorga addirittura del dolore fisico che prova in seguito a errori relativi questi aspetti. Un altro elemento può essere quello di trovare sensazioni fisiche specifiche legate alla corretta respirazione. Il sentire il fresco dell’aria che passa nella trachea per esempio indica che non ci sono ostruzioni muscolari del collo che impediscono all’aria di fluire liberamente; posare le mani sui fianchi permette di percepire come le costole si dilatano e quindi come i polmoni stanno incamerando aria. Ci sono molti altri esempi di cui sei sicuramente a conoscenza e che permettono la percezione di qualcosa che in realtà è impalpabile, come l’aria che compie un percorso all’interno del nostro corpo. Fare in modo che sia l’allievo stesso a esplicitare queste sensazioni sarà sicuramente più efficace.
Trovo sia ottimo l’aspetto legato alla simulazione di una performance e dei processi di mutuo insegnamento previsti all’interno di questa attività.
II ATTIVITA' PARTE I
RispondiEliminaLa musica è un’arte ma anche motivo di aggregazione per chi la pratica e per chi l’ascolta. E’ molto importante oggi avvicinare e far entrare nel mondo della musica ragazzi e bambini, a prescindere dallo strumento, per questo vorrei parlare dell’insegnamento della musica, o meglio del flauto traverso nella prima classe della scuola secondaria di primo grado.
L’obiettivo del corso, oltre a dare una completa alfabetizzazione musicale è porre dei traguardi importanti e semplici che devono essere raggiunti da tutti senza però escludere le eccellenze.
Questo insegnamento promuove la formazione globale dell’individuo; realizzando le potenzialità di ciascuno; offre all’allievo l’opportunità di scoprire le proprie attitudini; sviluppare le capacità mnemoniche, espressive e creative; arricchisce culturalmente; fornisce occasioni di integrazione e di crescita anche per gli alunni più svantaggiati per rendere favorevole la socializzazione.
Gli obiettivi da raggiungere: gli allievi devono acquisire la capacità di eseguire (con una corretta postura), memorizzare brevi e semplici brani musicali; devono saper riconoscere semplici forme musicali; distinguere i più comuni strumenti musicali. Il percorso per arrivare agli obiettivi potrebbe anche essere diverso, a seconda dell’allievo che lo affronta tenendo presente le sue potenzialità.
Gli argomenti che verranno affrontati nell’insegnamento del flauto traverso sono i seguenti: corretta postura; respirazione diaframmatica; esercizi di rilassamento; costruzione del flauto; aspetti della notazione musicale (lettura delle note; figure musicali; caratteristiche del suono); tecnica dello strumento (posizione delle dita sul flauto, colpo di lingua); acquisizione, da parte degli alunni, di un metodo basato sull’individuazione dell’errore e della sua correzione; esecuzione individuale di semplici melodie con il sussidio di basi musicali; studio di scale musicali; lettura di brani a prima vista; analisi di un brano a livello musicale.
Alla fine gli allievi dovranno essere in grado di saper eseguire brani di diverso genere e con difficoltà tecniche adeguate al percorso intrapreso. NAUSICA SABETTA
PARTE II
RispondiEliminaPer poter raggiungere gli obiettivi prefissati, utilizzo le seguenti architetture: comportamentale e recettiva – trasmissiva. Nella prima architettura si parte da semplici conoscenze fino ad arrivare a conoscenze più complesse tramite piccole unità collegate tra loro, interagendo con l’allievo quindi dando vita al meccanismo di stimolo – risposta. Esempio: una volta spiegato agli allievi la costruzione del flauto, la tecnica, passo a spiegare la produzione delle singole note. Ad ogni lezione imparano una nota diversa e quando hanno acquistato familiarità e padronanza svolgo delle esercitazioni con le note studiate da eseguire di seguito l’una dopo l’altra. Questo meccanismo può essere applicato anche per la notazione musicale (la scrittura delle note e delle figure musicali).
Il formato relativo a questa architettura è di approccio tutoriale, cioè il modellamento – pratica guidata. Questa strategia si basa su un esempio dimostrativo, cioè l’insegnante dimostra come si suona uno strumento, nel mio caso, faccio vedere praticamente il funzionamento del flauto e gli allievi devono cercare di riprodurre un determinato suono oppure un esercizio. L’insegnante ha anche il ruolo di tutor perché una volta aver fatto vedere il “come si fa”, si passa a “ora prova a farlo tu” e nei vari tentativi da dei consigli e fa delle correzioni.
La seconda architettura si ha quando l’insegnante parla, gli allievi ascoltano e le conoscenze e le abilità si acquistano mediante la trasmissione delle informazioni.
I formati da me utilizzati che possono rientrare nell’architettura trasmissiva (recettiva): la lezione espositiva, anticipativa e metodologica.
Lezione anticipativa: prima di tutto nella prima lezione anticipo, in generale, per sommi capi, il lavoro che ho progettato per loro. Successivamente in ogni incontro presento l’argomento in maniera semplice e anticipando il lavoro che si andrà a svolgere. Ad esempio: se si va ad affrontare lo studio di un brano in cui sono presenti figurazioni ritmiche fino a quel momento mai incontrate, inizierò introducendo la nuova figurazione prima a livello teorico cercando di abbinarla ad un ritmo parlato (es. terzina = parole sdrucciole di tre sillabe) poi dimostro praticamente come deve essere eseguita. Stesso discorso vale per lo studio delle dinamiche (diverse sonorità = piano, forte), prima di applicarle al brano da eseguire, le introduco facendo degli esempi abbinati alla voce (parlare piano, bisbigliare, alzare la voce).
Nella lezione ci sono anche dei tratti di formato espositivo: quando devo presentare lo strumento; spiegare la respirazione diaframmatica; la produzione e le caratteristiche del suono.
Riguardo alla metodologia, do delle indicazioni per lo studio a casa. Ad esempio: lo studio di uno strumento musicale comporta molta pratica ed esercitazione ma non è importante la quantità ma la qualità (un ragazzino può suonare anche tre ore al giorno ma se non è concentrato su quello che sta facendo quelle ore non sono produttive e non farà mai progressi rispetto ad un ragazzino che suonando mezz’ora tutti i giorni ha la consapevolezza di quello che fa). Suggerisco di alternare lo studio teorico all’esercitazione perché penso che non deve esserci divisione tra le “pratiche”. Nell’esercitazione meglio partire da esercizi tecnici come note lunghe, note di attacco, scale musicali passando agli esercizi dei metodi e concludere con lo studio di brani finalizzati a dei saggi, concorsi o prove d’esame. Per lo studio di questi ultimi brani, se c’è un passaggio di note ostico, meglio dividere quel passaggio, studiarlo nota per nota, ripeterlo molte volte piuttosto che suonare il brano da capo a fine. E’ molto importante far capire all’allievo che la costanza e la disciplina portano a buoni risultati e vengono premiate. NAUSICA SABETTA
Il progetto riguarderà contemporaneamente gli alunni di prima, seconda e terza media
RispondiEliminaL'obiettivo da raggiungere é suonare la canzone del sole di Lucio Battisti.
Per cominciare scrivo gli accordi
La maggiore
Mi maggiore
Re maggiore
Mi maggiore
Sotto forma di tablatura.
Il primo passo è mettere le dita sulla tastiera per posizionare gli accordi.
Invece la mano destra deve portare il ritmo.
Ta ta tari tari
Dò ad ogni pennata un nome.
Dico " ta " se la pennata è dall'alto verso il basso e " ri " se la pennata è dal basso verso l'alto.
Ne risulta un esecuzione molto facile da memorizzare.
Ma prima ancora del ritmo faccio eseguire una sola pennata verso il basso: un accordo una pennata . Un altro accordo un'altra pennata con un ritmo molto lento in modo che l'allievo possa memorizzare il giro armonico. Dopo cio, si puo passare al ritmo.
Prima molto lentamente, poi accelerando progressivamente fino al raggiungimento del ritmo proprio della canzone.
Questa è solo la fase strumentale.
Poi si passa alla fase del canto.
Cantare e suonare insieme è un'impresa molto difficile. Passerà un mese fino a che l'allievo riesca a spadroneggiare.
Molto lentamente cerco di far eseguire canto e ritmo. È un'operazione ad ingranaggi. Il canto non inizia direttamente con la musica ma deve entrare in un un particolare momento, operazione molto delicata in cui l'allievo può facilmente desistere dall' impegno . È molto difficile .
Bisogna educare a dare gli accenti giusti: le biò nde trè cce gli ò cchi azzù rri e pòi. ....
Poi far ingranare le sillabe con le pennate, sempre a rallentin.
Dopo questa operazione arriva il risultato quasi per incanto . Ne risulta una grande gratificazione da parte dell'allievo che una volta avviato, come si suol dire, non si ferma più.
Caro collega, credo che la tua proposta progettuale sia molto interessante dal punto di vista educativo-didattico, in quanto concerne come tu hai ben detto,l'associazione sillabico sul ritmo musicale,il che è estremamente produttivo nello sviluppo della memoria a lungo termine, in quanto le melodie si memorizzano facilmente soprattutto in virtù di accenti e similmente sottoforma di "filastrocche". Il tuo metodo semplificativo e a lezione guidata credo sia molto efficace dal punto di vista dell'apprendimento e per quanto concerne il raggiungimento dell'obiettivo; trovo estremamente utile, nonchè psicologicamente educativo,l'idea che questa canzone, o come tante altre, possa essere da esempio ai ragazzi/e nell'ambito sociale; è una strategia, a mio parere, di collaborazione, di socializzazione, di scambi nozionistici "musicalmente piacevoli" verso i quali orienti indirettamente i tuoi allievi! In effetti se è vero che la musica, così come tutte le altre discipline, si pone tra gli obiettivi quello di formare i "futuri cittadini" e soprattutto far sì che le conoscenze e le competenze acquisite a scuola abbiano un valore estrinseco da estendere nella loro realtà, tu da insegnante quale sei,attraverso la tua idea progettuale, sei riuscito a raggiungere non solo L'obiettivo iniziale, ma hai fornito tanti imput che i tuoi ragazzi svilupperanno ed applicheranno anche se il loro percorso musicale si cocluderà con la chiusura della scuola dell'obbligo. Sicuramente si ricorderanno di te, di quello che gli hai insegnato e trasmesso...!
EliminaII attività
EliminaCaro Michele, non ti nascondo che leggendo il tuo progetto ho provato un'ammirazione per la semplicità dell'esposizione e la piacevolezza dello stesso: da un lato non carichi gli alunni di un " ansia da prestazione" dall'altro rispondi esattamente alle loro attese facendoti beffa di tutta la metodologia classica che quasi sempre è alla base dei nostri insegnamenti! è cosa nota che gli alunni che scelgono di suonare la chitarra sicuramente nel loro immaginario pensano di imparare a suonare" quattro accordi" per potersi accompagnare quando si trovano a suonare con gli amici, e tu in questa maniera non li disilludi, i tuoi ragazzi trovano proprio questo! in maniera piacevole vengono catapultati in un nuovo mondo, nonostante questo mi chiedo: in tutti questi anni di lavoro e di esperienza non hai sentito la necessità di affiancare a questa pratica il "classico" percorso di studio del nostro strumento? avrai sicuramente avuto allievi validi che potevano essere indirizzati nel mondo dello studio della chitarra classica piuttosto che da accompagnamento, ovvero affrontare un discorso di tecnica più rigorosa, di programmi che prevedessero lo studio dei " classici " quali Carulli, Giuliani, Sor, Aguado e via discorrendo che aimè, anche se per i ragazzi può sembrare musica "antica" restano sempre e comunque i capisaldi della scuola della chitarra con la C maiuscola! ti chiedo questo perchè spesso nei tuoi interventi hai nominato questo metodo di insegnamento, credo che se pur validissimo sotto l'aspetto della motivazione e del piacere dall'alunno, potrebbe lasciare il fianco scoperto a qualche critica riguardante gli aspetti sopra elencati, questo anche alla luce di ciò di cui abbiamo parlato anche nel corso di metodologia affrontato proprio in questo percorso di tirocinio attivo, più volte infatti, abbiamo sottolineato l'importanza dei programmi da svolgere alle medie proprio perchè in base a tutte le riforme che vivono scuola e conservatorio, la scuola secondaria di primo grado dovrebbe gettare solide basi per permettere una scelta futura. In fondo se guardiamo bene e volendo ricordare il nostro percorso di studi istituzionali in conservatorio, anche nei primi anni di corso,non ci sono mai stati insegnati accordi e canzoni ( purtroppo!). Ovviamente nel caso il tuo programma di lavoro contemplasse anche l'aspetto più metodico dell' insegnamento non considerare la seconda parte del mio intervento!!! con stima una tua collega!
Il progetto che esporrò e che vorrei proporre a scuola, poiché ancora non fatto, riguarda la musica proveniente dalla tradizione africana. Essendo percussionista ed avendo studiato diversi strumenti a percussione non solo classici, il progetto nasce dalla volontà di contribuire, in questo caso, alla divulgazione della cultura africana, puntando sulla possibilità di coglierne alcuni tratti distintivi e caratterizzanti attraverso la musica ed il ritmo.
RispondiEliminaPremessa
Useremo il “djembé” come strumento di crescita. Non essendo il nostro scopo lo studio approfondito della musica tradizionale africana, cercheremo, nella pratica del “djembé”, gli elementi suscettibili di favorire lo sbocciare dell’ Essere, attraverso vari passaggi. Accostarsi alla musica con piacere – non è necessaria alcuna conoscenza del solfeggio; questo fatto entusiasma molti recalcitranti a questa materia spesso considerata noiosa, e permette a tutti di iniziare un’ attività musicale. Praticare un’ attività artistica e fisica – la pratica del “djembé” è fisica. Potrebbe, a ben guardare, essere considerata come un sport: spirito di squadra, necessaria forma fisica, ascolto, concentrazione... La sua pratica unisce dunque le due dimensioni, artistica e sportiva. Rilassare il corpo e lo spirito – La pratica del “djembé” non dovrebbe essere considerata come un semplice scaricarsi delle tensioni accumulate. Può certamente costituire un mezzo di canalizzazione dello stress, ma necessita innanzi tutto di un grande rilassamento fisico e psichico. Il battere sul tamburo, anche se potrebbe apparire talvolta violento, ha bisogno di un corpo e di uno spirito sciolti. Far parlare e liberare il corpo – Il “djembefola” (colui che suona il djembé) dovrà imparare a muovere il proprio corpo. Anche se sono le mani che battono la pelle del tamburo, esse non sono altro che il prolungamento dello spirito e solamente una parte del corpo. Lo spirito dà anima al gesto corretto, ma il ritmo invade poco a poco il corpo che sembra esso stesso dirigere il colpo. Crescita dello spirito – Il “djembefola” svilupperà la memoria attraverso l’ apprendimento delle formule ritmiche. Inoltre, la pratica regolare dello strumento, l’ aiuterà ad ottenere una migliore lateralizzazione dei movimenti, cosa che talvolta può richiedere un lungo apprendimento. Un ritmo non potrà essere bello, se entrambe le mani non parlano lo stesso linguaggio!
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RispondiEliminaProgetto “Laboratorio di percussioni africane”
RispondiEliminaObiettivi
• Conoscenza delle origini del djembe, del djun-djun, e delle rispettive funzioni nell’ espressione musicale della tradizione dell’Africa Occidentale;
• Acquisizione delle tecniche di base per l’utilizzo di uno strumento a percussione (mediante l’ uso diretto delle mani e con l’ uso di bacchette);
• Conoscenza dei principali incastri ritmici della tradizione di origine africana e relativa conoscenza dei significati di natura rituale, religiosa e sociale ad essi abbinati;
• Sviluppo di capacità di relazione e di lavoro in gruppo;
• Sviluppo delle capacità espressive;
• Sviluppo della capacità di coordinazione ritmica;
• Valorizzazione delle caratteristiche personali degli allievi e delle potenzialità musicali e ritmiche da essi possedute;
• Capacità di integrare elementi culturali e musicali provenienti da altri paesi e culture.
Attività e metodologie didattiche
• Il laboratorio di percussioni prevede una metodologia improntata alla partecipazione attiva degli allievi.
• I ragazzi verranno invitati a condividere con il gruppo la loro personale rappresentazione dell’Africa, dei suoi abitanti, dei suoi usi e costumi. Questa socializzazione preliminare ha lo scopo di costruire un linguaggio comune e condiviso che rappresenterà la base per le successive elaborazioni di natura musicale e culturale.
• I ragazzi verranno sollecitati all’ espressione musicale così da poter sperimentare il proprio ritmo.
• La fase tecnica del laboratorio è incentrata sull’acquisizione di elementi di natura corporea/posturale e sull’acquisizione delle tecniche per la produzione dei suoni di base del djembe e del djun djun.
• Successivamente verranno presi in considerazione i ritmi della tradizione. Per ogni ritmo, partendo da quelli più elementari ed immediati, verrà spiegato il significato e mostrata, dagli insegnanti, la corretta esecuzione. Una volta compreso l’incastro ritmico dei vari accompagnamenti, ogni gruppo di allievi verrà invitato a riprodurre un determinato accompagnamento; a questa fase segue l’esecuzione del ritmo completo da parte di tutto il gruppo di allievi.
• Il percorso si concluderà con la composizione di un percorso musicale articolato semanticamente e dallo svolgimento di un saggio finale.
Risorse impegnate nella conduzione del laboratorio
Il laboratorio prevede, se possibile, anche il coinvolgimento di un insegnante esperto e qualificato proveniente dalle aree dell’Africa Occidentale (Senegal).
Spazi e materiali
Ogni allievo dovrà avere a disposizione uno strumento (djembe).
Il laboratorio ha bisogno di uno spazio tipo aula o palestra.
Destinatari
Allievi degli istituti di istruzione sia primaria e secondaria di primo grado.
Tempi e modalità di attuazione
Per l’attività del progetto è previsto un gruppo di massimo 20 allievi.
Se necessario potranno essere attivati più laboratori con una calendarizzazione che permetta la partecipazione al laboratorio di tutti gli allievi interessati.
La durata del laboratorio è articolato in 20 ore/allievo, distribuite in incontri di 1 ora, con cadenza settimanale e realizzati in orario scolastico da gennaio a maggio.
III attività di SONIA DEL SANTO (PAS)
EliminaMi ha colpito, leggendo il tuo progetto, l'esserti soffermato sui ritmi africani.
Sarà ovvio per te percussionista ma non per me arpista.
Il diverso dal melodico mi incuriosisce e completa, il ritmo che rappresenti con il tuo strumento è qualcosa che manca in effetti alla mia arpa.
Ma è pur vero che mentre noi "abbracciamo" l'arpa per suonarla, che diventa un solo corpo con noi esecutori, voi percussionisti avete delle bacchette che vi "protendono" verso il vostro strumento. Per cui il risultato finale corpo-strumento è diverso: voi più liberi di muovervi mentre noi obbligate a stare sedute e tenere in equilibrio uno strumento molto grande. Ciò limita le libertà fisiche per cui danno possibilità differenti agli alunni nel responsabilizzarli o liberarli da responsabilità e lasciarsi andare fisicamente.
Pensavo ad acquisirli in contemporanea per ragazzi DSA : che ne pensi?
Collaborare per integrare normo-dotati e DSA : alternarsi nel suonare e ritmare, improvvisare e ballare. Queste culture africane hanno tanto da ricordarci nella libertà dei movimenti che abbiamo perso con la civilizzazione di cui ci vantiamo! Sarebbe anche un modo per collaborare con altri docenti di altre materie: geografia, storia, attività corporea, esperti esterni.
Il lavoro di gruppo sarebbe l'apice di un' attività dedita a questi ragazzi DSA, che sarebbero coinvolti in toto per il loro sviluppo psico-motorio-sociale, ma aiuterebbe noi altri normo-dotati a recepire altri tempi e ritmi che non noteremmo se non soffermandoci a collaborare con loro, e approfondiremmo anche noi un argomento che è ancora lontano.
Un saluto, e quando deciderai di applicarlo, chiamami per una eventuale collaborazione: ne sarei lieta e onorata.
SONIA DEL SANTO
TERZA ATTIVITA’
EliminaCiao Marco,
Credo che la tua proposta progettuale sia molto interessante in quanto prevede l’integrazione di elementi culturali e musicali provenienti da altri paesi e culture.
I punto di forza che condivido sono quando parli di favorire lo sbocciare dell’ “Essere”
– non è necessaria alcuna conoscenza del solfeggio; questo fatto entusiasma molti recalcitranti a questa materia spesso considerata noiosa, e permette a tutti di iniziare un’ attività musicale.
-Lo spirito dà anima al gesto corretto, ma il ritmo invade poco a poco il corpo che sembra esso stesso dirigere il colpo.
A mio avviso il progetto potrebbe diventare multidisciplinare, in quanto potrebbe essere un punto di partenza per esplorare e approfondire diversi ambiti, come ad esempio, la conoscenza della letteratura africana, dell’arte, della geografia, della storia, degli usi e costumi del continente per condurre gli alunni alla scoperta e consapevolezza di una cultura diversa dalla propria.
Potrebbero essere proiettate delle immagini e filmati dei paesaggi africani per ricreare la giusta ambientazione coinvolgendo diversi canali sensoriali. Come saggio conclusivo, il concerto potrebbe rientrare in una rappresentazione teatrale in cui emergeranno, oltre alla musica e al ritmo, anche gli altri elementi culturali conosciuti grazie al progetto, attraverso ad esempio, la costruzione di scenografie, l’uso di costumi tipici e di dialoghi incentrati sulle tematiche proprie di quei luoghi.
Comunque complimenti per l’idea, ottimo progetto.
1 Parte
RispondiEliminaRipensando ai vari progetti sui quali ho avuto modo di lavorare, vorrei presentare il percorso che più mi sta a cuore intitolato:“ La natura tra suoni e colori nella musica d'insieme e al Pianoforte a 4 mani” rivolto ed applicato al primo ciclo in uno degli Istituti di Scuola Media dove ho lavorato qualche hanno fa.
Premessa/Presentazione
Ascoltando l’ambiente in cui si vive ci si accorge che esiste una grande varietà di suoni che l'uomo da sempre, ascoltando la natura ha cercato di imitare; inizialmente in modo fedele, poi ne comprese la variabilità, e capì che poteva modificarli a seconda della sua volontà, creando “musica”. Ogni produzione sonora dell’uomo e quindi anche ogni espressione musicale, non sono altro che l’interpretazione creativa del linguaggio della Natura, dell’ambiente, delle azioni, dei bisogni, dei sentimenti umani.
Il rapporto “natura- musica “diventa il filo conduttore di questo progetto che partirà dall’origine della musica per poi condurre alla scoperta dell’arte dei suoni come imitazione o celebrazione della natura, con particolare attenzione alla realizzazione di strumenti musicali mutati dall’ambiente naturale.
Propongo dunque un percorso ( diversificato a seconda dei ragazzi) alla scoperta del nostro ambiente e dei suoni che lo caratterizzano, un itinerario per esplorare come la musica ha animato la storia dell’uomo prima dell’avvento della meccanica e dell’elettronica, quando l’interazione tra Uomo e Natura era assoluta.
Uno degli obiettivi educativi da raggiungere sarà dunque quello di avviare i ragazzi/e all’ascolto cosciente dei suoni che ci circondano per migliorare la capacità di discriminazione acustica; essi saranno coinvolti nel suonare e nel ricreare i suoni dell’acqua, dell’aria, della terra e del fuoco, la palude, la jungla, i mondi sotterranei ed i mondi marini,( ad es. soffiando con un bastone bucato in un contenitore pieno d’acqua si può imitare il suono dell’acqua, si possono costruire materiali sonori marini con l’utilizzo delle conchiglie, cozze, pietre, ecc…per ricreare l’ambiente del bosco si possono far ascoltare il rumore delle foglie secche, delle pigne,i vari canti degli uccelli, ecc…; si riproducono al pianoforte i suoni degli elementi naturali attraverso l'uso dei registri: grave-medio-acuto, suonando e/o inventando linee melodiche a 4 mani e/o uniti agli strumenti musicali dei corsi presenti nella scuola).
E' un itinerario che vuole far comprendere quanto sia necessario, emozionante e stimolante far ricreare, interpretare e rivivere il linguaggio naturale ed ambientale attraverso una ricerca divertente e l’uso mirato di adeguati materiali che possono sonorizzare racconti, favole, musical ed altre attività musicali.
Attraverso la sperimentazione, i ragazzi/e scopriranno come, i diversi materiali sonori presenti in natura possono produrre diversi tipologie di suono e come, con questi, si possa formare una vera e propria orchestra…” l’orchestra della natura”.
Inoltre, verrà sottolineata l’importanza della purezza del suono originario prodotto dai diversi materiali naturali per poter prendere coscienza dell’inquinamento acustico e dell’ambiente cittadino favorendo la scoperta dell’ambiente naturale.
Marisa Cifelli
2 Parte
RispondiEliminaA questo progetto verrà affiancato un percorso visivo, o meglio nell’ambito musicale contribuiranno fattori pittorici- ambientali.
Facendo riferimento alle “4 Stagioni” di Vivaldi, non solo i ragazzi ascolteranno e suoneranno le relative musiche corrispondenti alle singole stagioni, ma verranno loro presentati i singoli paesaggi, quindi: Autunno, Inverno, Primavera ed Estate per evidenziarne appunto i colori e gli oggetti ambientali sonoro-visivi , che dovranno a loro volta essere associati ai vari strumenti musicali, ad es. Paesaggio: Autunno: rappresentazione del bosco , il rumore delle foglie che cadono dagli alberi,il suono del vento; oppure i tuoni prima del temporale, il verso della rana, ecc…e quindi: ” a quali degli strumenti musicali si pensa facendo riferimento a questi suoni? Quale è il loro timbro? Come possono essere classificati? A quali colori possono essere associati?Come si possono riprodurre al pianoforte tali suoni? Come si possono affiancare agli altri strumenti musicali? “- ascoltiamo i vari suoni della stagione,improvvisiamo melodie di riproduzione “della natura”, e rapportiamoli alla musica “classica”. Stessa cosa per quanto riguarda per es. la stagione dell’Estate: paesaggio marino, il suono delle onde del mare, il verso dei gabbiani, i suoni degli oggetti marini come le conchiglie, le pietre, i colori presenti, e così continuando per tutte le altre stagioni. Ovviamente molti possono essere gli esempi da riportare ( si potrebbe estendere l'interesse alle musiche di C. Saint- Saëns in particolare”L'Acquario”
tratto dal “Carnevale degli Animali”; in questo caso si suonano i brani, dapprima al pianoforte a 4 mani, e poi gradualmente aggiungendo altri strumenti naturali e non).
Accenno e tento di spiegare, come intendo impostare le mie proposte didattiche relative al Progetto sopracitato attraverso uno schema per meglio illustrare il percorso didattico-musicale:
Autunno
Inverno
Primavera
Estate
I colori dell'Autunno
I colori dell'Inverno
I colori della Primavera
I colori dell'Estate
Associazione degli strumenti musicali ai suoni dell'Autunno
Associazione degli strumenti musicali ai suoni dell'Inverno
Associazione degli strumenti musicali ai suoni della Primavera
Associazione degli strumenti musicali ai suoni dell'Estate
Ascolto: “Autunno” di Vivaldi
Ascolto:”Inverno” di Vivaldi
Ascolto:” La Primavera” di Vivaldi
Ascolto:”L'Estate” di Vivaldi
Esecuzione del brano al Pianoforte
Esecuzione del brano al Pianoforte
Esecuzione del brano al Pianoforte
Esecuzione del brano al Pianoforte
Improvvisazione
Improvvisazione
Improvvisazione
Improvvisazione
Realizzazione di strumenti naturali
Realizzazione di strumenti naturali
Realizzazione di strumenti naturali
Realizzazione di strumenti naturali
La durata del progetto sarà di 25 ore e si articolerà in un incontro da un'ora con cadenza settimanale in orari da concordare con la Scuola nel periodo che va dal mese di Dicembre al mese di Maggio.
Marisa Cifelli
Cara collega marisa cifelli, trovo il tuo progetto estremamente interessante.
RispondiEliminaMi torna alla mente immediatamente la storia del flauto di pan: quando soffiava il vento e la canna di bambù emetteva suoni provocati dal soffio del vento, e quando il personaggio ebbe l'intuizione di costruire delle canne in ordine di lunghezza creando appunto il cosiddetto flauto di pan, cosi come mi ritorna in mente il verso del cuculo in mezzo a un bosco nonché il verso del gufo o il cinquettio delle cinciallegre , una sinfonia di suoni al naturale.
Veramente un gran bel progetto, brava, far riconoscere e interpretare i suoni della natura.
Come non ricordare anche l'opera di prokofiev Pierino e il lupo dove l'autore descrive attraverso l'uso di strumenti musicali il verso degli animali.
La natura ci dà il ritmo : gli alberi di cedro o abete portano un ritmo moderato al soffiare dei venti, lo scorrere delle acque sui sassi dà un ritmo soave.
È un progetto il tuo , marisa, con risorse infinite, dove l'ascoltatore o l'osservatore, in questo caso i tuoi allievi, può trovare negli elementi , ricchezze armoniche, melodiche e conoscitive ai limiti dell'impossibile.
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RispondiEliminaIII ATTIVITA'
RispondiEliminaCiao Assunta,
sono d'accordo nel dare importanza alla musica d'insieme.
I ragazzi, sempre con l'aiuto dell'insegnante, sono più liberi di decidere il percorso da intraprendere per arrivare all'obiettivo finale che è comune a tutti. Ogni allievo in questo modo si responsabilizza, ha un proprio compito e deve impegnarsi molto per arrivare alla meta.
In questa attività si può affrontare meglio e in maniera concreta l'intonazione (non è una cosa semplice soprattutto per gli strumenti a fiato). Un conto è spiegarlo teoricamente e un conto è confrontarsi con la realtà del gruppo. E' efficacie far capire l'importanza di produrre un suono bello e intonato per la riuscita del lavoro. Nel caso del flauto traverso, uno strumento monodico, attraverso la lezione di gruppo si può affrontare anche l'argomento Polifonia. Un altro aspetto interessante è che questa attività diventa un forte momento di aggregazione, socializzazione, oltre alla lezione e può diventarlo anche fuori dalla scuola , i ragazzi possono incontrarsi tra di loro a casa e studiare o almeno provare insieme.
Rimanendo sempre in questo ambito credo che anche l'orchestra ha le stesse caratteristiche. I ragazzi si trovano a contatto anche con ragazzi più grandi e con strumenti diversi. Durante le pause delle prove, spesso mi fermo a guardarli; si scambiano gli strumenti, li provano, li esplorano, spinti dalla curiosità e dalla voglia di apprendere sempre cose nuove. I ragazzi sono anche imitatori e queste attività come dicevi giustamente sono uno stimolo anche a livello tecnico. Se un allievo vede un amichetto suonare una melodia che ha sentito o che gli piace, di sicuro prenderà esempio, proverà ad imitarla oppure cercherà di suonare una canzone che gradisce.
E' vero che la lezione singola a lungo tempo tende a tediare ma ugualmente serve per porre le basi di ciò che si andrà a fare praticamente e collettivamente quindi io alternerei la lezione singola a quella di gruppo anche perchè il ragazzo ha bisogno della giusta attenzione che riceve individualmente. Dico questo perchè recentemente mi è capitato un episodio in merito a questa lezione singola: nel periodo in cui abbiamo intensificato le prove d'orchestra e la musica d'insieme mettendo da parte le lezioni individuali, un ragazzino mi ha chiesto: prof. Ma quando riprenderò a fare lezione da solo? Gli ho spiegato che anche quel tipo di lezione era importante, soprattutto efficacie e che era un modo diverso di apprendere e sperimentare. I ragazzi hanno una vivacità a volte esagerata che crea problemi nella gestione ma avendo una grande forza, pazienza, competenza e amore per quello che fai ci riuscirai alla grande. Ad majora! NAUSICA SABETTA
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RispondiEliminaII e IV attività di SONIA DEL SANTO (PAS)
RispondiEliminaQuest' anno con le classi terze ho voluto soffermarmi sulla musica d' insieme per più arpe.
Per esperienza personale ritengo che il suonare insieme ad altri sia la motivazione più significativa di apprendimento.
Come destinatari del mio progetto ho scelto alunni della classe terza, già padroni della tecnica dello strumento e della teoria musicale.
Avendo stabilito un trio di arpe, ho affidato loro un giro armonico, cioè una successione di accordi, uguale e ripetitiva.
Li ho lasciati poi liberi di sviluppare quegli stessi accordi, in modi diversi ad ogni ripresa, ma mai uguali due volte di seguito.
Hanno così schematizzato su partitura quello che avevano ottenuto ognuno per proprio conto sullo strumento.
Alla prima esecuzione abbiamo registrato ed ascoltato l'effetto cercando di far notare loro dove occorreva apportare cambiamenti per non far risultare uguali e sovrapposti i suoni di due arpe, ma fare in modo che risultassero sempre tre effettistiche diverse ad ogni esecuzione.
A schema fissato, ho dato loro la possibilità di liberarsi di quello schema e a turno fare delle improvvisazioni rimanendo sempre nel tempo del giro armonico. Per svolgere ciò hanno esplorato molto lo strumento, e ricercato minuziosamente il risultato più soddisfacente per loro.
Come punto di partenza, hanno sfruttato molto le registrazioni per studiare improvvisazioni che si basavano su abilità tecniche acquisite negli anni scorsi: scale, arpeggi, ottave, glissati e suoni armonici, educazione dell'orecchio e autocontrollo.
Durante lo svolgimento di ogni lezione settimanale per un quadrimestre intero ho potuto verificare il grado di interesse molto elevato in tutti gli allievi coinvolti, una forte motivazione intrinseca ( la creatività quale realizzazione ed espressione del sè), la ricerca del perfezionamento (approfondimento) e la collaborazione tra loro.
La valutazione terrà conto del livello di partenza di ciascun alunno e dello sviluppo delle abilità (quali lettura, ritmo, tecnica, metodo di lavoro ed espressività), nonchè dell'impegno dell'alunno in tutti i compiti che di volta in volta possono essere assegnati. Terrà conto soprattutto della performance finale, cioè dell'esibizione in pubblico. Penso in futuro di proporre agli alunni di inserire su questa improvvisazione musicale un testo letterario e movimenti fisici e mimici, i quali coinvolgerebbero la collaborazione di altri docenti. Non mi dispiacerebbe!
SONIA DEL SANTO
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RispondiEliminaDANILO SIMEONE, II E IV ATTIVITA'
RispondiEliminaHo inserito la mia idea progettuale contenente i criteri di valutazione su Scribd al link di seguito:
https://www.scribd.com/doc/265781557/Musichi-Amo-La-Classe
Ciao Alessandro Miele, leggendo il tuo progetto trovo numerosi punti di forza che fanno sì che sia facilmente fruibile nelle scuole e che trovi efficacia a livello cognitivo e motivazionale. Innanzitutto è interessante notare quanto il progetto sia attivabile su un’ampia fascia di studenti, che siano facenti parte del corso ad indirizzo musicale o non. Emerge quindi la visione della musica vista come motivo di integrazione e di apertura all’ascolto grazie soprattutto ai brani (che ho avuto modo di ascoltare) di carattere cameristico e orchestrale e all’attuabilità su più strumenti, non solo i quattro canonici presenti. Inoltre, trovo la fase della valutazione oggettiva, valida e trasparente, sebbene manchi una chiarificazione circa le tipologie. Ciò che migliorerei, infatti, è chiarire con terminologie più specifiche se si tratta di valutazione diagnostica, formativa, formativo/sommativa o sommativa. Adotterei infine, tra le finalità, il termine “abilità” piuttosto che “atteggiamenti”, in quanto secondo il mio parere, gli aggettivi “creativi” e “autoanalitici” si riferiscono più alla sfera delle abilità.
RispondiEliminaMaria Miele
Ho avuto problemi con la connessione internet ieri sera, sono riuscita a ripristinarla solo stamattina.