Come concordato nel nostro primo incontro, inserisco qui le domande a
cui rispondere. Ricordo che questa attività è destinata a chi ha
esperienze di insegnamento.
Quale è la sua filosofia dell’insegnamento?
Come insegna?
Che metodologie didattiche utilizza?
Che esperienze con alunni disabili?
È soddisfatto del suo modo di insegnare?
La scadenza per l'inserimento dei commenti è fissata per le ore 24 del 7 marzo.
Non siete ovviamente tenuti a rispettare l'ordine delle domande nell'elaborazione della risposta.
Buon lavoro!
1)Qual è la sua filosofia dell’insegnamento?
RispondiElimina“Tutti possono imparare a suonare la tromba”. “La tromba è uno strumento che non ammette mediocrità”.
La locuzione è possibile esplicarla in questo modo: Tutti possono suonare tutto, ma bisogna vedere come. La scelta è solo direttamente proporzionale all’apprendimento! In poche parole non importa quanti anni hai, quali siano le tue capacità e il livello da cui si parta, l’importante è avere una forte motivazione intrinseca ma, soprattutto, un insegnate capace di coltivarla nel tempo e capace, altresì, di scoprirla e farla emergere.
2)Come insegna?
I metodi di insegnamento che adopero sono molteplici e variano a seconda dell’età. A seconda dell’allievo (o dell’alunno) con il quale vado a relazionarmi, cerco di capire quali siano le dinamiche di apprendimento (predisposizione allo strumento, capacità cognitive, metodiche di apprendimento e capacità mnemoniche) e fatto questo, progetto il mio modus operandi in relazione al soggetto che mi si presenta di fronte. Per semplificare, mi baso molto su testi già scritti e, in caso di necessità particolari, preferisco utilizzare esercizi scritti da me, ma soprattutto, composti “ad hoc” per l’allievo (soprattutto nei casi in cui il soggetto necessiti di tempi maggiori per assimilare le conoscenze presentategli durante le lezioni).
3)Che metodologie didattiche utilizza?
Tenendo per lo più lezioni individuali, la metodologia che utilizzo è quella di far sentire a suo agio l’allievo, impostando la lezione in maniera direttamente proporzionale alle sue capacità. A mio avviso, il miglior metodo da usare è il linguaggio; inteso come strumento di veicolazione delle nozioni. Utilizzando un livello dialettico conforme alle capacità dell’alunno, cerco di trasferire le mie nozioni in maniera non confusionaria e approssimativa.
4)Che esperienze con alunni disabili?
Nell’ambito musicale, spesso mi sono trovato ad assistere a concerti ed esibizioni tenute da ragazzi affetti da autismo, sindrome di Down e iperattività motoria. Purtroppo, ancora non ho avuto il piacere di confrontarmi con essi. Spero che un giorno potrò fare questa esperienza che, sicuramente arricchirà il mio background da insegnate. Conscio che le persone diversamente abili spesso hanno molto da insegnare a chi viene definito “normale”.
5)E’ soddisfatto del suo modo di insegnare?
Sono abbastanza soddisfatto del mio modo di insegnare, anche se la mia esperienza in campo non è così estesa visto che ancora non finisco il mio percorso di studi (tra accademia musicale e scuola statale insegno da circa tre anni). Resto dell’idea che un buon docente è capace di insegnare continuando ad imparare. Spero di riuscire a migliorare i miei metodi di insegnamento e di coltivare la voglia e la passione che mi hanno portato a scegliere questo lungo e tortuoso percorso.
Per me insegnare non è solo un lavoro ma sopratutto una MISSIONE!
Rocco Di Cicco
1)Qual è la sua filosofia dell’insegnamento?
RispondiElimina“Tutti possono imparare a suonare la tromba”. “La tromba è uno strumento che non ammette mediocrità”.
La locuzione è possibile esplicarla in questo modo: Tutti possono suonare tutto, ma bisogna vedere come. La scelta è solo direttamente proporzionale all’apprendimento! In poche parole non importa quanti anni hai, quali siano le tue capacità e il livello da cui si parta, l’importante è avere una forte motivazione intrinseca ma, soprattutto, un insegnate capace di coltivarla nel tempo e capace, altresì, di scoprirla e farla emergere.
2)Come insegna?
I metodi di insegnamento che adopero sono molteplici e variano a seconda dell’età. A seconda dell’allievo (o dell’alunno) con il quale vado a relazionarmi, cerco di capire quali siano le dinamiche di apprendimento (predisposizione allo strumento, capacità cognitive, metodiche di apprendimento e capacità mnemoniche) e fatto questo, progetto il mio modus operandi in relazione al soggetto che mi si presenta di fronte. Per semplificare, mi baso molto su testi già scritti e, in caso di necessità particolari, preferisco utilizzare esercizi scritti da me, ma soprattutto, composti “ad hoc” per l’allievo (soprattutto nei casi in cui il soggetto necessiti di tempi maggiori per assimilare le conoscenze presentategli durante le lezioni).
3)Che metodologie didattiche utilizza?
Tenendo per lo più lezioni individuali, la metodologia che utilizzo è quella di far sentire a suo agio l’allievo, impostando la lezione in maniera direttamente proporzionale alle sue capacità. A mio avviso, il miglior metodo da usare è il linguaggio; inteso come strumento di veicolazione delle nozioni. Utilizzando un livello dialettico conforme alle capacità dell’alunno, cerco di trasferire le mie nozioni in maniera non confusionaria e approssimativa.
4)Che esperienze con alunni disabili?
Nell’ambito musicale, spesso mi sono trovato ad assistere a concerti ed esibizioni tenute da ragazzi affetti da autismo, sindrome di Down e iperattività motoria. Purtroppo, ancora non ho avuto il piacere di confrontarmi con essi. Spero che un giorno potrò fare questa esperienza che, sicuramente arricchirà il mio background da insegnate. Conscio che le persone diversamente abili spesso hanno molto da insegnare a chi viene definito “normale”.
5)E’ soddisfatto del suo modo di insegnare?
Sono abbastanza soddisfatto del mio modo di insegnare, anche se la mia esperienza in campo non è così estesa visto che ancora non finisco il mio percorso di studi (tra accademia musicale e scuola statale insegno da circa tre anni). Resto dell’idea che un buon docente è capace di insegnare continuando ad imparare. Spero di riuscire a migliorare i miei metodi di insegnamento e di coltivare la voglia e la passione che mi hanno portato a scegliere questo lungo e tortuoso percorso.
Per me insegnare non è solo un lavoro ma sopratutto una MISSIONE!
Rocco Di Cicco
Antonio Russo
RispondiElimina(I parte)
La mia attività di docente al momento si svolge esclusivamente nella scuola secondaria di primo grado, in cui sono giunto al terzo anno di insegnamento. Per il secondo anno consecutivo presto servizio in una delle due scuole della mia città, e precisamente nella stessa che ho frequentato da studente Questo fa un certo effetto, visto che tuttora vi insegnano alcuni dei miei docenti, ed uno di essi quest’anno è anche il mio tutor di musica in questo percorso abilitante.
Ritengo che tutti, in un modo o nell’altro, possano e debbano fare delle esperienze musicali, poiché la musica è parte integrante della vita di tutti noi, nei modi più differenti. Credo che essa abbia un enorme valore sociale, aiuta a socializzare ed a formare l’individuo e, in un contesto più grande, sono convinto che la musica sia un valido mezzo alla costruzione di una società migliore, in cui le barbarie ed i conflitti del nostro tempo possano quantomeno diminuire. Ciò premesso, credo che lo studio dello strumento musicale sia un valido spunto per cogliere questi aspetti ed è mio obiettivo facilitare il raggiungimento di essi, in cui le differenti caratteristiche cognitive e sociali di ogni studente siano un’opportunità per includere le diversità e non rappresentino, invece, un ostacolo.
Nel lavorare con i ragazzi cerco di rendere il più possibile motivante l’approccio sia alla musica che allo strumento musicale, cercando di capire cosa li spinge a suonare e come rendere funzionali le indicazioni che fornisco. Per questo ritengo fondamentale il rapporto empatico che si instaura tra docente ed allievo al fine di diminuire il più possibile la distanza dovuta ai differenti ruoli, età, conoscenze e modi di pensare.
Cerco di ridurre al minimo le nozioni teoriche e gli esercizi tecnici ma, man mano che essi si presentano di volta in volta, e per ciò che è nelle mie attuali competenze, cerco di renderli il più possibile funzionali ad un significato musicale. Ad esempio, nelle lezioni d’insieme in cui sono raggruppati allievi di una classe appartenenti allo stesso strumento evito di sottoporre agli alunni esercizi di solfeggio parlato. Cerco piuttosto di presentare queste determinate nozioni teoriche su ritmo, altezza e durata dei suoni, in brani musicali, utilizzando quasi sempre la lezione per svolgere attività di musica d’insieme, che ritengo molto importante per tutta una serie di motivi, primi tra tutti l’opportunità e la necessità di stare insieme agli altri e di confrontarsi. Quando è possibile faccio anche lavorare gli allievi a piccoli gruppi, lasciando che, almeno su una parte dell’attività, possano aiutarsi a vicenda. Questo avviene sia tra alunni di pari grado che tra studenti in cui siano presenti livelli di competenza differenti.
Nelle lezioni individuali, invece, il lavoro è differenziato a seconda delle competenze, attitudini e motivazioni dei singoli studenti. Quando lo ritengo possibile cerco di far arrivare autonomamente l’alunno alla risoluzione di determinati problemi sia tecnici che interpretativi, in base a competenze già raggiunte e ad indicazioni generali fornite.
Da docente non ho avuto finora a che fare con alunni disabili, ma quest’anno tra i miei allievi ho due studenti con disturbi specifici dell’apprendimento. Mentre uno di essi non presenta particolari problemi ma, anzi, si rivela tra i migliori della classe per un buon approccio all’affrontare il disturbo negli anni precedenti e per una forte motivazione che lo spinge a studiare lo strumento musicale, l’altro allievo necessita, invece, di un particolare lavoro individualizzato ed adattato. In questo caso cerco, come già affermato in precedenza, ancor più di rendere al massimo funzionali determinati elementi tecnici ad un senso musicale compiuto, che preferibilmente rientri nel gusto musicale dell’allievo. Questo tipo di lavoro è necessario perché, nel caso specifico, il disturbo certificato va di pari passo con una scarsa propensione e motivazione allo studio.
(II parte)
RispondiEliminaMi ritengo parzialmente soddisfatto del mio modo di insegnare. Man mano che passano i mesi mi accorgo sempre di più di come, insieme ad una formazione teorica, nell’attività di insegnamento sia necessario analizzare, riflettere ed operare in base alle singole situazioni con cui siamo “costretti” ogni volta a confrontarci. Sono appena al terzo anno di insegnamento ma, riflettendo su casi che mi si sono presentati dinanzi nel periodo iniziale e su come casi simili si siano ripresentati ultimamente, mi trovo ad affrontarli in maniera diversa grazie all’esperienza e alla riflessione attuata. Ho detto di essere solo parzialmente soddisfatto perché, ad oggi, dinanzi a diverse situazioni, avverto ancora un senso di inadeguatezza negli strumenti che utilizzo nell’affrontarle o risolverle. Penso di dover ancora approfondire molti aspetti dell’insegnamento, sia dal punto di vista tecnico che relazionale, anche se sto ricevendo diversi feedback positivi per il lavoro svolto che sta dando i suoi frutti e sto ottenendo risconti positivi sia dagli allievi, che dal contesto generale in cui opero.
La mia filosofia d’insegnamento si basa su una semplice affermazione “ l’intonazione non è un opinione”. Il violino , da sempre considerato uno strumento molto difficile nelle prime fasi di apprendimento , può risultare molto più gradevole se si cura questo aspetto fondamentale che non è solo tecnico ma anche estetico . Profondamente collegato ad esso è la ricerca di un bel suono , elemento basilare per una buona esecuzione. Guidare gli studenti in questa direzione porta ad una maggiore consapevolezza del momento esecutivo e in qualche caso alla scoperta di grandi talenti.
RispondiEliminaUn caso particolare, di cui mi capita di parlare ai miei studenti per incoraggiarli, è quello di una bambina di 7 anni, figlia di una pianista ,che aveva intrapreso lo studio del violino da un anno incontrando gravi difficoltà . La madre mi chiese di aiutarla ,e dopo alcune lezioni in cui cambiai il suo approccio al suono e all’intonazione dello strumento, notai dei miglioramenti incredibili; nel giro di 2 anni entrò nella Juniorchestra di S, Cecilia e al secondo anno di Conservatorio. Oggi I. è entrata
all' età di 15 anni, all’Accademia Stauffer con S.Accardo. A volte gli alunni ci riservano grandi sorprese se guidati nella giusta direzione!
Il mio modo d’insegnare è legato alla fascia d’età a cui mi rivolgo ,che generalmente va dai 10 ai 14 anni. Cerco sempre di creare un buon rapporto con l’alunno e di capire quali siano le sue possibilità, spesso mi capita di adeguare dei brani alle sue capacità tecniche e di apprendimento, inoltre ritengo importantissimo l’esempio esecutivo e quando spiego, nei casi in cui è necessario, suono l’esercizio o il brano per aiutare lo studente a dissolvere degli eventuali dubbi prima della fine della lezione. Utilizzo dei testi molto colorati e con illustrazioni per gli alunni dai 4 ai 10 anni, mentre alterno nella fascia d’età della scuola secondaria di primo grado, testi tecnici ad antologie di autori vari. Altro elemento fondamentale nelle lezioni, in particolare di musica d’insieme, è il clima classe al quale bisogna prestare sempre grande attenzione
La studio della metodologia Orff , mi ha consentito di effettuare delle lezioni di propedeutica musicale in una classe di una scuola materna, in cui vi erano due fratellini autistici e una bambina down; questa esperienza mi ha colpito particolarmente in quanto mi ha permesso di confrontarmi con realtà talvolta complesse, che possono diventare motivo di arricchimento personale e di riflessione sia per la classe che per l’insegnante.
Insegnare il violino è un’arte che richiede entusiasmo, dedizione e studio. Durante le mie lezioni mi piacerebbe avere più tempo per riuscire a trasmettere oltre alla passione per la musica anche la consapevolezza che l’Italia è un paese straordinario, che ha creato dei tesori artistici unici al mondo e il violino è uno di questi. Troppo spesso sono concentrata, insieme ai miei colleghi, sui vari saggi e perdo di vista altri aspetti che vorrei riuscire a curare maggiormente. Sono sempre stata esigente con i miei alunni e penso che sia importante cercare di migliorare sempre, anche se a piccoli passi. Spesso mi hanno dato delle dimostrazioni di affetto e di stima, e con piacere incontro alcuni di loro che mi fermano per strada e mi raccontano dei loro studi e dei loro progressi.
Diventare un insegnante efficace è l’obiettivo di chi ama il proprio lavoro, e ha a cuore il futuro dei ragazzi che percepiscono sempre l’importanza che per te ha il loro avvenire.
Roberta Mancini
Antonella Labriola 1/2
RispondiEliminaLa mia esperienza di insegnamento ha avuto inizio quasi quattro anni fa in una scuola secondaria di primo grado che definirei oggi “di confine”. La scuola, la cui sede si presentava ai limiti della fatiscenza, si collocava infatti sulla linea che demarcava la fine di uno dei cosiddetti "quartieri a rischio" della città di Napoli e l’inizio (o viceversa) di un quartiere residenziale fatto di parchi immersi nel verde e ville panoramiche nascoste nella vegetazione. Il mio primo impatto con l’insegnamento, in un contesto tanto complesso dal punto di vista umano e sociale, ha indubbiamente segnato il mio modo di approcciarmi agli studenti e senza dubbio ha istillato in me un’ enorme serie di dubbi e di quesiti su quali fossero le priorità e gli scopi del mio ruolo di insegnante. Avevo a che fare con un’ utenza alquanto diversificata, in una classe, composta quell’anno prevalentemente da femmine, nella quale accanto alle figlie di un noto avvocato o medico , potevano ritrovarsi sedute ragazzine provenienti da famiglie dedite ad attività tutt’altro che lecite. Credo, a distanza di tempo che sebbene quello sia stato l’unico anno in cui ho insegnato in quella scuola tanto difficile, ritrovandomi l’anno successivo, nella roulette russa del precariato, in una scuola di tutt’altro genere, con alunni educati, rispettosi, di “buona famiglia”, aule ben tenute e lavagne multimediali ovunque, che quella che potrei definire come la mia filosofia di insegnamento abbia cominciato a delinearsi proprio in quel primo anno pieno di difficoltà ma anche di grandi soddisfazioni.
Come ho già detto sono al mio quarto anno di insegnamento e credo che in un tempo così relativamente breve sia difficile poter affermare di avere una filosofia di insegnamento ben delineata, direi per lo più che sento di avere delle linee guida e dei principi in continuo mutamento che sembrano di anno in anno, di esperienza in esperienza, aggiustare un poco alla volta il tiro.
Penso che per riuscire ad insegnare efficacemente uno strumento musicale, che sia portatore in sé di una timbrica e di generi molto lontani da ciò che i ragazzi sono abituati a conoscere tramite i media e i multimedia, bisogna suscitare in loro la curiosità di conoscenza. Ecco, la curiosità è punto di partenza, la scintilla che genera l’avvio del motore. Lo scopo che mi prefiggo, prima di tutto il resto, è quello di portare i ragazzi ad innamorarsi del proprio strumento , al di là delle proprie capacità, dei livelli tecnici raggiunti e delle scelte professionali che decideranno di fare nella propria vita. Innamorarsi della timbrica, delle potenzialità, del repertorio del proprio strumento è ciò che animerà tutto il resto. Cerco sempre di instaurare con loro un rapporto che, pur mantenendosi sempre sul rispetto di quella necessaria distanza tra allievo e insegnante, si basi su un rapporto di fiducia e stima reciproca, è fondamentale per me guadagnare la stima dei miei alunni ed è basilare per me nutrire stima in ognuno di loro. Sono convinta del fatto che ogni singolo ragazzo meriti la mia stima, che ognuno possegga delle potenzialità che vanno scoperte e valorizzate, che ognuno possa trovare in sé stesso la forza di volontà e la voglia di superare le sfide, le difficoltà e i momenti di stanchezza o distrazione. Ciò che mi sforzo di fare e non perdere mai la fiducia in loro perché è qualcosa che in un rapporto uno ad uno, come quello che si instaura tra un insegnante di strumento e il suo allievo è qualcosa di immediatamente palpabile. Il mio metodo di insegnamento parte dall’ascolto, un ascolto che sia ascolto degli altri ma anche di sé stessi, un ascolto che porti allo stimolo di una sensibilità che li conduca a sviluppare un proprio gusto nella realizzazione anche soltanto di un singolo suono e a distinguere ciò che è di qualità da ciò che non lo è o lo è di meno.
Antonella Labriola 2/2
RispondiElimina. I supporti di cui mi servo sono metodi di diverso livello, basilari per lo sviluppo di una buona tecnica, affiancati a brani che possano portarli a meravigliarsi delle potenzialità e delle diverse tecniche dello strumento, a brani proposti dagli alunni stessi, spesso più vicini al loro gusto, che talvolta essi stessi sono incoraggiati ad elaborare. Cerco sempre di adattare ogni mia scelta di azione al livello, alle esigenze, all’indole di ogni singolo allievo cercando sempre di evitare sentimenti di frustrazione o ansia. Cerco di instaurare sempre un rapporto di parità tra tutti gli alunni, instaurando un buon clima di classe e facendoli sentire parte di una squadra, anche tramite la condivisione degli strumenti e la musica di insieme.
Non ho purtroppo mai avuto esperienza di insegnamento del mio strumento con alunni disabili ma è una esperienza che troverei senza dubbio molto interessante e costruttiva.
Sicuramente non sarò mai pienamente soddisfatta del mio modo di insegnare perché molte sono ancora le cose che i miei alunni hanno da insegnarmi, con non poco senso di colpa mi sento di affermare che il mio è per ora un lavoro di continua sperimentazione nel rendere sempre più variegato ed efficace il mio metodo di insegnamento cercando nel tempo di affinarne le tecniche e prevederne il risultato in maniera sempre più esatta.
La mia filosofia di insegnamento si basa sul ritenere che nessun caso è talmente “disperato” da non potercela fare. Molto spesso, soprattutto nel nostro ambiente si tende ad escludere i ragazzi “meno portati” da quelli che lo sono di più. Io non sono d’accordo poiché basterebbe dedicare più tempo e dedizione nei confronti dei ragazzi più bisognosi per poter ottenere dei significativi risultati. Io insegno in una scuola pubblica da circa due anni di cui un anno nelle scuole medie ed uno nel liceo musicale. Le esperienze sono state molto diverse tra loro e il mio modo di insegnare si è adattato alle fasce d’età dei ragazzi e alle loro esigenze. In generale comunque, alla base del mio modo di insegnare c’è l’idea di dover necessariamente partire dai ragazzi. Capire che esperienza pregressa posseggono, quali generi musicali ascoltano, quale sia il loro concetto di musica, etc.. Il mio percorso, dunque, inizia attraverso un canale musicale comune, cercando di partire dalla motivazione che li spinge a studiare uno strumento musicale. Nell’insegnare utilizzo molti supporti multimediali (che i ragazzi sentono molto vicini a loro); musica di insieme e da camera (per la forte valenza didattica); studio di brani di vari generi musicali; tecnica mirata. La mia personale esperienza mi rammenta delle tantissime ore trascorse su sterili esercizi di tecnica che sempre più ledevano la mia motivazione e dunque riduco quanto più possibile tale carico. Gestisco il mio lavoro dedicando una parte del tempo alle lezioni frontali con rapporto 1:1 (o 1:2) ed un’altra alle lezioni collettive o a piccoli gruppi. Non utilizzo un solo metodo, ma mi avvalgo di vari testi prendendo da ognuno ciò che in quel momento più mi è necessario; alle volte scrivo direttamente io ai ragazzi degli esercizi mirati. Per quanto riguarda le nozioni teoriche evito di spiegarle passivamente, piuttosto creo con i ragazzi le nozioni necessarie anche attraverso ricerche o esempi.
RispondiEliminaNon mi è mai capitato di lavorare direttamente con alunni disabili per lo studio di uno strumento musicale, ma favorirei il loro ingresso nel corso per le grandi potenzialità che la musica offre come mezzo di espressione e di comunicazione, possibilità di ampliamento delle capacità psichiche e motorie, possibilità di relazione diretta con gli altri anche in caso di deficit relazionali e verbali.
Sono abbastanza soddisfatta del mio modo di insegnare grazie anche al corso che sto frequentando poiché mi ha permesso di dare basi scientifiche al mio lavoro e di avere nuovi spunti ed idee; ritengo comunque che negli anni una maggior esperienza lavorativa possa ancor più rendermi una insegnante efficace e capace, oltre che sicura.
Enza Monaco
Premesso che insegno da circa 5 anni di cui due nelle scuole secondarie di primo grado, devo ammettere che la mia filosofia d’insegnamento è mutata nel tempo.
RispondiEliminaInizialmente, avendo a che fare con ragazzi interessati allo strumento e motivati nello studio, cercavo con pignoleria e serietà di fare arrivare tutti ad un livello tecnico e musicale elevato, tralasciando magari altre cose che invece oggi, alla luce di una differente maturità, reputo di fondamentale importanza.
La mia esperienza d’insegnamento in una scuola media ad indirizzo musicale in Campania, mi ha fatto molto riflettere sulle mie motivazioni all’insegnamento e su quelle che spingono i ragazzi ad intraprendere questa strada.
Oggi, dopo aver avuto a che fare con ragazzi sia di buona famiglia che fortemente disagiati nell’ambito familiare, mi rendo conto che la musica può diventare un’efficace salvavita. Non potrò mai dimenticare la frase del mio amico clarinettista Rocco il quale mi raccontava sempre che se non avesse avuto la musica, sarebbe finito a rubare per strada.
La musica è da me vista non solo come risorsa per il futuro, ma anche come collante sociale. La mia esperienza musicale infatti cominciò proprio oltre vent’anni fa nella banda del paese e da allora rimane sempre la mia più grande passione.
Suonare insieme è un’esperienza collettiva che va oltre il semplice incontrarsi per strada e in una società moderna come la nostra che tende ad isolare i ragazzi, penso sia importante dare loro degli stimoli educativi e divertenti per incontrarsi.
Per insegnare e coinvolgere i ragazzi, mi relaziono efficacemente con loro cercando punti di contatto, argomenti di dialogo e gusti musicali (brani che magari vorrebbero suonare). Tutto ciò ha il pregio di mettere a loro agio i ragazzi e facilita notevolmente la comprensione e l’apprendimento.
Pur svolgendo lezioni individuali con i ragazzi, ho deciso viste le esperienze vissute, di fare lezione in coppie di pressappoco pari livello. Tale metodo cooperativo crea un effetto trainante tra i ragazzi che a fine lezione riescono per emulazione, sia verso di me che del compagno, ad apprendere il brano o lo studio nonostante le difficoltà che avevano riscontrato a casa o la mancanza di tempo per lo studio. Oltretutto, il fare lezione insieme ad un compagno, crea un ulteriore stimolo per la lezione.
Il metodo inteso come libro invece che ho selezionato per loro, è ricco di melodie e di brani facili e progressivi che i ragazzi possono suonare da soli o con una base musicale preregistrata su un cd venduto in allegato al libro. Inoltre recentemente in vista dei saggi e dell’esame finale per i ragazzi di terza, ho aperto un blog in cui posto video, brani e spartiti che servono alla lezione pertanto questo espediente diventa un efficiente sussidio per quando studiano a casa.
Durante la mia esperienza d’insegnamento non ho mai avuto allievi disabili, ma se in futuro ciò dovesse accadere, penso che cercherò di far trovare loro la soddisfazione nel suonare, senza richiedere dove non sia possibile, livelli esecutivi elevati.
L’idea che ho di me come insegnante devo ammettere che è abbastanza positiva. Ho avuto diverse soddisfazioni ma anche qualche difficoltà. Nei momenti più difficili e complessi, quando cioè ci si trova davanti l’allievo problematico, mi sono armato di sana pazienza e ho cercato seppur lentamente le soluzioni ai problemi. Il problema che più di tutti mi ha turbato di recente è il motivare l’allievo capace ma demotivato. Purtroppo il solo talento non basta e nonostante le potenzialità, nessuno riesce ad avere risultati eclatanti, senza dedicarsi allo studio dello strumento il tempo necessario.
La mia rotta per il futuro è quella di cercare stimoli sempre più efficaci per i ragazzi, in modo da farli diventare desiderosi di imparare.
Daniele Galuppo
Miriam Di Marzo 1/2
RispondiEliminaSono professoressa di flauto traverso nella scuola secondaria di primo grado da due anni. L’anno scorso ho insegnato nel Corso ad Indirizzo musicale di un Convitto Nazionale (dove i ragazzi restavano a scuola il pomeriggio fino alle 18), mentre quest’anno sono in servizio in due scuole tradizionali: una di Campobasso e una di Termoli. Questi contesti così vari mi hanno permesso, nel giro di breve tempo, di affrontare tante problematiche e di mettere nel mio bagaglio esperienze importanti a livello didattico e relazionale.
La mia filosofia d’insegnamento si può sintetizzare in quest’idea: se non facilita l’apprendimento, l’insegnante serve a poco! In parole povere credo che l’insegnante debba “portare” effettivamente lo studente oltre l’ostacolo e in questo processo renderlo il più possibile consapevole di ciò che ha fatto, di ciò che è diventato e consapevole delle risorse interne a cui può attingere in futuro per affrontare le difficoltà che comporta lo studio continuativo di uno strumento musicale. Questa affermazione deriva, forse, dall’aver avuto nel mio percorso musicale, sia docenti di altissimo livello, sia docenti mediocri. Il confronto tra di essi e le conseguenze positive/negative che ho sperimentato sulla mia pelle sono state determinanti e mi portano oggi a dire: voglio essere un’insegnante che faciliti l’apprendimento, non che lo ostacoli. Mi sforzo quotidianamente di essere l’insegnante che io stessa vorrei: un’insegnante che sappia interpretare gli stati d’animo dell’alunno, che guardi in un certo senso con i suoi occhi, che eviti di emettere giudizi non costruttivi, utili soltanto ad abbattere l’autostima e ridurre la motivazione.
Le metodologie d’insegnamento che utilizzo sono varie: per le lezioni individuali in genere mi avvalgo sia dei più conosciuti metodi della didattica per flauto, sia di testi nuovi e più moderni, di cui sono sempre alla ricerca nelle librerie specializzate o su internet. Utilizzo molto le risorse del web: immagini, app per il cellulare, siti per scaricare spartiti e video, perché penso che aiuti a rendere la lezione più viva.
Con i ragazzi del primo anno utilizzo due testi ricchi di immagini, di aneddoti e racconti storici sul flauto, con attività di scrittura basate sul gioco e melodie accompagnate da basi musicali, affinché possano sperimentare ben presto il significato di suonare con l’altro. Ai più grandi propongo lo studio di esercizi tratti da metodi più avanzati. La scelta dell’esercizio varia a seconda dell’aspetto tecnico-interpretativo che voglio far potenziare all’alunno.
Mi piace sperimentare. Qualche mese fa ho organizzato una lezione di musica d’insieme abbastanza insolita: ho detto a ciascun alunno di scegliere un brano, cercarne lo spartito a casa su internet, studiarlo ed eseguirlo davanti alla classe. Alla fine delle esecuzioni abbiamo commentato le performance dal punto di vista esecutivo e dal punto di vista emotivo. Si è rivelata una lezione interessantissima, divertente e piena di aspetti su cui riflettere. Quando i tempi lo permettono favorisco il lavoro di gruppo, il lavoro in coppia e l’apprendimento per scoperta. Mi piace osservare i miei alunni “all’opera” e resto sempre stupita di quante cose impari io da loro.
Miriam Di Marzo 2/2
RispondiEliminaNon ho avuto ancora esperienze di insegnamento con disabili ma spero di averne presto. Sarà sicuramente un momento cruciale per me, come persona e come insegnante. Spero di avere la maturità e la preparazione necessaria per affrontare questo delicato e bellissimo compito. Sono convinta che la musica potrebbe giovare moltissimo a questi ragazzi.
Del mio modo di insegnare sono abbastanza soddisfatta, perché globalmente noto che i ragazzi recepiscono i miei suggerimenti e fanno progressi. Nonostante abbia ricevuto feed-back positivi dai genitori e dagli stessi alunni, so che ho ancora tanto da migliorare. Devo perfezionare e codificare il mio agire didattico, ancora molto improntato sulla sperimentazione e sulla ricerca del metodo più efficace e in più credo di dover migliorare su ciò che concerne la motivazione all’apprendimento nei ragazzi con poca attitudine allo studio e in quelli che in gergo sono detti caratteri “difficili”.
1) Qual è la sua filosofia dell’insegnamento?
RispondiElimina2) Come insegna?
Il mio rapporto con la musica inizia per caso, ma procede nel tempo sempre con un unico punto di riferimento: i docenti della scuola secondaria di I grado ad indirizzo musicale nella quale ho iniziato a studiare violino. A prescindere dalle metodologie utilizzate ciò che li caratterizzava, in particolare la docente di violino, era il fatto che si mostrassero a noi studenti come persone appassionate, coerenti e capaci di suscitare l’interesse anche negli studenti meno promettenti. Questo è stato il mio punto di partenza e la mia filosofia di insegnamento si riconduce proprio al fatto che il bravo insegnante sia colui che riesce a stimolare innanzitutto gli allievi peggiori (da un punto di vista didattico), sarebbe troppo facile concentrarsi solo su chi studia e ottiene risultati facilmente. Per me l’insegnamento è una vera e propria sfida. E’ pur vero che il fatto di sentirla come una sfida a volte possa essere visto come una tortura, data la mia pazienza e insistenza per cercare di tirare fuori il meglio da ognuno, in base alle proprie capacità. Noi abbiamo la fortuna di lavorare con una fascia d’età estremamente delicata: i preadolescenti hanno bisogno di attenzioni, comprensione ma anche educazione allo studio e al modo di rapportarsi agli altri, soprattutto viste le numerose condizioni di disagio che molti di loro devono affrontare. Pertanto è fondamentale creare un legame, cosa non difficile vista l’opportunità che abbiamo di insegnare tramite lezioni individuali, ma anche non perdere mai di vista il ruolo di educatori e quindi pretendere sempre il massimo per poter lavorare soprattutto sulla formazione della loro autostima. Ho la fortuna di avere esperienze didattiche varie, dalle lezioni private ad alunni di qualsiasi età alle lezioni teoriche collettive, lezioni al gruppo classe, laboratori per bambini etc. Ciò mi consente di soffermarmi spesso a riflettere su quale sia l’approccio giusto per ognuna di queste situazioni e arrivo alla conclusione che gli studenti capiscono chi siamo e come siamo appena mettiamo piede in un’aula, quindi conviene essere esattamente noi stessi, autentici, veri e soprattutto dedicare loro le nostre attenzioni, perché al minimo calo di interesse anche loro perdono facilmente ogni stimolo ad apprendere.
Valeria Pietrarca
3) Che metodologie didattiche utilizza?
RispondiEliminaIn un periodo in cui la scuola italiana finalmente si sta adattando al cambiamento passando dal sapere al saper fare io mi ritrovo a pieno in questa concezione della didattica. Solitamente la lezione si svolge seguendo un ordine ben preciso: l’ascolto dei brani assegnati per casa, la spiegazione di nuovi argomenti, i brani di musica d’insieme da suonare con l’orchestra della scuola. Però sin dall’inizio ritengo sia importante far interagire gli studenti e indurli al ragionamento. Non mi piace spiegare in maniera prosaica, perché questo non si addice alla musica. Se devo presentare un nuovo argomento sono io a suonare per loro che, tramite procedimento induttivo, devono sforzarsi di capire quale sia la novità da apprendere. Purtroppo non è facile rendere accattivante uno strumento come il violino, che all’inizio è tutto fuorché piacevole da suonare, ma faccio capire loro che dall’inizio possono pretendere un bel suono e una discreta intonazione, ma che diventa anche fondamentale un minimo di impegno a casa. Pertanto abbino esercizi di tecnica (purtroppo imprescindibili) a studietti più divertenti, puntando soprattutto su duetti che possiamo suonare insieme per far capire loro che il bello della musica è proprio questo: suonare con gli altri e condividere emozioni. Quando mostrano problemi relativi all’intonazione cantiamo insieme il brano in questione per abituare le loro orecchie all’ascolto e all’imitazione. Cerco di stimolare inoltre la loro velocità nella lettura con brani a prima vista non studiati a casa, ciò li aiuta molto a prendere consapevolezza dei risultati che possono ottenere nel tempo. Questo vale per ognuno di noi: se sappiamo di ottenere risultati a lungo termine ci scoraggiamo e perdiamo la motivazione. Tutto ciò penso sia fondamentale per renderli indipendenti senza mai perdere di vista l’importanza dell’insegnante come guida e risolutore di problemi.
Valeria Pietrarca
4) Che esperienze con alunni disabili?
RispondiEliminaPurtroppo ho avuto poche esperienze con alunni disabili, le ritengo estremamente significative. Al mio primo anno nella scuola pubblica ho avuto nella classe di violino una ragazzina DSA con gravi problemi legati alla dislessia. Le lezioni con lei erano spesso difficili perché, se da un ragazzo normodotato, anche se svogliato, si può pretendere il massimo, da lei non potevo pretendere di arrivare subito al risultato sperato perché aveva bisogno dei suoi tempi e di superare in qualche maniera le sue difficoltà. Ma lei mi ha insegnato che se si ha davvero la volontà di fare qualcosa si può ottenere tutto nella vita. Io sono sicura del fatto che lei studiasse tantissimo per arrivare al livello dei suoi compagni, ed alla fine dell’anno li ha abbondantemente superati, anche se con il doppio dello sforzo. Purtroppo ogni caso è a sé e risulta fondamentale il ruolo della famiglia che deve essere consapevole della presenza di una difficoltà e deve essere da supporto e collaborativa con gli insegnanti per non fare in modo che la disabilità incida negativamente sull’autostima e la consapevolezza di sé. Ho avuto modo di notare ciò soprattutto durante le ore di tirocinio che ho svolto con un insegnante di sostegno in una scuola secondaria di I grado. L’insegnante inventava di tutto per stimolare e produrre l’apprendimento nei soggetti con disabilità ma il lavoro risultava difficile se non supportato da un sostegno reale a casa.
5) E’ soddisfatto del suo modo di insegnare?
Mi ritengo abbastanza soddisfatta del mio modo di insegnare, ma ogni esperienza didattica mi apre nuovi mondi stimolando la mia voglia di sperimentare cosa funziona di più e cosa funziona di meno. Forse la mia pecca risiede nel fatto di essere troppo insistente a volte, arrivando anche a produrre delle reazioni negli alunni non proprio felici della mia severità. Ma purtroppo questo corrisponde alla mia natura e io non so essere diversamente da come sono, soprattutto con gli studenti, i quali apprezzano molto tutto ciò e hanno sempre mostrato stima e fiducia nei miei confronti. Ho ancora poca esperienza ma spero di continuare sempre con lo stesso entusiasmo dell’inizio cercando di incentrare la didattica sulle esigenze e le qualità degli alunni, che innanzitutto sono delle persone e dei mondi in evoluzione.
Valeria Pietrarca