mercoledì 16 marzo 2016

Quarta attività

Ultimo impegno!Coraggio siamo alla fine! (ma ci attende tutti un nuovo inizio!!!)

Il problema della valutazione è centrale: si tratta di capire se i nostri allievi apprendono. 

La domanda concordata a lezione è la seguente:

come valutate le vostre pratiche didattiche e i vostri studenti? Che metodi utilizzate?

La scadenza per l'inserimento dei commenti è fissata per le ore 24 del 22 marzo.

Non inserirò altri post in questo blog. Un augurio per le festività ormai prossime e in bocca al lupo per tutte le vostre attività!

12 commenti:

  1. Valutare le classi di violino non è un’attività così facile. Molto comunemente si pensa che l’equazione giusta dovrebbe essere performance=voto…tuttavia durante un’esibizione sono molti i fattori che entrano in gioco (emotività, distrazioni, ansia da prestazione) e valutare tutte le competenze acquisite in quei pochi minuti sarebbe a dir poco riduttivo.
    Il mio modo di valutare (tenendo conto del fatto che tutti gli allievi partono con un voto dato dalle prove attitudinali) consiste più che altro in un giudizio, su scala decimale:
    Da 1 a 4 (insufficiente): l’allievo
    • Non segue con regolarità le lezioni;
    • non studia;
    • non partecipa alle attività orchestrali o di musica d’insieme;
    • a lezione si distrae facilmente;
    • in classe non risponde alle correzioni;
    • a casa non studia e non fa progressi: ad ogni lezione si inizia sempre da capo, non è motivato o curioso;
    • non progredisce tecnicamente: mano destra e mano sinistra in posizione sbagliata, qualità del suono scadente, intonazione inesistente, senso del ritmo scarso o nullo.
    Da 5 a 6 (sufficiente): l’allievo
    • segue le lezioni con regolarità;
    • partecipa alle attività orchestrali saltuariamente;
    • a casa non studia;
    • in classe risponde alle correzioni, ma si distrae facilmente;
    • sufficienti progressi tecnici: impostazione dell’arco sbagliata, carenze di intonazione.
    Da 7 a 8 (buono): l’allievo
    • segue le lezioni con regolarità;
    • partecipa a tutte le attività orchestrali;
    • studia a casa in modo costante e continuo;
    • in classe risponde con prontezza alle correzioni;
    • non si distrae durante le lezioni;
    • è incuriosito dagli studi violinistici di anni successivi al proprio;
    • progredisce tecnicamente: buona presa dell’arco, intonazione, articolazione delle dita, senso del ritmo;
    • non controlla ancora bene la propria emotività durante i saggi scolastici.
    Da 9 a 10 (ottimo): l’allievo
    • segue le lezioni con regolarità, e resta a sentire anche le lezioni precedenti e successive alla propria;
    • partecipa a tutte la attività orchestrali suonando anche parti diverse dalla propria;
    • a lezione individua l’errore e si autocorregge; se individua l’errore, ma non sa come fare, applica prontamente la spiegazione dell’insegnante;
    • dà e chiede aiuto ai compagni di corso;
    • è incuriosito da programmi violinistici superiori al proprio anno;
    • ha un’ ottima impostazione tecnica: giusta presa dell’arco, intonazione, vibrato, cambi di posizione, articolazione e colpi d’arco affrontati;
    • ascolta registrazioni o guarda video di violinisti celebri;
    • è motivato ad esibirsi e a studiare a casa in modo costante, continuo e concentrato;
    • durante i saggi scolastici sa gestire la propria emotività, grazie ad uno studio sicuro e ad un’ottima padronanza tecnica.
    Roberta Pranzitelli

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  2. Quando si parla di valutazione, nell'ambito dello strumento musicale, è necessario fare una distinzione. A differenza di quanto accade nei Conservatori, in cui vengono valutate le performance musicali in senso stretto, nei corsi ad indirizzo musicale a scuola è opportuno valutare tenendo conto della performance finale dello studente solo in parte: durante le esibizioni in pubblico, come ad esempio quelle di fine anno scolastico, entrano in gioco numerosi fattori di tipo emotivo che possono influire (perlopiù negativamente) sul risultato finale. La consapevolezza e il controllo emotivo sono infatti delle abilità che i musicisti sviluppano nel corso del tempo. Per la valutazione complessiva in un contesto scolastico terrei conto di questi quattro aspetti:
    - la comprensione del codice musicale: lettura ritmica e teoria musicale;
    - l'abilità pratica strumentale: produzione del suono e intonazione, padronanza tecnica;
    - l'esecuzione musicale: la padronanza dei brani, l'interpretazione e il controllo emotivo;
    - Spirito collaborativo: il livello di collaborazione nelle attività di musica d' insieme.
    Le votazioni vanno indicativamente dal 4/5 al 10 a seconda del grado raggiunto dallo studente in termini di sviluppo di conoscenze e competenze. Personalmente ho sempre odiato il concetto di ʻvotoʼ. Un voto troppo basso rischia di demotivare e mortificare lo studente, un voto troppo alto, parallelamente, potrebbe sviluppare la sua motivazione estrinseca. Questo per non parlare dell'impatto emotivo sugli studenti in situazioni di disparità o incomprensioni di voto. In questo è centrale il ruolo dell' insegnante, che deve fornire continuamente feedback agli allievi, per orientarli verso la strada ideale da seguire per apprendere, e quello di chiarire le modalità di valutazione fin dall'inizio del percorso di apprendimento.
    Vittorio Fatica

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  3. I miei criteri di valutazione si basano sul principio che ogni individuo è diverso e che ogni alunno è portatore di un proprio identikit culturale.
    La fase valutativa è sicuramente una fase estremamente delicata che può influire negativamente o positivamente sul rendimento dell’alunno. Nell’insegnamento della musica inoltre questo argomento si rivela particolarmente delicato proprio per i diversi aspetti della persona di cui si deve tenere conto nella valutazione delle competenze e delle conoscente raggiunte al termine di un percorso didattico. Ogni alunno può distinguersi ad esempio per le diverse conoscenze di partenza, particolari capacità innate, il livello di emotività, la fiducia in sé stesso, gli aspetti caratteriali ecc. Se da un lato quindi ci si può prefiggere degli obiettivi oggettivi, che al più alto grado di una griglia valutativa potrebbero essere la capacità di eseguire un brano dimostrando capacità tecniche e interpretative nonché padronanza della teoria musicale, dall’altro bisogna tenere bene presente che il livello raggiunto da un allievo con un certo talento di partenza potrebbe risultare superiore a quello di un allievo che ha dimostrato anche maggiore impegno e costanza del primo che però non è dotato di quella stessa capacità innata. Come valutare dunque due casi come questi? Io credo che nella valutazione delle diverse fasi che accompagnano l’acquisizione delle competenze necessarie per suonare uno strumento musicale bisogna valutare caso per caso, premiando anche l’impegno e non solo le competenze raggiunte e questo ha un valore aggiunto in un contesto come quello dell’indirizzo musicale nella scuola secondaria di primo grado che non ha uno scopo professionalizzante ma semplicemente formativo.
    E’ sicuramente vero che una valutazione non oggettiva potrebbe apparire agli occhi dell’alunno come ingiusta o non equa e credo che per ovviare a questo sia sempre necessario un confronto con lui riguardo quelli che sono i nostri criteri valutativi, concependo la valutazione educativa come un processo che porti alla costruzione condivisa di valori di riferimento ed obiettivi da raggiungere. Parte dell’apprendimento stesso sarà per l’allievo la capacità di auto valutarsi dimostrando di aver acquisito senso critico, di aver sviluppato un proprio gusto musicale e la capacità di distinguere autonomamente ciò che è corretto da ciò che non lo è. Privilegio quindi una forma di auto-valutazione e co-valutazione derivante da una riflessione meta cognitiva che porti l’allievo, grazie al confronto con il docente e a continui feedback , oltre che all’acquisizione delle specifiche capacità tecniche del caso anche ad una maturazione a livello personale.

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  4. Giudicare un ragazzo e le sue competenze musicali con un numero che va da 1 a 10 è sempre stato un forte limite della nostra didattica ma, dal momento che questo è il sistema in vigore, bisogna adeguarsi.
    Sicuramente bisogna tenere conto di tanti fattori quali la pratica strumentale, le energie impiegate, le competenze acquisite, le conoscenze apprese e la capacità di lavorare in gruppo.
    Tenuto conto che la nostra disciplina dà la possibilità di avere un feedback continuo, non possiamo basare in nostro voto esclusivamente sulla performance strumentale individuale. Nella mia valutazione mi baso anche sulle competenze acquisite nella musica d’insieme (si relazione con il gruppo, ascolta ciò che accade intorno, rispetta il ‘ruolo’ altrui).
    Altro punto molto importante è la velocità di apprendimento. Spesso le contestazioni da parte dei ragazzi si basano sul prodotto finale. Fondamentale è far capire loro che bisogna tener conto anche del percorso e non solo del prodotto.
    In generale comunque, preferisco spiegare ai ragazzi le mie valutazioni e le motivazioni di tali scelte.
    In definita, ho finora utilizzato voti (a cifre tonde) che vanno dal 5 al 10.

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  5. La valutazione, oltre al suo ruolo classico di certificazione dell’apprendimento, assume il fondamentale compito di regolazione dell'azione didattica , che si esplica nella rilevazione di informazioni concernenti il processo di apprendimento, con lo scopo di fornire una base empirica all'assunzione delle decisioni didattiche. I criteri di valutazione che utilizzo per i miei alunni, cambiano a seconda della scuola in cui mi trovo ad operare; infatti utilizzo presso una scuola secondaria di primo grado di Campobasso ,le seguenti votazioni in decimi: insufficiente da 1 a 5, sufficiente 6, soddisfacente 7, buono 8, distinto 9 , ottimo 10,secondo una scala di valutazione datata, introdotta in Italia nel dopoguerra .
    Nella seconda scuola ,di un piccolo paese della provincia invece, utilizzo delle griglie di valutazione secondo il seguente schema:

    Lettura ritmica dei simboli grafici del linguaggio musicale ( teoria e solfeggio )
    • Corretto e preciso Punti 2
    • Parzialmente corretto 1,5
    • Incerto 1
    • Limitato e carente 0,5

    Abilità tecniche / strumentali
    • Correttamente acquisite Punti 2
    • Parzialmente acquisite 1,5
    • Incerte 1
    • Limitate e carenti 0,5

    Comprensione del linguaggio musicale
    • Ottima e attiva Punti 2
    • Buona e corretta 1,5
    • Sufficiente e incerta 1
    • Insufficiente e limitata 0,5

    Interpretazione dei brani musicali
    • Ottima e attiva Punti 2
    • Buona e corretta 1,5
    • Sufficiente e incerta 1
    • Insufficiente e limitata 0,5
    Musica d’insieme
    • Partecipazione ed esecuzione attiva e consapevole Punti 2
    • Partecipazione ed esecuzione buona 1,5
    • Partecipazione ed esecuzione passiva e limitata 1
    • Partecipazione ed esecuzione scarsa e non pertinente 0,5 PUNTI
    Ritengo che questa griglia di valutazione sia molto utile per la comprensione delle abilita’ e delle
    competenze dell’alunno, e sarebbe auspicabile un cambiamento in questa direzione anche nelle altre scuole.

    Roberta Mancini


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  6. La valutazione, oltre al suo ruolo classico di certificazione dell’apprendimento, assume il fondamentale compito di regolazione dell'azione didattica , che si esplica nella rilevazione di informazioni concernenti il processo di apprendimento, con lo scopo di fornire una base empirica all'assunzione delle decisioni didattiche. I criteri di valutazione che utilizzo per i miei alunni, cambiano a seconda della scuola in cui mi trovo ad operare; infatti utilizzo presso una scuola secondaria di primo grado di Campobasso ,le seguenti votazioni in decimi: insufficiente da 1 a 5, sufficiente 6, soddisfacente 7, buono 8, distinto 9 , ottimo 10,secondo una scala di valutazione datata, introdotta in Italia nel dopoguerra .
    Nella seconda scuola ,di un piccolo paese della provincia invece, utilizzo delle griglie di valutazione secondo il seguente schema:

    Lettura ritmica dei simboli grafici del linguaggio musicale ( teoria e solfeggio )
    • Corretto e preciso Punti 2
    • Parzialmente corretto 1,5
    • Incerto 1
    • Limitato e carente 0,5

    Abilità tecniche / strumentali
    • Correttamente acquisite Punti 2
    • Parzialmente acquisite 1,5
    • Incerte 1
    • Limitate e carenti 0,5

    Comprensione del linguaggio musicale
    • Ottima e attiva Punti 2
    • Buona e corretta 1,5
    • Sufficiente e incerta 1
    • Insufficiente e limitata 0,5

    Interpretazione dei brani musicali
    • Ottima e attiva Punti 2
    • Buona e corretta 1,5
    • Sufficiente e incerta 1
    • Insufficiente e limitata 0,5
    Musica d’insieme
    • Partecipazione ed esecuzione attiva e consapevole Punti 2
    • Partecipazione ed esecuzione buona 1,5
    • Partecipazione ed esecuzione passiva e limitata 1
    • Partecipazione ed esecuzione scarsa e non pertinente 0,5 PUNTI
    Ritengo che questa griglia di valutazione sia molto utile per la comprensione delle abilita’ e delle
    competenze dell’alunno, e sarebbe auspicabile un cambiamento in questa direzione anche nelle altre scuole.

    Roberta Mancini


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  7. Quello della valutazione è un problema abbastanza importante nel contesto scolastico, in quanto siamo tenuti ad esprimere dei voti in numeri che vanno da 1 a 10 e che ritengo siano molto limitativi nel considerare il lavoro svolto da un alunno. Personalmente cerco di non valutare esclusivamente il livello di competenze raggiunto dall’allievo, ma considero anche il suo punto di partenza: è differente valutare un ragazzo che ha iniziato a studiare senza aver mai preso uno strumento in mano ed uno che invece ha già studiato per qualche tempo, come talvolta accade. Inoltre tengo conto anche di come vengono raggiunti determinati risultati, poiché ci sono studenti che riescono subito ad afferrare il concetto da apprendere ed altri che invece impiegano più tempo. In questo caso può capitare che chi abbia una maggiore attitudine non si impegni a fondo nello studio, al contrario di chi magari si impegna maggiormente anche senza raggiungere delle competenze, in assoluto, maggiori. Valuto anche il modo di rapportarsi degli studenti sia con me che tra di loro, soprattutto in contesti come la lezione di musica d’insieme divisa per classi o le prove e le performance in orchestra. Ritengo che questo aspetto influisca, oltre che sul voto di condotta, anche su quello specifico in strumento.
    Cerco di evitare di adoperare lo strumento della valutazione come incentivo forzato allo studio. Sono solito, infatti, inserire sul registro soltanto 2 o al massimo 3 voti per quadrimestre, ma spiego agli allievi che quel voto non si basa solo sulla performance di quel giorno, ma tiene conto di tutti fattori sopra enunciati, nonché dello studio delle settimane precedenti.
    Tornando alla valutazione con voti da 1 a 10, devo dire che solitamente, soprattutto nello strumento musicale, a meno che un allievo non sia perennemente assente rischiando il “non classificato”, si evita di dare una votazione minore di 5 nel primo quadrimestre, che viene alla fine portato a 6 negli scrutini di fine anno. Personalmente cerco di creare una diversificazione tra le votazioni dei diversi alunni in base ai criteri esposti, poiché voti livellati o poco differenziati potrebbero demotivare l’impegno di uno studente. Infine, in fase di valutazione, tengo anche conto del fatto che gli alunni di strumento musicale volontariamente hanno deciso di seguire una materia curricolare in più rispetto agli studenti delle altre classi.

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  8. La valutazione, puramente intesa come tale, non può prescindere da feedback. La differenza sostanziale tra i modo di valutazione può essere riscontrata nel concetto di valutazione formativa e valutazione sommativa. La prima è statica e classificatoria, quindi potremmo intenderla come “valutazione classica”; la seconda è molto più complessa e efficace. L’efficacia delle valutazione sommativa, può essere identificata nei metodi “statico e classificatorio”. Nello specifico la valutazione formativa è molto più adeguata poichè riguarda l’insieme delle valutazioni intermedie fornite dall’insegnate all’allievo durante lo svolgimento delle attività didattiche. Un modello didattico è efficace quando fornisce una valutazione formativa durante il processo di apprendimento ed è capace di mettere l’alunno nelle condizioni sufficienti per potersi auto correggere e sviluppare una coscienza critica nel porsi in relazione alla didattica e all’obiettivo da raggiungere. È importante, altresì, per un insegnate predisporre condizioni idonee tali da ricevere feedback costanti che garantiscano una recezione di segnali che chiarifichino il livello di acquisizione degli insegnamenti trasmessi all’allievo; intesi come conoscenze che vanno ad innestarsi nella rete cognitiva del discente. Da parte mia, i metodi da utilizzare e che utilizzo di sovente sono: il Modellamento/pratica guidata; La simulazione e il brain storming.
    Rocco Di Cicco

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  9. Quella della valutazione è stata e sarà sempre una delicatissima questione. Nel mio caso, in quanto docente di strumento musicale, mi scontro anche con un altro problema: cosa valuto? La performance? L’impegno per preparare quella performance? Oppure le due cose insieme? Credo che il primo aspetto per valutare bene sia il saper individuare l’obiettivo di un compito e averlo chiaro in mente quando si deve esprimere in voti o giudizi la qualità di un apprendimento. Per quanto mi riguarda cerco di valutare ogni alunno in base al suo percorso, evitando il più possibile di fare dei confronti. Per la valutazione raccolgo ogni settimana informazioni utili che vanno a confluire nella valutazione di fine quadrimestre espressa con voti da 1 a 10. Questa tipologia non mi soddisfa perché non dà spazio alle sfumature, ma purtroppo mi devo adeguare a ciò che mi viene chiesto dal sistema. Dovendo quindi utilizzare i voti numerici, vado a valutare soprattutto l’impegno a casa e in classe, le presenze e poi la bravura tecnica nell’esecuzione, perché nel contesto della scuola secondaria di primo grado la musica non va intesa come lo è nei conservatori. Lo studio della musica per i nostri ragazzi non è professionalizzante, ma è uno strumento di crescita e di condivisione. In genere il range entro cui oscillano i miei voti va dal voto 6 quando l’impegno è scarso (ho messo solo un 5 finora, ad una ragazza che si assentava sempre) e arriva al 10 quando la prestazione è eccellente. sia il voto alto e sia il voto basso possono generare dei rischi: da una parte l'accrescimento di una motivazione estrinseca, dall'altra la demotivazione. L'unico modo per evitare questo è dialogare continuamente con l'alunno e spiegare di volta in volta come realizzare l'apprendimento prefissato e cosa si valuterà.

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  10. Per quel che riguarda la valutazione nell’ambito dello strumento musicale, ammetto di non attenermi matematicamente ai parametri stabiliti nella programmazione. Questo perché la programmazione non tiene conto sovente delle differenti condizioni di partenza dei discenti con i quali mi rapporto.
    Sono ormai due anni che ho supplenze annuali in posti diversi. Per questo motivo, gli allievi con cui faccio lezione, soprattutto se non sono all’inizio del ciclo secondario d’istruzione, hanno tutti un livello di preparazione differente tra loro e che contrasta con la programmazione.
    Inizialmente, con una lezione diagnostica e con un colloquio informale, analizzo la condizione di partenza degli alunni e le potenzialità per creare poi piani di studio individualizzati. Durante il percorso di apprendimento, valuto vari fattori nel discente, quali crescita musicale, crescita tecnico-strumentale, messa a frutto delle potenzialità, lavoro e curiosità espresse al di fuori dell’ambiente scolastico, capacità comunicativa e motivazione.
    Tali valutazioni, le effettuo durante le lezioni, mentre alla fine del quadrimestre, confronto gli obiettivi raggiunti dall’allievo con gli obiettivi specifici e con la programmazione da raggiungere, per dare un feedback in pagella il più verosimile e motivante possibile.
    Ammetto che più che di voto preferirei parlare di feedback perché dire “voto” lo trovo limitativo. Voto non da l’idea di restituire una valutazione all’allievo per favorirne la crescita. Voto può significare bianco o nero, un numero da inserire in una media per farsi regalare la playstation a Natale. Io solitamente utilizzo feedback che vanno dal 4 al 10 e quest’anno l’ho fatto scegliere agli allievi. Non scendo Mai più in basso del quattro perché a mio avviso contrasta con l’idea ludica del suonare lo strumento.
    Durante un colloquio con i miei allievi, a fine quadrimestre, abbiamo insieme esaminato i risultati raggiunti e ciò che invece andava migliorato. Abbiamo esaminato l’impegno dedicato allo strumento e le presenze a lezione. Alla fine è avvenuto che qualche allievo si sia da solo abbassato il giudizio rispetto a ciò che io pensavo di lui o rispetto a quanto mi avesse proposto. Penso che tale pratica li abbia responsabilizzati e nel momento in cui viene utilizzata, fornisce ai ragazzi la comprensione di essere loro stessi gli unici ad avere in mano le redini del proprio futuro.
    Galuppo Daniele

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  11. La valutazione è un tema fondamentale nella relazione di insegnamento/apprendimento poiché è proprio in questa che si concretizza oggettivamente la relazione asimmetrica tra insegnante ed alunno. In questo senso la valutazione rappresenta anche un esercizio di potere che come tale implica grandi responsabilità. Un’errata valutazione, sia in senso positivo che negativo, può lasciare un segno nella persona difficilmente cancellabile, soprattutto quando si ha a che fare con preadolescenti. In questo senso è importante progettare la valutazione secondo criteri il più possibile oggettivi e poi adattarla in senso formativo/orientativo considerando la situazione complessiva dell’alunno.
    Un punto importante è considerare la valutazione del processo più che del prodotto poiché non è tanto importante a che livello di competenza arriva l’alunno ma da dove parte, dove arriva e come ci arriva. Altra cosa da tenere in considerazione è valutare meno cosa sa l’alunno e più cosa sa fare con quello che sa, nel senso della capacità di generalizzare, trasferire e utilizzare la conoscenza acquisita in contesti reali. Si tratta insomma di valutare le competenze ed è per questo che si parla spesso di valutazione autentica, intesa non come verifica del grado di conoscenze astratte o abilità estrapolate dal contesto d’uso, ma del saper fare in situazione, di saper interagire con la realtà attraverso strumenti sviluppati nell’ambito della relazione di insegnamento/apprendimento.
    L’idea di valutazione autentica porta con sé anche la problematica del bias cioè dei vari condizionamenti che l’insegnante subisce anche inconsciamente in forza di dinamiche difficilmente controllabili quali l’effetto alone e l’effetto pigmalione. Anche per questo motivo è fondamentale progettare la valutazione con una tensione all’oggettività, stabilendo chiaramente cosa si andrà a misurare e in che modo.
    Un altro punto importante è condividere con gli allievi i criteri di valutazione, spiegare cosa e come si valuterà. Ancora meglio sarebbe elaborare questi criteri negoziandoli con gli allievi e sperimentare pratiche di autovalutazione che sono altamente formative ad un livello metacognitivo. Ciò può avvenire più facilmente con alunni adulti e motivati ma forse alcuni esperimenti in tal senso si potrebbero attuare nella classe terza.
    Sicuramente la scala decimale in uso nella scuola non aiuta a tener conto di tutte queste questioni, ancor più quando questa è di fatto ulteriormente ridotta ad una forbice tra il 5 e il 9, come avviene nella maggior parte dei casi nella scuola secondaria di primo grado. Riguardo a ciò credo l’insegnante debba tenere sue rubriche di valutazione in grado di rispondere maggiormente alla complessità della relazione di insegnamento/apprendimento, rubriche da condividere con gli allievi e che poi saranno tradotte, con inevitabile perdita di tutta una serie di informazioni, in un voto, mantenendo però queste informazioni perse, esplicitandole cioè agli allievi.
    Va infine detto che lo stesso insegnante può giovarsi di progettazioni per l’autovalutazione delle proprie pratiche didattiche, creando rubriche di autovalutazione sull’efficacia della propria prassi in relazione agli obiettivi (suscitare apprendimenti significativi, sviluppare competenze) ed ai processi (questioni organizzative e relazionali).
    Davide d'Alò

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  12. Personalmente intendo il termine valutare non nell’accezione di calcolare bensì come considerare attentamente chi è oggetto della valutazione. Ritengo infatti superficiale far riferimento a griglie prestabilite che renderebbero l’attività formativa schematica quanto può esserlo la matematica. La valutazione è data da un insieme (non una mera elencazione o successione) di fattori:
    la presenza alle lezioni; le abilità preesistenti; le conoscenze acquisite; l’assiduità nello studio; la capacità di risolvere situazioni problematiche; la voglia di fare; la motivazione; la capacità di autocorreggersi e autocriticarsi. Come valuto tutto ciò?
    Fosse per me eliminerei tutti questi voti che hanno un effetto spesso demotivante allontanando gli alunni dai contenuti e dagli obiettivi reali dell’apprendimento. Utilizzare voti bassi non è una punizione per l’allievo, bensì una mortificazione per l’insegnante. Se l’alunno fallisce è innanzitutto il docente ad aver fallito prima di lui.
    Questo non vuol dire che la soluzione sia utilizzare voti altissimi per tutti ma cercare di comprendere chi si ha davanti. Perché se un alunno non studia o studia male bisogna indagare per capire quale sia la causa dell’assenza in lui di motivazione. E’ facile fare ricorso solo ad una valutazione sommativa e giudicare il prodotto finale, in fondo se il voto è alto è andato tutto bene, se il voto è basso sarà colpa dell’alunno che non ha studiato abbastanza. Calvani scrive che l’apprendimento può migliorare se gli insegnanti predispongono condizioni idonee affinchè si possano rendere conto di come stanno procedendo gli allievi fornendo loro frequenti e chiari segnali sugli ulteriori passi che devono compiere. E’ il concetto di valutazione formativa, in itinere, che rivoluziona tutto e rende il docente totalmente responsabile del processo di apprendimento. Soprattutto nell’ultimo periodo utilizzo video, audio e qualsiasi modalità che permetta agli alunni di capire cosa sbagliano e cosa correggere per poter migliorare. Trovo ciò molto utile, soprattutto per lavorare sulla loro autostima ed autoefficacia. Ovviamente chi non è disposto ad imparare non assorbirà mai nulla durante questo processo, ma forse vale la pena provare…

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