Come concordato a lezione, la terza attività on line consiste nel rispondere alla seguente domanda:
Nella società
contemporanea le immagini e i suoni stanno acquisendo un ruolo sempre più
importante. Concorda con questa affermazione? Quali ritiene possa essere le
conseguenze in relazione al contesto scolastico in cui opera o andrà ad operare?
La scadenza per l'inserimento dei commentio è fissata per le 24 del 22 marzo prossimo.
Buon lavoro!
La discussione della tesi scritta da me l’anno precedente aveva come titolo: ”La mente: come vedo, come sento, come suono”. Ho scritto una tesi con riferimenti alla psicologia cognitiva (nonché alla metodologia violinistica e alla fisiologia) un po’ perché sono sinestetica fin da piccolissima, un po’ perché mi sono sempre posta una domanda: perché ciò che si vede resta più impresso di ciò che si ascolta?
RispondiEliminaPensavo che probabilmente questo derivasse dal fatto che la memoria iconica durasse di più rispetto a quella ecoica…ma mi sbagliavo! Anche se entrambi questi tipi di memoria fanno parte della memoria sensoriale, quella ecoica dura più di quella iconica (con un rapporto 2-4 secondi a 0,20-2,50 secondi).
Ho fatto questa premessa perché, anche se viviamo in un mondo circondato quasi esclusivamente da suoni, sono sempre le immagini (e la vista) il mezzo che adoperiamo per memorizzare o apprezzare ciò che ci circonda: nei libri ci resta sempre più impressa quella pagina con quella immagine; adoperiamo mappe concettuali per memorizzare argomenti complessi; rimaniamo affascinati dal dipinto o dalla statua vista in quella chiesa o in quel museo…e queste strategie, ma anche questo buon gusto nell’apprezzare l’arte figurativa, appartiene a tutti, non solo a persone colte o ad artisti.
Se pensassimo invece di dover memorizzare un frammento di partitura o di capire e apprezzare un concerto…ma anche più semplicemente di ricordare un determinato posto per i suoni che abbiamo sentito…non potremmo pensare nemmeno a pratiche di esperti del mestiere, perché sarebbe un’impresa ardua anche per loro.
Eppure, come ho scritto in precedenza, viviamo in un mondo circondato da suoni: forse solo se immaginassimo una vita senza la musica della radio, o quella dei supermercati (o ancora dei film e delle pubblicità) o il suono della voce che riconosciamo anche senza guardare la persona, i rumori del traffico…forse solo in questo caso potremmo renderci conto di quanto sia presente il suono nella nostra vita.
Però purtroppo l’educazione all’ascolto e all’orecchio non è così presente nelle scuole: basti pensare al fatto che sono molto più ben strutturate nei piani di studi le materie di educazione tecnica ed educazione artistica rispetto a quella di educazione musicale. Che poi anche il termine educazione musicale lo ritengo banale e riduttivo: la musicalità è presente in tutti gli esseri viventi, indipendentemente dal fatto che si suoni o meno uno strumento.
Ognuno ha un’intonazione della voce, ha un senso del ritmo (il battito del cuore, l’andatura del passo), ha perfino conoscenze musicali innate: le persone riconoscono se un suono è brutto o è bello, se una nota è intonata o stonata.
Quello che non mi spiego è perché nei piani di studio delle scuole non ci sia un’educazione all’udito così come c’è un’educazione all’armonia delle forme e dei colori.
In questo modo ci ritroveremo sempre a combattere con persone che cambiano stazione radio o che non vanno a sentire un concerto “perché la musica è troppo lunga” o perché “non mi piace quella canzone (!)”, ma che rimarranno estasiate dalla Cappella Sistina o dal David o da un Monet…
Se le persone apprezzano solo ciò che hanno imparato a conoscere sarebbe il caso di iniziare ad insegnare ai bambini quanto possa essere bello ascoltare quel suono, quella melodia, quell’opera, mentre si dipinge o si osserva un quadro.
Se i suoni e le immagini confluissero in un’unica sinestesia si creerebbe puro godimento estetico.
Roberta Pranzitelli
Concordo con l’affermazione di una società contemporanea in cui immagini e suoni hanno ormai acquisito un ruolo sempre più importante. Penso che ciò sia dovuto al bombardamento mediatico a cui assistiamo sempre più al giorno d’oggi e che invade ormai insistentemente le nostre vite. Negli ultimi anni ciò è avvenuto con radio e televisione, mezzi di per sé innovativi rispetto a ciò che li precedeva, per finire con internet, che ha ancor più rivoluzionato la comunicazione di massa. Bisogna inoltre dire che questi mezzi sono utilizzati con precisi scopi da parte di chi trasmette messaggi: basti pensare alla funzione della musica diffusa nei supermercati o ai modi più disparati con cui vengono realizzate le pubblicità in televisione, entrambe con lo scopo di incentivare i clienti a comprare. Tutto ciò trova il proprio culmine in internet dove, aprendo una qualsiasi pagina web, in special modo di tipo commerciale, veniamo bombardati da una serie di suoni, immagini, video, frasi ad effetto, create in modo da risultare d’impatto e da catalizzare l’attenzione.
RispondiEliminaProprio a causa di questo bombardamento di informazioni che riceviamo, quasi sempre inconsapevolmente, la nostra mente non è più abituata a prestare attenzione per un periodo più o meno lungo di tempo. Andiamo quindi sempre più incontro alla velocizzazione di tutte le nostre azioni e di ciò che ci ruota intorno, e di conseguenza anche le informazioni che riceviamo devono essere istantanee o della durata di pochi secondi, ed in questo le immagini, molto più dei testi e di video eccessivamente lunghi, rispondono al meglio a questa esigenza.
Tutto ciò ha ovviamente le sue ripercussioni nel contesto in cui operiamo, ossia quello scolastico.
I nostri alunni incarnano perfettamente le conseguenze di quanto detto: li si può ad esempio osservare mentre camminano per strada con le cuffie alle orecchie a sentire musica, mentre guardano sul proprio smartphone le immagini che scorrono su un social network e scrivono messaggi su whatsapp.
Un docente deve quindi considerare tutto ciò quando si trova ad operare nel contesto scolastico, perché la predisposizione mentale e l’attenzione che prestano gli allievi non può essere quella di 20 o 30 anni fa mentre, rispetto ad allora, nella maggior parte dei casi il modo di insegnare è rimasto invariato. Uno studente del nostro tempo si trova, quindi, a passare dal bombardamento di immagini e di suoni che riceve quotidianamente al vedersi porre davanti un libro di tecnica o di esercizi pressoché identico a tanti anni fa.
L’impatto il più delle volte è quindi devastante, se pensiamo che la velocità e la brevità delle informazioni a cui è abituato l’allievo oggigiorno stride con la calma e l’attenzione che richiede lo studio dello strumento musicale.
Diventa allora necessario riformulare le modalità con le quali si insegna, tenendo ben presente le peculiarità e le esigenze dei ragazzi di oggi. In particolare chi insegna deve oggi cercare, e la didattica moderna sta provando a farlo, di sfruttare proprio la potenza delle immagini e dei suoni per ottimizzare le fasi di apprendimento. Si pensi, ad esempio, alle accattivanti soluzioni grafiche oggi adottate per i libri di testo o ai cd ad essi allegati con la riproduzione di basi o degli stessi brani utilizzati. Importantissimo è proprio il repertorio utilizzato che, dovendo essere suonato e quindi ascoltato prima di tutto proprio dagli allievi, necessita di avvalersi di brani che non siano estranei all’universo sonoro conosciuto dagli alunni e che riescano a catalizzare la loro, seppur breve, attenzione.
Concordo pienamente con questa affermazione, in quanto oggi viviamo in una società dominata dai mass media ,il termine media si riferisce a qualcosa che è intermedio, che ‘sta in mezzo’; essi si pongono tra gli esseri umani e tra ciascun individuo e il mondo. I media non sono solo l’insieme dei mezzi attraverso i quali immagini e suoni vengono comunicati tra esseri umani ma anche gli strumenti e i ricettori attraverso i quali il mondo viene posto alla loro portata. Sono, in questo senso, collegamenti e allo stesso tempo elementi divisori, mezzi per mettere in comune i contenuti del mondo e anche mezzi per rendere il mondo di un individuo differente da quello di un altro.
RispondiEliminaVeniamo a contatto con la realtà che ci circonda attraverso i media a tal punto che non possiamo avere realmente accesso a un mondo che non sia mediato. Il mondo in cui viviamo non è solo saturato dai media ma è dentro e fra i media, un mondo che è sostanzialmente costruito attraverso immagini e suoni che lo ampliano, distorcendo in molti casi la realtà. Mai prima d’ora nella storia dell’uomo si è potuto avere accesso, semplicemente volendolo, a così tante storie, canzoni e immagini statiche o dinamiche.
Fin da tenera età, praticamente tutti i bambini interiorizzano il fatto che, in qualche modo, i media sono inestricabilmente ‘prolungamenti di loro stessi’ ed elementi del loro vissuto.
Al giorno d’oggi, la maggior parte dei ragazzi nelle società industrializzate, indipendentemente dal ceto sociale, ha nella sua camera la televisione, la radio, il lettore di compact disc, e altri ne trova sparsi per il resto della casa, oltre alla consolle per i videogiochi e al computer, naturalmente.
La musica si diffonde in negozi, ascensori, ristoranti, bar e la televisione monopolizza l’attenzione nelle sale di aspetto, i giovani crescono aspettandosi di avere sempre a propria disposizione un universo di suoni e di immagini.
Ovunque si trovino, i giovani hanno la possibilità, grazie ai media, di affermare il diritto a superare la costrizione di trovarsi in un determinato luogo e a essere simultaneamente da qualche altra parte; di scegliere da un elenco di attività, divertimenti e contatti; di essere con gli altri, con la loro musica, i loro giochi, le loro voci; di avere sempre a portata di mano la propria colonna sonora; di estendere le proprie esperienze verso il mondo esterno, se non dentro di sé.
In relazione al contesto scolastico, la conseguenza è che i metodi didattici vengono proposti con nuove vesti grafiche vicine ai gusti degli alunni, infatti sono numerosissimi i testi con immagini colorate e per i più piccoli da colorare , che si riferiscono agli argomenti trattati .
Per quanto riguarda lo studio del violino, vengono utilizzati anche dei Cd ,con delle basi su cui poter eseguire i brani proposti dal testo, e nel caso dell’educazione musicale dei Dvd interattivi, utilizzabili tramite Lim, che consentono di apprendere la storia della musica mediante dei test molto curati, sia da un punto di vista grafico che dei contenuti. Sicuramente le istituzioni dovranno dare più spazio alla musica, in tutti gli ordini e gradi di scuola, in quanto oggi rappresenta un elemento fondamentale che accompagna i ragazzi durante la loro crescita.
I docenti dovranno aggiornarsi sulle nuove tecnologie, per entrare nel mondo dei ragazzi e per rendere più efficaci e piacevoli le lezioni.
Roberta Mancini
Concordo pienamente con questa affermazione, in quanto oggi viviamo in una società dominata dai mass media ,il termine media si riferisce a qualcosa che è intermedio, che ‘sta in mezzo’; essi si pongono tra gli esseri umani e tra ciascun individuo e il mondo. I media non sono solo l’insieme dei mezzi attraverso i quali immagini e suoni vengono comunicati tra esseri umani ma anche gli strumenti e i ricettori attraverso i quali il mondo viene posto alla loro portata. Sono, in questo senso, collegamenti e allo stesso tempo elementi divisori, mezzi per mettere in comune i contenuti del mondo e anche mezzi per rendere il mondo di un individuo differente da quello di un altro.
RispondiEliminaVeniamo a contatto con la realtà che ci circonda attraverso i media a tal punto che non possiamo avere realmente accesso a un mondo che non sia mediato. Il mondo in cui viviamo non è solo saturato dai media ma è dentro e fra i media, un mondo che è sostanzialmente costruito attraverso immagini e suoni che lo ampliano, distorcendo in molti casi la realtà. Mai prima d’ora nella storia dell’uomo si è potuto avere accesso, semplicemente volendolo, a così tante storie, canzoni e immagini statiche o dinamiche.
Fin da tenera età, praticamente tutti i bambini interiorizzano il fatto che, in qualche modo, i media sono inestricabilmente ‘prolungamenti di loro stessi’ ed elementi del loro vissuto.
Al giorno d’oggi, la maggior parte dei ragazzi nelle società industrializzate, indipendentemente dal ceto sociale, ha nella sua camera la televisione, la radio, il lettore di compact disc, e altri ne trova sparsi per il resto della casa, oltre alla consolle per i videogiochi e al computer, naturalmente.
La musica si diffonde in negozi, ascensori, ristoranti, bar e la televisione monopolizza l’attenzione nelle sale di aspetto, i giovani crescono aspettandosi di avere sempre a propria disposizione un universo di suoni e di immagini.
Ovunque si trovino, i giovani hanno la possibilità, grazie ai media, di affermare il diritto a superare la costrizione di trovarsi in un determinato luogo e a essere simultaneamente da qualche altra parte; di scegliere da un elenco di attività, divertimenti e contatti; di essere con gli altri, con la loro musica, i loro giochi, le loro voci; di avere sempre a portata di mano la propria colonna sonora; di estendere le proprie esperienze verso il mondo esterno, se non dentro di sé.
In relazione al contesto scolastico, la conseguenza è che i metodi didattici vengono proposti con nuove vesti grafiche vicine ai gusti degli alunni, infatti sono numerosissimi i testi con immagini colorate e per i più piccoli da colorare , che si riferiscono agli argomenti trattati .
Per quanto riguarda lo studio del violino, vengono utilizzati anche dei Cd ,con delle basi su cui poter eseguire i brani proposti dal testo, e nel caso dell’educazione musicale dei Dvd interattivi, utilizzabili tramite Lim, che consentono di apprendere la storia della musica mediante dei test molto curati, sia da un punto di vista grafico che dei contenuti. Sicuramente le istituzioni dovranno dare più spazio alla musica, in tutti gli ordini e gradi di scuola, in quanto oggi rappresenta un elemento fondamentale che accompagna i ragazzi durante la loro crescita.
I docenti dovranno aggiornarsi sulle nuove tecnologie, per entrare nel mondo dei ragazzi e per rendere più efficaci e piacevoli le lezioni.
Roberta Mancini
Nella società contemporanea immagini e suoni sembrano investirci in un flusso continuo facendo di noi fruitori attivi ma anche passivi, attraverso messaggi sonori o visivi presenti sul web ma anche nella vita di ogni giorno. Immagini, video e suoni vengono adoperati continuamente ovunque andiamo come strategia di marketing, dai negozi, ai mezzi pubblici alla strada in generale. Si pensi all’uso che viene fatto della musica per esempio in un grande negozio, laddove viene utilizzata per indurre inconsapevolmente il cliente ad una maggiore permanenza o per trasmettere determinati messaggi riguardanti ad esempio lo stile e la clientela che si desidera attrarre.
RispondiEliminaOltre a questo si pensi alla velocità di fruizione di musica o immagini possibili attraverso l’uso del web, laddove è possibile saltare con una velocità prima impensabile da un ambito all’altro in un nuovo formato del sapere talvolta superficiale e nozionistico che abbraccia però un' enorme vastità di argomenti. Si pensi all’uso dei social network nei quali la comunicazione è fatta perlopiù di messaggi brevi, condivisioni continue di materiali sonori, visivi o testuali la cui fruizione è da un certo punto di vista limitata nel tempo per il continuo sovrapporsi di nuovi input.
Tutto questo, che è massimamente presente nella vita di ogni giorno di ognuno di noi, lo è forse ancor di più nella vita di preadolescenti che si trovano immersi in uno scorrere continuo di suoni, immagini, testi, percezioni, quasi senza filtri, e che si trovano a crescere in una società dominata da informazioni e input basati sulla velocità e l’immediatezza. Rispetto al contesto scolastico questo aspetto è sicuramente da tenere nella massima considerazione perché le metodologie usate e le strategie applicate possano risultare realmente efficaci, in un contesto nel quale la soglia di attenzione è sempre più bassa e necessita, per essere stimolata, di input continui e di un apprendimento che si basi maggiormente sull’esperienza e sulla multimedialità.
Un buon insegnante dovrebbe secondo me volgere questi aspetti a proprio vantaggio, o meglio a vantaggio dell’apprendimento, laddove, sia attraverso l’uso del web, se è vero che il mondo di internet da un lato è costituito da un flusso continuo di informazioni suoni ed immagini, dall’altro rende semplice anche l’approfondimento e la ricerca, e sia di strategie di insegnamento basate su dinamismo, multimedialità e l’interdiscplinarietà.
Si sono assolutamente d’accordo, già con l’avvento di televisione e radio tale questione era stata portata in evidenza, oggi poi con l’avvento di internet il tutto ha assunto una valenza ancora maggiore.
RispondiEliminaPer quanto concerne le immagini per le strade troviamo ovunque cartelloni pubblicitari, poster, schermi con messaggi promozionali; nei locali non manca mai un televisore o un maxischermo.
Non diversa è la situazione dell’universo sonoro. Possiamo analizzarla sia dal punto di vista dei suoni, quindi sottofondi musicali nei supermercati, negli uffici, negli studi, squilli continui di telefoni, messaggi promozionali nei mezzi di trasporto , etc.; sia dal punto di vista dei rumori, traffico sempre più intenso, rumori di cantieri edili, etc..
La nostra vita ormai è chiaramente condizionata dalla presenza continua di immagini e suoni, motivo per cui non possiamo pensare di escludere tale aspetto dalla nostra attività didattica.
Siamo ormai abituati a vedere le nuove generazioni, già dai primi anni di vita, giocare con smartphone, tablet, console e passare ore a guardare la tv o ascoltare/vedere video su YouTube.
Al contrario, difficilmente mi capita di vedere i bambini giocare con i colori e la carta motivo per cui mi sembra ormai evidente non poter escludere i supporti tecnologici dal contesto scolastico.
In questo contesto sembra evidente, come conseguenza, che anche i vecchi supporti cartacei si siano adeguati, difatti i testi scolastici sono sempre più ricchi di immagini e di cd allegati. Stessa cosa dicasi per i metodi specifici per l’indirizzo musicale.
A tali supporti dunque è auspicabile per me affiancare l’uso di applicazioni per smartphone, visione di video su YouTube e utilizzo di programmi di video-scrittura che i ragazzi sentono a loro più vicini.
Grande riflessione richiede anche la scelta del repertorio. Personalmente sono propensa a partire sempre da ciò che ascoltano gli allievi per poi magari portarli, lentamente, ad una letteratura inizialmente più distante dai loro gusti.
Anche i tempi di apprendimento sono cambiati, i ragazzi apprendono molto velocemente oggi, ma per molto meno tempo. Al contrario, lo studio di uno strumento musicale richiede tempo, pazienza e dedizione. Infatti, i risultati spesso non sono immediati, ma visibili anche dopo settimane e mesi .
A conclusione posso dunque dire che mai come in questo momento storico è necessario un ripensamento sulla intera attività didattica.
Nella società contemporanea post moderna ci troviamo a fronteggiare ogni giorno un bombardamento di immagini e suoni che generano delle pericolose conseguenze: silenzio traumatico; negazione della complessità del mondo; possibilità di un’azione limitata; tentativo di dominare il senso di compressione. Si parla infatti di compressione spazio-temporale per sottolineare il cambiamento della concezione di spazio e tempo dovuto all’utilizzo di nuove tecnologie e sistemi di comunicazione che apparentemente ci stringono in una fitta rete di interscambi, facendoci sentire tutti più vicini. In realtà è tutto estremamente fittizio e utilizziamo i mezzi a disposizione per nasconderci dietro uno schermo o dietro la nostra nuova identità, con il rischio di isolarci e non riuscire più a vivere nel mondo reale. Chi paga gli svantaggi di questa situazione sono le nuove generazioni che di fatto conoscono solo questa modalità di confronto e comunicazione. Nel bene e nel male noi, come chi ci ha preceduto, riusciamo ancora a comprendere l’importanza di un rapporto vero, vissuto faccia a faccia o la magia di assistere ad un concerto dal vivo o di vedere opere d’arte con i nostri occhi. Per cui abbiamo capito che la tecnologia non è il fine ma un mezzo per conoscere le mille possibilità che il mondo (tutto) ci offre. Essa non è però sufficiente per fare esperienza diretta delle cose. Ritengo dunque che il compito dell’insegnante sia aiutare gli alunni a districarsi in questa complessità di suoni e immagini, per far comprendere loro che ciò che fa la differenza è proprio la capacità di operare delle scelte e selezionare qualitativamente i contenuti da visualizzare o ascoltare. Viviamo nell’era dell’usa e getta, consumiamo come se non ci fosse un domani, riceviamo migliaia di stimoli musicali e visivi ogni giorno di cui ricordiamo molto poco, perdendo di vista il fatto che sono i nostri valori e le nostre scelte a renderci gli uni diversi dagli altri, speciali. Ecco perché spesso seleziono del materiale o invito gli alunni a ricercare determinati autori, non per forza datati, provando a farli incuriosire e a stimolare la formulazione di concetti e risposte ben argomentati e lontani dai pochi caratteri che utilizzerebbero sui social.
RispondiEliminaNella società contemporanea post moderna ci troviamo a fronteggiare ogni giorno un bombardamento di immagini e suoni che generano delle pericolose conseguenze: silenzio traumatico; negazione della complessità del mondo; possibilità di un’azione limitata; tentativo di dominare il senso di compressione. Si parla infatti di compressione spazio-temporale per sottolineare il cambiamento della concezione di spazio e tempo dovuto all’utilizzo di nuove tecnologie e sistemi di comunicazione che apparentemente ci stringono in una fitta rete di interscambi, facendoci sentire tutti più vicini. In realtà è tutto estremamente fittizio e utilizziamo i mezzi a disposizione per nasconderci dietro uno schermo o dietro la nostra nuova identità, con il rischio di isolarci e non riuscire più a vivere nel mondo reale. Chi paga gli svantaggi di questa situazione sono le nuove generazioni che di fatto conoscono solo questa modalità di confronto e comunicazione. Nel bene e nel male noi, come chi ci ha preceduto, riusciamo ancora a comprendere l’importanza di un rapporto vero, vissuto faccia a faccia o la magia di assistere ad un concerto dal vivo o di vedere opere d’arte con i nostri occhi. Per cui abbiamo capito che la tecnologia non è il fine ma un mezzo per conoscere le mille possibilità che il mondo (tutto) ci offre. Essa non è però sufficiente per fare esperienza diretta delle cose. Ritengo dunque che il compito dell’insegnante sia aiutare gli alunni a districarsi in questa complessità di suoni e immagini, per far comprendere loro che ciò che fa la differenza è proprio la capacità di operare delle scelte e selezionare qualitativamente i contenuti da visualizzare o ascoltare. Viviamo nell’era dell’usa e getta, consumiamo come se non ci fosse un domani, riceviamo migliaia di stimoli musicali e visivi ogni giorno di cui ricordiamo molto poco, perdendo di vista il fatto che sono i nostri valori e le nostre scelte a renderci gli uni diversi dagli altri, speciali. Ecco perché spesso seleziono del materiale o invito gli alunni a ricercare determinati autori, non per forza datati, provando a farli incuriosire e a stimolare la formulazione di concetti e risposte ben argomentati e lontani dai pochi caratteri che utilizzerebbero sui social.
RispondiEliminaNella società contemporanea siamo quotidianamente tempestati da messaggi mediatici. Ciascuno di noi, a prescindere dal contesto familiare di provenienza, possiede dispositivi multimediali che lo tengono continuamente al centro del mondo. I suoni e le immagini hanno acquisito, soprattutto negli ultimi anni, un ruolo centrale. Basti pensare a tutte le strategie di marketing che sfruttano immagini e suoni per invogliare i consumatori a comprare. Quello che acquistiamo nei negozi o nei centri commerciali ha molto spesso poco a che fare con quello che ci serve davvero, e molto con l'immagine del prodotto stesso. Di solito questi, oltre ad essere pubblicizzati di continuo attraverso i media, sono posizionati nei luoghi più comodi e accessibili, più semplici da vedere e da raggiungere. Anche la musica svolge in questo contesto un ruolo importante: spesso le aziende assumono degli "architetti sonori" che si occupano della creazione delle musiche che possano rappresentare in modo efficace il brand. Inoltre, sono stati condotti degli studi per dimostrare come la musica classica svolga una funzione di incentivo alla spesa: questo genere musicale infatti, comunica un senso di ricchezza e spinge ad acquistare. Al contrario, le musiche molto ritmate favoriscono le vendite più veloci e meno care, poiché comunicano un senso di ansia. Nel contesto scolastico l'uso dei suoni e delle immagini ha una valenza molto formativa. Di recente sono state introdotte le LIM: queste lavagne interattive coniugano la forza della visualizzazione e della presentazione tipiche della lavagna tradizionale con le opportunità del digitale e della multimedialità. Lo psicologo e insegnante statunitense Richard E. Mayer ha evidenziato nelle sue opere, come la multimedialità favorisca apprendimenti significativi proprio perché è in grado di creare dei legami tra le diverse sfere sensoriali del soggetto che apprende. L'uso degli strumenti multimediali secondo me, ha anche la funzione di innalzare la soglia dell'attenzione degli studenti, che non si trovano più (finalmente) nella condizione di dover esclusivamente ascoltare per apprendere.
RispondiEliminaSoprattutto nel mio ambito di insegnamento, è molto importante dare giusto peso alle immagini e ai suoni anche perché, la musica è spesso veicolata da questi mezzi. Le note sono immagini e ciò che ne deriva da esse è suono. Dal mio punto di vista, però cerco di non esasperare la cosa, visto che anche i supporti didattici cartacei debbano avere la giusta collocazione nell’ambito di una veicolazione dell’insegnamento. Detto questo, però, non voglio dichiarare che i metodi e le suppellettili scolastiche debbano essere obsolete. La tecnologia, molto spesso, aiuta ad economizzare e ad alleggerire la mole di acquisti che ogni studente deve affrontare all’inizio di ogni anno scolastico, ma inoltre non grava sull’impatto ambientale. L’utilizzo di Pc, Tablet e smartphone migliora innanzitutto la velocità di recupero di materiali didattici specifici (audio, partiture) ma soprattutto fornisce i mezzi per compattare una serie di strumenti tecnici quali, metronomo, accordatori ed intonatori.
RispondiEliminaRocco Di Cicco
Soprattutto nel mio ambito di insegnamento, è molto importante dare giusto peso alle immagini e ai suoni anche perché, la musica è spesso veicolata da questi mezzi. Le note sono immagini e ciò che ne deriva da esse è suono. Dal mio punto di vista, però cerco di non esasperare la cosa, visto che anche i supporti didattici cartacei debbano avere la giusta collocazione nell’ambito di una veicolazione dell’insegnamento. Detto questo, però, non voglio dichiarare che i metodi e le suppellettili scolastiche debbano essere obsolete. La tecnologia, molto spesso, aiuta ad economizzare e ad alleggerire la mole di acquisti che ogni studente deve affrontare all’inizio di ogni anno scolastico, ma inoltre non grava sull’impatto ambientale. L’utilizzo di Pc, Tablet e smartphone migliora innanzitutto la velocità di recupero di materiali didattici specifici (audio, partiture) ma soprattutto fornisce i mezzi per compattare una serie di strumenti tecnici quali, metronomo, accordatori ed intonatori.
RispondiEliminaRocco Di Cicco
Sicuramente la società contemporanea presenta una mole mai sperimentata di immagini e suoni in continuo movimento tra differenti luoghi e soggetti. Se dunque immagini e suoni hanno da sempre svolto un ruolo importante oggi dobbiamo confrontarci con l’estrema varietà a volatilità di queste che sempre più spesso si configurano come contenuti digitali. Se dunque l’importanza di immagini e suoni viene ad assumere un ruolo sempre più importante ciò risulta vero soprattutto in relazione al fenomeno complessivo, cioè alla mole di queste informazioni visive e uditive, che è in costante aumento ed occupa sempre più spazio nelle nostre vite. D’altro canto di fronte a questa mole le singole immagini o suoni finiscono per diventare sempre più deboli o insignificanti, si pone cioè un problema di indistinzione, dispersione e assuefazione. Il valore e la potenza che poteva avere al livello simbolico una foto nella prima metà del XX secolo difficilmente può oggi essere eguagliato da una singola immagine digitale, mentre d’altro canto particolari icone o tipologie di immagini sono costantemente riprodotte a milioni e circolano per il mondo creando per l’appunto immaginari collettivi in grado di assumere più facilmente che un tempo scala planetaria. Oggi ciò che tende a prevalere è insomma la “potenza di fuoco”, cioè la mole di contenuti che si è in grado di veicolare e non tanto la qualità dei contenuti stessi.
RispondiEliminaInoltre, soprattutto nelle nuove generazioni ma non solo, l’immagine è sempre più confusa con l’esperienza diretta e ciò rischia di privare di senso la realtà delle cose. Se infatti già Benjamin ci aveva messo in guardia dall’immagine riprodotta sottolineando la perdita dell’aura nell’opera d’arte, quel particolare intreccio di spazio e tempo che la rende unica proiettandola in una dimensione mitica, ormai siamo in una fase in cui avviene che l’unicità e la pregnanza del reale vengano spesso confuse e banalizzate mettendole sullo stesso piano delle rappresentazioni seriali, rischiamo cioè di non essere più in grado di cogliere l’aura nel mondo che ci circonda e tendiamo a considerare tutto ripetibile, riproducibile, archiviabile e ripescabile a piacimento, in sostanza tutto poco importante.
Ciò non vuol dire che bisogna rifiutare o contrastare la proliferazione delle immagini ma che bisogna dotarsi di nuovi strumenti di analisi e nuove competenze in grado di gestire questa situazione. Ciò è fondamentale soprattutto in ambito scolastico, dove è oggi fondamentale utilizzare la multimedialità, non solo per adattarsi al linguaggio con cui i ragazzi hanno familiarità, ma soprattutto perché nuove generazioni hanno necessità di acquisire in questo campo strumenti di critica, selezione e discriminazione che il loro essere “nativi digitali” non sempre gli permette di avere.
Sicuramente la società contemporanea presenta una mole mai sperimentata di immagini e suoni in continuo movimento tra differenti luoghi e soggetti. Se dunque immagini e suoni hanno da sempre svolto un ruolo importante oggi dobbiamo confrontarci con l’estrema varietà a volatilità di queste che sempre più spesso si configurano come contenuti digitali. Se dunque l’importanza di immagini e suoni viene ad assumere un ruolo sempre più importante ciò risulta vero soprattutto in relazione al fenomeno complessivo, cioè alla mole di queste informazioni visive e uditive, che è in costante aumento ed occupa sempre più spazio nelle nostre vite. D’altro canto di fronte a questa mole le singole immagini o suoni finiscono per diventare sempre più deboli o insignificanti, si pone cioè un problema di indistinzione, dispersione e assuefazione. Il valore e la potenza che poteva avere al livello simbolico una foto nella prima metà del XX secolo difficilmente può oggi essere eguagliato da una singola immagine digitale, mentre d’altro canto particolari icone o tipologie di immagini sono costantemente riprodotte a milioni e circolano per il mondo creando per l’appunto immaginari collettivi in grado di assumere più facilmente che un tempo scala planetaria. Oggi ciò che tende a prevalere è insomma la “potenza di fuoco”, cioè la mole di contenuti che si è in grado di veicolare e non tanto la qualità dei contenuti stessi.
RispondiEliminaInoltre, soprattutto nelle nuove generazioni ma non solo, l’immagine è sempre più confusa con l’esperienza diretta e ciò rischia di privare di senso la realtà delle cose. Se infatti già Benjamin ci aveva messo in guardia dall’immagine riprodotta sottolineando la perdita dell’aura nell’opera d’arte, quel particolare intreccio di spazio e tempo che la rende unica proiettandola in una dimensione mitica, ormai siamo in una fase in cui avviene che l’unicità e la pregnanza del reale vengano spesso confuse e banalizzate mettendole sullo stesso piano delle rappresentazioni seriali, rischiamo cioè di non essere più in grado di cogliere l’aura nel mondo che ci circonda e tendiamo a considerare tutto ripetibile, riproducibile, archiviabile e ripescabile a piacimento, in sostanza tutto poco importante.
Ciò non vuol dire che bisogna rifiutare o contrastare la proliferazione delle immagini ma che bisogna dotarsi di nuovi strumenti di analisi e nuove competenze in grado di gestire questa situazione. Ciò è fondamentale soprattutto in ambito scolastico, dove è oggi fondamentale utilizzare la multimedialità, non solo per adattarsi al linguaggio con cui i ragazzi hanno familiarità, ma soprattutto perché nuove generazioni hanno necessità di acquisire in questo campo strumenti di critica, selezione e discriminazione che il loro essere “nativi digitali” non sempre gli permette di avere.
Il mondo come oggi lo viviamo è pieno di input visivi e sonori. Quando si parla di immagini nel mondo che ci circonda, viene spontaneo idealizzare i cartelloni pubblicitari, le immagini televisive, e le innumerevoli rappresentazioni che circolano in rete.. Viviamo nella civiltà dell’immagine; siamo sommersi dalle immagini. Produciamo noi stessi quotidianamente le immagini con sempre nuovi dispositivi, e le usiamo per le nostre condivisioni e conversazioni. Nonostante questo molte implicazioni delle immagini ci sfuggono. La loro onnipresenza non garantisce accessibilità e comprensione, anzi: come ogni eccesso, finisce per provocare anestesia e perdita del senso. Le immagini sono probabilmente il mezzo più antico di trasmissione materiale di cultura tra gli uomini. Da circa trent’anni a questa parte (in Italia con ritardo), in contrasto con la visione del “mondo come testo scritto” tipica dell’approccio strutturalista-semiotico, gli studiosi hanno iniziato a parlare di svolta iconica per indicare l’attuale prevalenza del visuale in un sempre maggior numero di ambiti della rappresentazione del mondo e della sua conoscenza.
RispondiEliminaCon le immagini si può far tutto. Si può descrivere, sbalordire, spaventare, suscitare emozioni ed empatia, pubblicizzare.
Per quanto riguarda i suoni, va fatto un discorso a parte. I suoni in quanto musica, danno molto più delle immagini un impatto emotivo forte a qualunque rappresentazione. Se si vuole stimolare lo spettatore per qualche ragione, unire alle immagini dei suoni, rende il tutto molto più efficace.
In più c’è da dire che la musica parla direttamente al cuore. Per questa ragione oggi come oggi sentiamo suoni ovunque. Al fine di evocare, di coinvolgere, di divertire, di descrivere.
Le ripercussioni sul contesto scolastico in cui opero di questa evoluzione della comunicazione sono molteplici. I ragazzi fanno molto uso della rete e guardano spesso la televisione. Quindi sono costantemente circondati da suoni e immagini.
Da un lato penso che dietro queste evoluzioni rappresentative, si celino dei pericoli. Quella adolescenziale è un’età di incertezze, di cambiamenti, di suggestionabilità. Per questa ragione, vengono effettuati continuamente studi psicosociali per entrare nelle menti degli adolescenti e indirizzarli a fare ciò che si vuole. Oggi come oggi, nella civiltà del benessere, sono venute meno le necessità di base quali cibo, indumenti etc. perché garantiti più o meno a tutti. Da qui nasce l’esigenza di incrementare il consumismo condizionando le scelte della gente e in primis degli adolescenti. Industrie senza mercato, tramite le immagini e tramite i suoni, fanno leva sulla suggestionabilità dei ragazzi bombardandoli di scene evocative che ne influenzano le scelte, in modo da creare dal nulla degli acquirenti che altrimenti non avrebbero. Anche l’immagine che gli adolescenti danno di se può essere pericolosa. Non sono rari i casi di isolamento dovuti alla fragilità di ragazzi che non riescono ad accettarsi per quello che sono. Per tale ragione si creano delle identità irreali nella rete che perseguono fino ad evitare completamente i contatti con i coetanei.
D’altro canto, nelle immagini che ci circondano possono celarsi anche delle opportunità. Per un ragazzo vedere e sentire un coetaneo suonare uno strumento, che si diverte mentre suona con gli amici, che viaggia per eseguire un concerto in qualche posto bello e attraente per esempio, può motivarlo ad intraprendere la strada della musica.
Tramite video e immagini, un ragazzo può studiare, migliorarsi, capire con facilità cose anche complesse. Sono strumenti dell’apprendimento informale.
Galuppo Daniele
Concordo pienamente che nella società contemporanea le immagini e i suoni stanno acquisendo un ruolo sempre più importante. Tantissime informazioni sono ormai veicolate dalle immagini. Ne sono un esempio gli slogan pubblicitari: di una pubblicità televisiva, prima,si ricordava lo slogan finale, incisivo e sintetico. Ora di un spot rimane impressa l'immagine o la sequenza di immagini, con una tale potenza che si finisce per non far caso nemmeno a quale sia il prodotto pubblicizzato.
RispondiEliminaSiamo quotidianamente bombardati da input visivi e sonori che in larga parte non possiamo scegliere e quindi subiamo. Però la facilità con la quale possiamo reperire materiale audio e video è qualcosa che il genere umano non aveva mai sperimentato nella sua storia. Ogni soggetto ha dunque il compito di selezionare immagini e suoni che possano servirgli nella quotidianeità, senza danneggiarlo. Come docente voglio infatti sottolineare quanto possano essere utili i suoni e le immagini in un contesto di insegnamento. Personalmente in classe mi avvalgo spesso di immagini sul tema della musica: per incuriosire, per spiegare o per domandare, per far ragionare, per divertire. Per introdurre un argomento o per concludere una spiegazione lasciando impresso qualcosa che rimandi sempre a quel concetto.
L'attività di ascolto guidato trovo che sia imprescindibile nell'insegnamento della musica per affinare l'orecchio, per comprendere e distinguere gli stili musicali, i timbri, per creare un proprio gusto musicale, per avere dei modelli di riferimento a cui tendere. E' cura del docente selezionare bene i contenuti sonori da sottoporre agli alunni in base a dei criteri di coerenza e di bellezza. Lasciare agli alunni la scelta è un rischio, a mio avviso, perché esistono piattaforme digitali come youtube in cui non vi è alcun filtro, alcuna censura di materiale inadatto. Vale la regola delle visualizzazioni che purtroppo si basa su meccanismi che nulla hanno a che vedere con la formazione. I contenuti sonori e visivi a mio avviso contengoni in sé un grande potenziale didattico e formativo. Sta al docente il sapersene servire.
Miriam Di Marzo